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	<title>500 anni di esperienze per mare</title>
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		<title>3)  MANUALE PRATICO DELLE MANOVRE</title>
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		<comments>http://patentenautica.clubdelmare.com/2010/07/27/3-manuale-pratico-delle-manovre/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 19:33:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>

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		<description><![CDATA[                                    3) MANUALE PRATICO DELLE MANOVRE
                                        RIDURRE LA VELATURA 
 
Quando il vento rinfresca e l&#8217;imbarcazione supera un certo angolo di
 
sbandamento bisogna ridurre la vela tura, perché la barca rallenta. Le
 
linee d&#8217;acqua di un&#8217;imbarcazione troppo sbandata sono cosi defor­mate
 
da rendere difficile il suo passaggio nell&#8217;acqua, facendola rallenta­re in
 
modo sensibile. Per qualche grado di sbandamento in più, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                    3) MANUALE PRATICO DELLE MANOVRE</p>
<p><strong>                                        RIDURRE LA VELATURA </strong></p>
<p> </p>
<p>Quando il vento rinfresca e l&#8217;imbarcazione supera un certo angolo di</p>
<p> </p>
<p>sbandamento bisogna ridurre la vela tura, perché la barca rallenta. Le</p>
<p> </p>
<p>linee d&#8217;acqua di un&#8217;imbarcazione troppo sbandata sono cosi defor­mate</p>
<p> </p>
<p>da rendere difficile il suo passaggio nell&#8217;acqua, facendola rallenta­re in</p>
<p> </p>
<p>modo sensibile. Per qualche grado di sbandamento in più, si per­de</p>
<p> </p>
<p>facilmente un nodo. La vita a bordo diventa molto scomoda e inol­tre,</p>
<p> </p>
<p>tenendo a riva delle vele troppo grandi rispetto a un vento per il quale</p>
<p> </p>
<p>non sono state previste, rischiate di sformarle.</p>
<p> </p>
<p>Sono questi i veri motivi che fanno ridurre la velatura; non dev&#8217;es­sere</p>
<p> </p>
<p>la paura che l&#8217;attrezzatura ceda. Un&#8217;imbarcazione fatta per naviga­re in</p>
<p> </p>
<p>altura e incontrare qualsiasi tempo deve possedere un&#8217;attrezzatura</p>
<p> </p>
<p>capace di coricarla sull&#8217;acqua senza cedere. Può sempre capitare</p>
<p> </p>
<p>d&#8217;incoc­ciare all&#8217;improvviso un groppo violento, che ci sorprende con</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;imbar­cazione troppo invelata, prima di avere il tempo di ridurre la</p>
<p> </p>
<p>vela. Bi­sogna aver fiducia nella propria attrezzatura, altrimenti si</p>
<p> </p>
<p>passa il tem­po a preoccuparsi e ciò sciuperà tutto il piacere di</p>
<p> </p>
<p>navigare.</p>
<p> </p>
<p>Certe imbarcazioni sopportano lo sbandamento meglio di altre. Cosi,</p>
<p> </p>
<p>un 12 metri SI, imbarcazione molto affinata, raggiungerà la sua</p>
<p> </p>
<p>veloci­tà migliore a un angolo di sbandamento assai alto. n Pen Duick</p>
<p> </p>
<p>VI, im­barcazione di larghezza media, dalle forme dolci ed equilibrate,</p>
<p> </p>
<p>si tro­verà al meglio con uno sbandamento relativamente alto, intorno</p>
<p> </p>
<p>ai 30°. n Pen Duick III, che in proporzione era più largo, con forme di</p>
<p> </p>
<p>scafo a spigolo, sopportava male lo sbandamento e non doveva</p>
<p> </p>
<p>superare 25°.</p>
<p> </p>
<p>La vela tura si riduce diminuendo la superficie della randa di mae­stra</p>
<p> </p>
<p>e di quella di mezzana, e mettendo dei fiocchi sempre più piccoli.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Riduzione delle rande di maestra e di mezzana </strong></p>
<p> </p>
<p>I metodi sono due: i giri di boma e le mani di terzaroli.</p>
<p> </p>
<p>Per arrotolare la vela, il boma dev&#8217;essere a rullino e viene fatto</p>
<p> </p>
<p>ruotare su se stesso sia con un sistema di leva sul perno, sia con un</p>
<p> </p>
<p>ri­duttore a vite senza fine che si aziona con una manovella.</p>
<p> </p>
<p>L&#8217;inconveniente di questo sistema semplice sta nel fatto che, oltre un</p>
<p> </p>
<p>certo numero di giri, si riesce difficilmente a conservare alla vela una</p>
<p> </p>
<p>forma corretta. Infatti, anche se vicino alla trozza è stato previsto uno</p>
<p> </p>
<p>svuotamento che possa immagazzinare la ralinga della vela, esso si</p>
<p> </p>
<p>col­merà presto e la ralinga si arrotolerà su uno spessore maggiore.</p>
<p> </p>
<p>Quindi, si arrotolerà più rapidamente del resto della vela. D&#8217;altra</p>
<p> </p>
<p>parte, mentre la vela si avvolge, si deve ben stendere la caduta verso</p>
<p> </p>
<p>poppa. Poiché la vela è triangolare, la caduta arriva sul boma</p>
<p> </p>
<p>obliquamente e dunque tende ad avvicinarsi all&#8217;albero a mano a mano</p>
<p> </p>
<p>che la andiamo avvolgen­do, trasformando la vela in un vero e proprio</p>
<p> </p>
<p>sacco. Soltanto su piccole imbarcazioni si riuscirà a stendere</p>
<p> </p>
<p>correttamente la caduta verso pop­pa. Perciò si preferisce sempre più</p>
<p> </p>
<p>largamente il sistema di prendere mani di terzaroli. Se il sistema è</p>
<p> </p>
<p>ben concepito, la rapidità della ma­novra è uguale a quella</p>
<p> </p>
<p>dell&#8217;avvolgimento e si conserva sempre una buona forma alla vela.</p>
<p> </p>
<p>Per terzarolare, occorre che alla trozza il boma abbia, parte per parte,</p>
<p> </p>
<p>un robusto gancio.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 119</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Un po&#8217; a poppavia del punto in cui le brancarelle di</p>
<p> </p>
<p>terzarolo scenderanno sul boma, occorre che su quest&#8217;ultimo ci siano</p>
<p> </p>
<p>da una parte una castagnola, dall&#8217;altra una pu­leggia. La borosa di</p>
<p> </p>
<p>terzarolo, dunque, partirà dalla castagnola, passerà nella brancarella</p>
<p> </p>
<p>poi nella puleggia e andrà a un winch che potrà es­sere fissato, a</p>
<p> </p>
<p>volontà, sul boma stesso o sul ponte. A bordo del Pen Duick VI, dopo</p>
<p> </p>
<p>la puleggia, la borosa entra all&#8217;interno del boma e ne esce attraverso</p>
<p> </p>
<p>una puleggia verticale presso la trozza; va poi a un boz­zello fissato a</p>
<p> </p>
<p>pié d&#8217;albero e a un winch situato a proravia di un poz­zetto che si trova</p>
<p> </p>
<p>poco a poppavia dell&#8217;albero.</p>
<p> </p>
<p>Generalmente le borose di terzarolo non sono già inferite sulla vela.</p>
<p> </p>
<p>Non ci sono grossi inconvenienti, nel fatto di averle a posto in</p>
<p> </p>
<p>permanenza; ma, personalmente, preferisco toglierle e rimetterle ogni</p>
<p> </p>
<p>volta. Dei cavetti che sfregano in permanenza lungo la caduta</p>
<p> </p>
<p>rischiano di lo­gorarla un poco.</p>
<p> </p>
<p>Su una grande imbarcazione come il Pen Duick VI si comincerà</p>
<p> </p>
<p>andando a inferire la borosa nella brancarella di terzarolo, montando</p>
<p> </p>
<p>sul boma. Possiamo ugualmente attendere che la drizza sia stata filata</p>
<p> </p>
<p>tan­to da farci avere la brancarella a portata di mano, stando in</p>
<p> </p>
<p>coperta; ma data la forza del vento, la vela sbatte violentemente e,</p>
<p> </p>
<p>tenuto conto delle sue dimensioni sul Pen Duick, riuscire a passare la</p>
<p> </p>
<p>borosa nella sua brancarella diventa una piccola battaglia.</p>
<p> </p>
<p>Data volta la borosa alla sua castagnola, si fila la drizza e mentre la</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 121</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>vela scende si recupera la borosa. La brancarella di mura della benda</p>
<p> </p>
<p>di terzaroli, quando è arrivata all&#8217;altezza del boma, si mette in uno dei</p>
<p> </p>
<p>ganci della trozza. Spesso occorre far uscire dalla rotaia uno o due</p>
<p> </p>
<p>gar­rocci vicino alla brancarella.</p>
<p> </p>
<p>Allora si ala la borosa e si torna a cazzare la drizza. Si borda la scotta.</p>
<p> </p>
<p>Resta solo da stra filare; ma la vela a questo punto sta già por­tando</p>
<p> </p>
<p>normalmente. Lo strafilaggio serve soltanto a serrare la tela della</p>
<p> </p>
<p>mano di terzaroli.</p>
<p> </p>
<p>Per levare i terzaroli, basta mollare lo strafilaggio e allascare la driz­za</p>
<p> </p>
<p>quel tanto che permetta di liberare dal gancio la brancarella di mura;</p>
<p> </p>
<p>poi issare di nuovo la vela filando la borosa man mano, e rimettendo i</p>
<p> </p>
<p>garrocci che erano stati tolti.</p>
<p> </p>
<p>Un amantiglio è utile per queste manovre?</p>
<p> </p>
<p>No, a mio parere, se si è in parecchi a manovrare. A bordo del Pen</p>
<p> </p>
<p>Duick non ho mai avuto amantigli, eccetto per navigare in solitario,</p>
<p> </p>
<p>nel qual caso ne metto uno per la randa. Infatti, quando si fila la</p>
<p> </p>
<p>drizza, non c&#8217;è nessuno che possa incaricarsi di recuperare la borosa</p>
<p> </p>
<p>oppure la scotta al fine di far venire il boma sul ponte nel punto</p>
<p> </p>
<p>voluto. Il boma si poserebbe allora dove vuole, dopo avere spazzato</p>
<p> </p>
<p>tutto rimbalzando sui verricelli e sulle gallocce che trova alla sua</p>
<p> </p>
<p>portata. L&#8217;amantiglio evita questa strage. Ma avendo un equipaggio,</p>
<p> </p>
<p>allora non ne vedo più l&#8217;uti­lità; vedo solo l&#8217;inconveniente che è li,</p>
<p> </p>
<p>senza scopo. Perciò, lo sopprimo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>FOTO A PAG. 122</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Cambiare il fiocco </strong></p>
<p> </p>
<p>Sulle imbarcazioni da regata moderne ci sono ora degli stralli cavi a</p>
<p> </p>
<p>una scanalatura o, sempre più spesso, a due. Permettono di ottenere</p>
<p> </p>
<p>un miglior rendimento aerodinamico del fiocco e, nel caso di quelli</p>
<p> </p>
<p>dop­pi, di cambiar fiocco l&#8217;uno nell&#8217;altro. L&#8217;imbarcazione, dunque, non</p>
<p> </p>
<p>si troverà mai senza fiocco durante il cambio. A bordo di</p>
<p> </p>
<p>un&#8217;imbarcazio­ne da crociera sconsiglio questi sistemi, perché possono</p>
<p> </p>
<p>procurare delle noie. I fiocchi risultano duri da issare e da ammainare.</p>
<p> </p>
<p>Nella scanalatu­ra la tela può logorarsi e strapparsi. Le ralinghe</p>
<p> </p>
<p>possono uscire dalla sca­nalatura e incatastarsi. E più sicuro il sistema</p>
<p> </p>
<p>a garrocci. Meglio impie­gare questo, su una barca da crociera, libera</p>
<p> </p>
<p>da pretese di prestazione. Sconsiglio anche, e con molto vigore, le</p>
<p> </p>
<p>draglie doppie. Per fortuna, do­po essere state di moda una ventina di</p>
<p> </p>
<p>anni fa, sono quasi completamen­te scomparse. Con questo sistema</p>
<p> </p>
<p>non si può avere una draglia ben ri­gida, i garrocci dell&#8217;una riescono</p>
<p> </p>
<p>sempre ad agganciarsi nell&#8217;altra. E se vi si arrotola intorno lo</p>
<p> </p>
<p>spinnaker, non si potrà più ammainarlo.</p>
<p> </p>
<p>Se l&#8217;imbarcazione non richiede d&#8217;urgenza una riduzione di velatura, si</p>
<p> </p>
<p>perderà meno tempo durante il cambiamento cominciando con</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;ingarrocciare il nuovo fiocco sotto quello in servizio. Il quale verrà</p>
<p> </p>
<p>allora ammainato e sferito, mentre un uomo di bordo cambia la scotta</p>
<p> </p>
<p>e regola il nuovo punto di chiamata. Il fiocco di prima viene messo</p>
<p> </p>
<p>via, e il nuovo viene issato. Se tutto si svolge per bene, non si sarà</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 123</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>rimasti senza fioc­co per molto tempo.</p>
<p> </p>
<p>Quanto ai piccoli fiocchi (che non arrivano più in testa d&#8217;albero), il</p>
<p> </p>
<p>vostro velaio provvederà senza dubbio a guarnire l&#8217;angolo di penna,</p>
<p> </p>
<p>con un penzolo di cavo di acciaio, affinché la parte metallica della</p>
<p> </p>
<p>drizza possa andare sempre ad avvolgersi sul winch. Se non</p>
<p> </p>
<p>provvede, chiedete­glielo, perché la parte tessile della drizza non è</p>
<p> </p>
<p>fatta per lavorare.</p>
<p> </p>
<p>Quando si tratta di ammainare un fiocco su una grande imbarca­zione,</p>
<p> </p>
<p>e c&#8217;è vento, talvolta il timoniere dovrà aiutare la squadra di prua con</p>
<p> </p>
<p>un colpetto di barra all&#8217;orza. Non dovrà farlo troppo presto, perché</p>
<p> </p>
<p>rischierebbe di perdere tutta la velocità prima che il fiocco sia sceso:</p>
<p> </p>
<p>sarebbe allora costretto a poggiare e la fine della manovra</p>
<p> </p>
<p>diventerebe difficile. Prima di venire all&#8217;orza bisogna aspettare che il</p>
<p> </p>
<p>fioc­co abbia ben cominciato a scendere.</p>
<p> </p>
<p>Su una grande imbarcazione con equipaggio molto limitato, o anche in</p>
<p> </p>
<p>solitario, si può ugualmente ammainare un grande fiocco e impedire</p>
<p> </p>
<p>molto facilmente che cada in acqua. Su un&#8217;imbarcazione della</p>
<p> </p>
<p>grandezza del Pen Duick VI, un genoa che &#8216;finisce in mare potrà</p>
<p> </p>
<p>difficilmente essere recuperato da un uomo solo. Durante la</p>
<p> </p>
<p>Transatlantica in solitario uti­lizzai un sistema semplice ed efficace.</p>
<p> </p>
<p>Avevo una patta d&#8217;oca di cavo, a quattro branche, da alzare</p>
<p> </p>
<p>sottovento al genoa con la drizza dello spin­naker. Le branche estreme</p>
<p> </p>
<p>venivano date volta alla mura e a piè d&#8217;albero, le altre due in</p>
<p>posizione intermedia nella mezzania della coperta di prua. Anche</p>
<p> </p>
<p>senza avere una patta d&#8217;oca preparata, si può facilmente</p>
<p> </p>
<p>improvvisarla con cime qualunque. Il genoa, in questo modo, scivola</p>
<p> </p>
<p>lungo quella specie di rete e scende, da bravo, sul ponte.</p>
<p> </p>
<p>State molto attenti, quando un fiocco è appena stato ammainato o è</p>
<p> </p>
<p>sul punto di essere alzato, che nessuna sua parte scivoli in acqua fra</p>
<p> </p>
<p>due candelieri. Ciò accade molto facilmente, quando la prua pic­chia un</p>
<p> </p>
<p>poco, a causa del beccheggio. Bisogna vigilare che parte della tela</p>
<p> </p>
<p>non cominci furtivamente a scivolare fuori bordo. Infatti, se ne va via</p>
<p> </p>
<p>troppa (e quando una piccola parte è già in acqua non ci mette mol­to</p>
<p> </p>
<p>a trascinarne una grande), si formerà una grossa sacca di acqua che</p>
<p> </p>
<p>vi impedirà di recuperare a bordo il fiocco che vi torcerà o strapperà</p>
<p> </p>
<p>via i candelieri. Per maggior sicurezza, si può fabbricare a prua una</p>
<p> </p>
<p>spe­cie di rete fra il ponte e le draglie, per prevenire disavventure di</p>
<p> </p>
<p>questo genere.</p>
<p> </p>
<p>Impedire che la drizza di fiocco prenda volta intorno allo strallo:</p>
<p> </p>
<p>basta, a tal fine, un po&#8217; di metodo. Nell&#8217;ammainare un fiocco, non</p>
<p> </p>
<p>appe­na il prodiere ha in mano l&#8217;angolo di penna, smaniglia la drizza e</p>
<p> </p>
<p>la in­coccia al pulpito, sottovento o sopravvento, a sua scelta, ma</p>
<p> </p>
<p>senza pas­sare mai davanti lo strallo. Basterà dunque riportarla</p>
<p> </p>
<p>sull&#8217;angolo di pen­na dell&#8217;altro fiocco al momento di issare. Sembra</p>
<p> </p>
<p>una cosa semplice, di una logica addirittura infantile; tuttavia è</p>
<p> </p>
<p>incredibile quanti uomini di bordo riescono ad alzare dei fiocchi con</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 125</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>volte nella drizza. Bisogna sorve­gliarli, e dare qualche strigliata, per</p>
<p> </p>
<p>abituarli a eseguire questi gesti sem­plici. Invece è importantissimo</p>
<p> </p>
<p>attenervisi sempre, perché su una grande imbarcazione i proiettori a</p>
<p> </p>
<p>mano non illuminano abbastanza in alto per permettere, nottetempo,</p>
<p> </p>
<p>di vedere se la drizza è in chiaro o no. E una drizza con una volta si</p>
<p> </p>
<p>deteriora in poche ore.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Genoa terzarolato </strong></p>
<p> </p>
<p>E’ una buona soluzione per ridurre vela tura senza dover cambiare il</p>
<p> </p>
<p>fiocco. Prendere una mano di terzaroli nel genoa è più facile che</p>
<p> </p>
<p>cambiarlo, e cosi si fa a meno di altri due fiocchi, con vantaggio della</p>
<p> </p>
<p>cala delle vele, già troppo ingombra.</p>
<p> </p>
<p>Non bisogna che la brancarella di scotta della benda di terzaroli sia</p>
<p> </p>
<p>troppo in alto; cosi è più facile mettervi una scotta. Proprio questo è</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;inizio della manovra. Si tratta di una scotta ausiliaria. Potrà pas­sare</p>
<p> </p>
<p>sia nel carrello di scotta, se questo è in grado di contenerne due, sia</p>
<p> </p>
<p>in un altro carrello o in un bozzello fissato al capo di banda; si dà</p>
<p> </p>
<p>volta su una galloccia o su un winch disponibile. Infatti non ci sarà da</p>
<p> </p>
<p>cazzarla: ha l&#8217;unico scopo di tenere la brancarella a portata di mano,</p>
<p> </p>
<p>per mettervi le vere scotte. Si allascano la drizza e la scotta e si porta</p>
<p> </p>
<p>la brancarella di mura della benda di terzaroli alla ferramenta di mu­ra,</p>
<p> </p>
<p>dove le si dà volta con una semplice cima. Si mette la scotta a po­sto</p>
<p> </p>
<p>e, se occorre, si regola il carrello. Cazzata la scotta, si potrà levare</p>
<p> </p>
<p>quella ausiliaria.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 127</p>
<p> </p>
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<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Si cazza la drizza e si borda la vela. Resta solo da strafilare. Gli</p>
<p> </p>
<p>occhielli per lo strafilaggio devono essere abbastanza ravvicinati, per</p>
<p> </p>
<p>evi­tare che fra l&#8217;uno e l&#8217;altro si formino delle grosse sacche di acqua.</p>
<p> </p>
<p>In realtà non si tratta esattamente di una strafilatura con una cima</p>
<p> </p>
<p>conti­nua, come per strafilare una mano di terzaroli della randa. Poiché</p>
<p> </p>
<p>la tensione del bordame varia notevolmente (virate di bordo, scotta</p>
<p> </p>
<p>fila­ta nelle andature a lasco), la strafilatura non rimarrebbe regolare.</p>
<p> </p>
<p>Oc­corrono dunque dei piccoli gerli o, con termine marinaresco,</p>
<p> </p>
<p>matafioni, permanentemente fissati agli occhielli oppure preparati e</p>
<p> </p>
<p>conservati a bordo per questo uso.</p>
<p> </p>
<p><strong>Successione delle manovre nel ridurre la velatura </strong></p>
<p> </p>
<p>Non esistono regole. Dipende dall&#8217;imbarcazione e dal suo equilibrio.</p>
<p> </p>
<p>Generalmente, sulla maggior parte degli sloop o dei cutter moderni,</p>
<p> </p>
<p>val la pena di tenere alzati dei grandi fiocchi. Perciò, una volta che si</p>
<p> </p>
<p>abbia il genoa pesante o lo yankee pesante, la riduzione di vela tura</p>
<p> </p>
<p>co­mincerà riducendo la randa, prima di passare a un fiocco più</p>
<p> </p>
<p>piccolo.</p>
<p> </p>
<p>Per quanto riguarda i ketch, alcuni diventano orzieri non appena la</p>
<p> </p>
<p>brezza rinfresca e dovranno cominciare riducendo la mezzana, se non</p>
<p> </p>
<p>ammainandola completamente. Altri, ben equilibrati, dovranno</p>
<p> </p>
<p>conser­vare la mezzana, altrimenti diventerebbero poggieri. Ne</p>
<p> </p>
<p>verrebbe una perdita di prora, cioè una minore capacità di stringere il</p>
<p> </p>
<p>vento e, poi­ché ogni onda tenderà a far poggiare, il timoniere stenterà</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 128</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>a mantenere stretta al vento la prua. Questo è il caso per il Pen Duick</p>
<p> </p>
<p>VI, sul quale la riduzione di vela tura comincia dalla randa di maestra.</p>
<p> </p>
<p>Ecco la succes­sione: ci si trova con la trinchettina genoa pesante 2 e</p>
<p> </p>
<p>con lo yankee pesante 2. Si prende allora una mano di terzaroli nella</p>
<p> </p>
<p>randa, poi la se­conda mano. Si passa allora allo yankee 3 e in seguito</p>
<p> </p>
<p>si ammaina com­pletamente la randa. Con questa velatura</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;imbarcazione va benissimo di bolina stretta. Poi si passerà al fiocco 1</p>
<p> </p>
<p>e alla trinchettina 3, al fiocco 2 e alla trinchettina 4, e si prenderà una</p>
<p> </p>
<p>mano di terzaroli nella mezza­na. Bisognerà dunque aspettare che il</p>
<p> </p>
<p>vento soffi a buoni 50 nodi prima di ridurre la mezzana. Infine, si</p>
<p> </p>
<p>metterà il fiocco 3 e si prenderà la se­conda mano di terzaroli nella</p>
<p> </p>
<p>mezzana. E’ raro che si debba ridurre ulte­riormente; ma, dovendo</p>
<p> </p>
<p>farlo, si ammainerebbe il fiocco 3 e si conti­nuerebbe, dunque, sotto</p>
<p> </p>
<p>trinchettina e mezzana con due mani di ter­zaroli.</p>
<p> </p>
<p>Per le golette vale lo stesso. Una goletta come il Pen Duick III, con i</p>
<p> </p>
<p>due alberi uguali, era come un ketch, e c&#8217;era sempre vantaggio a</p>
<p> </p>
<p>cominciare col ridurre il trinchetto, che veniva ammainato</p>
<p> </p>
<p>completamen­te prima che si cominciassero a ridurre i fiocchi.</p>
<p> </p>
<p>Una goletta classica, quindi con una grande randa di maestra,</p>
<p> </p>
<p>comincerà col ridurre questa vela.</p>
<p> </p>
<p>In sostanza, l&#8217;ordine da seguire nel ridurre la ve1atura è dettato</p>
<p> </p>
<p>soprattutto dalla conoscenza della propria barca da parte dello</p>
<p> </p>
<p>skipper.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 129</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p align="center"><strong>MANOVRE CON CATTIVO TEMPO</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p><strong>CATTIVO TEMPO ALLE ANDATURE PORTANTI </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Credo che a queste andature le imbarcazioni leggere e veloci debbano</p>
<p> </p>
<p>essere in grado di procedere con qualsiasi tempo. È il caso</p>
<p> </p>
<p>d&#8217;imbarcazio­ni quali il Pen Duick III o il Pen Duick VI.</p>
<p> </p>
<p>Durante la regata intorno al mondo 1973-1974, e particolarmente</p>
<p> </p>
<p>nella tappa Città del Capo-Sydney, il Pen Duick VI ha sempre potuto</p>
<p> </p>
<p>correre portando molta velatura. Siamo restati per tredici giorni lungo</p>
<p> </p>
<p>il 45° parallelo, e durante quei tredici giorni la nostra media</p>
<p> </p>
<p>giornaliera è stata di 261 miglia, cioè 10,9 nodi. Il vento era al</p>
<p> </p>
<p>minimo di 30­35 nodi e i massimi furono di circa 70 nodi.</p>
<p> </p>
<p>Abbiamo sempre tenuto a riva la randa di maestra, la mezzana e</p>
<p> </p>
<p>spesso una carbonera. A prua avevamo almeno un grande yankee</p>
<p> </p>
<p>sot­tovento e un fiocco abbastanza grande tangonato sopravvento; ma</p>
<p> </p>
<p>per la maggior parte del tempo c&#8217;è stato uno spinnaker, sia grande,</p>
<p> </p>
<p>sia piccolo. In queste condizioni l&#8217;imbarcazione partiva</p>
<p> </p>
<p>magnificamente in «surf» e non è mai successo che un&#8217;onda montasse</p>
<p> </p>
<p>sulla poppa. Certo, si era in regata. Portavamo sempre il massimo di</p>
<p> </p>
<p>vela tura possibile. Con il rischio, soprattutto sotto spinnaker, di</p>
<p> </p>
<p>straorzare. Ed è vero che questa navigazione, sempre tirata al limite,</p>
<p> </p>
<p>ci ha riservato alcune energiche emo­zioni; ma in crociera sarebbe</p>
<p> </p>
<p>bastato accettare di correre un nodo di meno per andare</p>
<p> </p>
<p>perfettamente lisci. Alle velocità elevate, un solo no­do di differenza</p>
<p> </p>
<p>rappresenta una enorme variazione della forza propul­siva e quindi</p>
<p> </p>
<p>della superficie velica. Ce ne accorgevamo benissimo du­rante i</p>
<p> </p>
<p>cambiamenti di vela. Nella manovra, sotto le sole rande di mae­stra e</p>
<p> </p>
<p>di mezzana non perdevamo più di due nodi. Dunque, accettando di</p>
<p> </p>
<p>filare a 10 nodi anziché 11, l&#8217;imbarcazione risulta allora un po&#8217;       </p>
<p> </p>
<p>«sottovelata » e non ci sono più rischi di straorzare, mentre la</p>
<p> </p>
<p>velocità ri­mane sufficiente a navigare in condizioni di sicurezza.</p>
<p> </p>
<p>Perché mai la velocità è fattore di sicurezza? Per due motivi. Pri­mo:</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;imbarcazione che corre veloce sarà raggiunta lentamente dalle on­de,</p>
<p> </p>
<p>la cui forza d&#8217;impatto, se l&#8217;hanno, risulterà diminuita di altrettanto.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 133</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Secondo: una grande velocità è necessaria per conservare al timone</p>
<p> </p>
<p>una buona efficacia. Quando un&#8217;onda ha appena oltrepassato</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;imbarcazio­ne, questa rallenterà sull&#8217;addietro e si troverà al minimo</p>
<p> </p>
<p>della velocità, nel cavo dell&#8217;onda, proprio nel momento in cui l&#8217;onda</p>
<p> </p>
<p>successiva la sol­leva all&#8217;anca sopravvento e cerca di far ruotare</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;imbarcazione su se stessa, con il piede di ruota come perno. A</p>
<p> </p>
<p>debole velocità il timone non avrà efficacia sufficiente a contrare la</p>
<p> </p>
<p>guizzata e l&#8217;imbarcazione si tro­verà traversata. Se l&#8217;onda è grossa e</p>
<p> </p>
<p>frangente, ciò può avere delle con­seguenze spiacevoli. Credo sia</p>
<p> </p>
<p>successo proprio questo al Sayula, fra il Capo e Sydney. Secondo il</p>
<p> </p>
<p>racconto dell&#8217;equipaggio, il Sayula andava a gran lasco con circa 50</p>
<p> </p>
<p>nodi di vento. Portava, in quel momento, so­lo un piccolo fiocco e una</p>
<p> </p>
<p>piccola trinchettina, cioè pochissimo. Perciò gli dev&#8217;essere mancata la</p>
<p> </p>
<p>velocità per contrare la guizzata del mar lun­go, che l&#8217;ha fatto</p>
<p> </p>
<p>rovesciare con gli alberi a 20 o 30 gradi sotto la li­nea orizzontale (e</p>
<p> </p>
<p>con tutti gli inconvenienti e le avarie che nascono da una situazione</p>
<p> </p>
<p>simile).</p>
<p> </p>
<p>L&#8217;argomento della velocità è dunque, a mio modo di vedere,</p>
<p> </p>
<p>importantissimo. Perciò non credo al vantaggio di fuggire il mare</p>
<p> </p>
<p>rimorchian­do dei cavi. Per timore di andare troppo veloci, ci si mette a</p>
<p> </p>
<p>secco di vele. A quel punto, l&#8217;imbarcazione non governa più e, per</p>
<p> </p>
<p>mantenere la poppa al vento, si filano dei cavi e persino tutto quel che</p>
<p> </p>
<p>capita, tipo pneumatici, catene, salmoni, ecc. In queste condizioni</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;imbarcazione può beccarsi delle incappellate a ogni ondata. Lo ha</p>
<p> </p>
<p>dovuto riconosce­re Bernard Moitessier nel Pacifico australe. Per il suo</p>
<p> </p>
<p>Joshua la situa­zione era divenuta insostenibile, tant&#8217;è vero che</p>
<p> </p>
<p>Bernard, dopo lunghe esitazioni, dovette decidersi a tagliare i cavi a</p>
<p> </p>
<p>rimorchio. Fu contentis­simo del risultato.</p>
<p> </p>
<p>Ora, perché voleva limitare la velocità? Perché era ossessionato,</p>
<p> </p>
<p>senza dubbio in seguito a non so quale lettura, dall&#8217;idea di fare la</p>
<p> </p>
<p>caprio­la, cioè di passare con la poppa oltre la prua. Si figurava che</p>
<p> </p>
<p>sarebbe accaduto nel modo seguente: su un&#8217;onda l&#8217;imbarcazione</p>
<p> </p>
<p>parte in sud come una palla di cannone, va più veloce dell&#8217;onda che la</p>
<p> </p>
<p>porta, e pianta la ruota di prua in quella che la precede. Non credo</p>
<p> </p>
<p>che ciò pos­sa verificarsi. Con una imbarcazione come il Pen Duick VI –</p>
<p> </p>
<p>che fa un ottimo sud (mentre non si poteva certo dire lo stesso per il</p>
<p> </p>
<p>Joshua) e che era spinto al massimo della sua velocità da un</p>
<p> </p>
<p>equipaggio di re­gata completo &#8211; non abbiamo mai riacchiappato</p>
<p> </p>
<p>un&#8217;onda alle alte la­titudini meridionali. E dire che abbiamo fatto dei</p>
<p> </p>
<p>sud assolutamente splendidi, con lo spidometro piantato alla tacca</p>
<p> </p>
<p>massima di 24 nodi. Era spettacoloso. Ma l&#8217;onda portante ci</p>
<p> </p>
<p>oltrepassava, perché quel grosso mar lungo raggiunge delle velocità</p>
<p> </p>
<p>molto alte. Proprio questo, del resto, ci consentiva di «sudare» molto</p>
<p> </p>
<p>velocemente, molto più che su altri mari con gli stessi venti e sotto la</p>
<p> </p>
<p>stessa velatura. C&#8217;è una relazione ma­tematica fra l&#8217;altezza del mar</p>
<p> </p>
<p>lungo e la sua velocità. Ed è per questa ragione che, anche nelle</p>
<p> </p>
<p>nostre maggiori « sudate », non abbiamo mai rischiato di andarci a</p>
<p> </p>
<p>piantare nell&#8217;onda che precedeva.</p>
<p> </p>
<p>Se è vero che le imbarcazioni leggere e ben « sudanti» si trovano del</p>
<p> </p>
<p>tutto a proprio agio con mare grosso in poppa, le cose possono</p>
<p> </p>
<p>andare assai diversamente per delle imbarcazioni pesanti, dotate di</p>
<p> </p>
<p>una velocità molto limitata. Sul pendio dell&#8217;onda, a certe imbarcazioni</p>
<p> </p>
<p>è ac­caduto spesso d&#8217;imbarcare tante ondate da poppa che hanno</p>
<p> </p>
<p>preferito mettersi alla cappa. In questo caso, bisogna scegliere bene il</p>
<p> </p>
<p>momento in cui si orzerà.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>LA CAPPA</strong><strong> </strong></p>
<p> </p>
<p>Può darsi che il vento sia cosi forte e il mare cosi cattivo che</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;imbarcazione non può più rimontare il vento senza correre il rischio</p>
<p> </p>
<p>di avarie, poiché i colpi nell&#8217;acqua diventano troppo brutali.</p>
<p> </p>
<p>Può anche darsi che in condizioni di tempo molto cattivo certe</p>
<p> </p>
<p>imbarcazioni pesanti, alle andature larghe, rischino di farsi</p>
<p> </p>
<p>incappellare da poppa. Quindi, in crociera, si potrà prendere la cappa</p>
<p> </p>
<p>anche se l&#8217;im­barcazione è ancora in grado d&#8217;incassare l&#8217;assalto del</p>
<p> </p>
<p>mare, allo scopo di economizzare il materiale o per far riposare</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;equipaggio. Nella Tran­satlantica in solitario del 1976, durante la</p>
<p> </p>
<p>quinta depressione che ho in­contrato, e che fu la più forte, ho preso la</p>
<p> </p>
<p>cappa per non rischiare di perdere la mezzana. Questa vela, da</p>
<p> </p>
<p>quando ero rimasto privo del pi­lota automatico, era divenuta</p>
<p> </p>
<p>essenziale affinché l&#8217;imbarcazione potesse far rotta con la barra</p>
<p> </p>
<p>rizzata. Nonostante le condizioni di tempo con vento violento,</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;imbarcazione poteva ancora camminare; ma non ero certo che la</p>
<p> </p>
<p>mezzana tenesse duro. Con un vento simile, al minimo strap­po una</p>
<p> </p>
<p>vela può essere ridotta a brandelli in un batter d&#8217;occhio, prima che si</p>
<p> </p>
<p>sia potuto ammainarla. E non ci sarà modo di ripararla con i mezzi di</p>
<p> </p>
<p>bordo. Non potevo correre questo rischio.</p>
<p> </p>
<p>In tutti questi casi c&#8217;è una soluzione: prendere la cappa.</p>
<p> </p>
<p>Fuggire il vento potrebbe spesso risultare più comodo; ma se la me­ta</p>
<p> </p>
<p>da raggiungere è sopravvento e quindi bisogna bolinare, si</p>
<p> </p>
<p>perderebbe cammino in misura notevole.</p>
<p> </p>
<p>Può anche darsi che sottovento non si abbia acqua libera o che fug­gire</p>
<p> </p>
<p>il vento sia pericoloso per l&#8217;imbarcazione.</p>
<p> </p>
<p>Si prenderà, dunque, la cappa: sia a secco di vele, sia con delle</p>
<p> </p>
<p>piccole vele da cattivo tempo. Si sceglierà un metodo o l&#8217;altro in</p>
<p> </p>
<p>relazio­ne alle caratteristiche dell&#8217;imbarcazione.</p>
<p> </p>
<p>Un&#8217;imbarcazione a dislocamento leggero, con chiglia molto corta e</p>
<p> </p>
<p>buona stabilità di forma, è ideale per prendere la cappa a secco di</p>
<p> </p>
<p>vele: cappa secca. Penso che il Pen Duick III sia un buon esempio di</p>
<p> </p>
<p>questo tipo. Nel gennaio del 1968 siamo stati presi con questa</p>
<p> </p>
<p>imbarcazione in un ciclone fra la Nuova Caledonia e le isole Loyauté,</p>
<p> </p>
<p>mentre facevamo rotta per Nouméa. Secondo i servizi meteorologici,</p>
<p> </p>
<p>ci sono stati circa 100 nodi di vento nella zona dove eravamo.</p>
<p> </p>
<p>Navigavamo di bolina stret­ta, portando solo una piccola trinchettina,</p>
<p> </p>
<p>quando avevamo già la mas­sima forza di vento. Tenevamo un&#8217;ottima</p>
<p> </p>
<p>andatura di bolina ed è un con­forto pensare che, se fossimo stati su</p>
<p> </p>
<p>una costa sottovento (e purché le vele avessero tenuto duro),</p>
<p> </p>
<p>avremmo potuto cavarcela benissimo.</p>
<p> </p>
<p>Se quella trinchettina avesse mollato, avevamo ancora la tempesti­na,</p>
<p> </p>
<p>che era nuova di zecca, non venendo mai usata, e cosi solida da</p>
<p> </p>
<p>rendere quasi impensabile che mollasse. Avere a bordo, anche non</p>
<p> </p>
<p>usan­dola mai, questa trinchettina di fortuna è una cosa essenziale</p>
<p> </p>
<p>perché, nei casi estremi, può salvare la vita all&#8217;imbarcazione e</p>
<p> </p>
<p>all&#8217;equipaggio. A bordo del Pen Duick V I ho anzi due tempestine</p>
<p> </p>
<p>identiche, che non so­no mai servite ma che certamente non</p>
<p> </p>
<p>sbarcherò.</p>
<p> </p>
<p>Ovviamente, nel caso in esame, non si trattava di una bolina</p>
<p> </p>
<p>gradevole. L&#8217;imbarcazione era sbandatissima e picchiava alla</p>
<p> </p>
<p>disperata in un mare cattivissimo. Le onde non avevano avuto il</p>
<p> </p>
<p>tempo di assumere grande ampiezza, ma erano molto ripide,</p>
<p> </p>
<p>ravvicinate, e frangenti. Piog­gia torrenziale, come è doveroso in un</p>
<p> </p>
<p>ciclone. Nuvole di schiuma strap­pate dal vento alla cresta delle onde.</p>
<p> </p>
<p>Getti d&#8217;acqua sollevati dal tagliamare. L&#8217;atmosfera era particolarmente</p>
<p> </p>
<p>carica di umidità, al punto che ogni tanto, nel respirare, si assorbiva</p>
<p> </p>
<p>tant&#8217;acqua che ci si sentiva man­care un po&#8217; l&#8217;aria. Guardare</p>
<p> </p>
<p>sopravvento era escluso, tanto dura era la sferza del vento. In simili</p>
<p> </p>
<p>condizioni, a che pro continuare a bolinare? Non c&#8217;era neanche da</p>
<p> </p>
<p>pensare di andarsene a bordeggiare, con un si­mile tempo, fra gli</p>
<p> </p>
<p>ammassi corallini per arrivare a Nouméa. Fin dal pri­mo momento del</p>
<p> </p>
<p>fortunale avevamo perduto la randa di maestra, non valeva la pena</p>
<p> </p>
<p>correre il rischio di strappare la trinchettina. Decisi per­ciò di andare ad</p>
<p> </p>
<p>ammainarla. L&#8217;imbarcazione si è ritrovata a secco di vele e, di colpo, è</p>
<p> </p>
<p>sembrato che tutto si calmasse. Sentivamo benissimo che il vento</p>
<p> </p>
<p>continuava a essere molto forte, e c&#8217;era, a ricordarcelo, lo spettacolo</p>
<p> </p>
<p>di quel mare tutto bianco di schiuma, con voli di spruzzi che</p>
<p> </p>
<p>turbinavano verso il cielo.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 136</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 137</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Ma, a parte ciò, non si sentiva più che c&#8217;era cattivo tempo. Grazie al</p>
<p> </p>
<p>poco dislocamento, quindi al poco volume im­merso, e grazie alla sua</p>
<p> </p>
<p>pinna stretta, il Pen Duick III traversato scar­rocciava molto</p>
<p> </p>
<p>rapidamente (a circa 3 nodi), cosi che ammortizzava tutti gli urti delle</p>
<p> </p>
<p>onde, nessuna delle quali veniva a frangersi contro lo scafo. Ad</p>
<p> </p>
<p>appiattirle contribuiva probabilmente la scia che lasciavamo</p>
<p> </p>
<p>sopravvento, e impediva che frangessero. Grazie alla stabilità delle</p>
<p> </p>
<p>sue forme, l&#8217;imbarcazione non rollava da banda a banda. La pressione</p>
<p> </p>
<p>del vento sull&#8217;alberatura le dava un leggero sbandamento. La vita a</p>
<p> </p>
<p>bordo era diventata del tutto comoda. La barra era rizzata sottovento.</p>
<p> </p>
<p>Aveva­mo 60 miglia di acqua libera sottovento per andare in deriva</p>
<p> </p>
<p>prima di incontrare terra. Ci siamo messi a dormire, aspettando che le</p>
<p> </p>
<p>cose si cal­massero.</p>
<p> </p>
<p>Anche il Pen Duick VI, grazie alla poca entità del suo dislocamento e</p>
<p> </p>
<p>grazie alla pinna stretta, prende benissimo la cappa a secco di vele.</p>
<p> </p>
<p>Però non è comodo, in questa situazione, come il Pen Duick III,</p>
<p> </p>
<p>perché con la sua carena arrotondata rolla molto e certe rollate</p>
<p> </p>
<p>possono anche essere considerevoli, comunque senza il rischio di</p>
<p> </p>
<p>conseguenze deplore­voli. Ci si sente perfettamente al sicuro.</p>
<p> </p>
<p>Il tipo d&#8217;imbarcazione che sopporta peggio questa cappa secca è il</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>dislocamento pesante a chiglia lunga, poco zavorrato. La chiglia e la</p>
<p> </p>
<p>profondità della carena offrono una considerevole resistenza allo</p>
<p> </p>
<p>scarroc­cio e lo rendono irrilevante. Allora le onde hanno modo di</p>
<p> </p>
<p>venire a frangere contro l&#8217;imbarcazione ed è facile immaginare come</p>
<p> </p>
<p>la forza d&#8217;impatto sull&#8217;opera morta e la resistenza antiscarroccio</p>
<p> </p>
<p>dell&#8217;opera viva creino una coppia che può portare al capovolgimento</p>
<p> </p>
<p>dell&#8217;imbarcazione, tanto più probabilmente quando meno sarà</p>
<p> </p>
<p>zavorrata.</p>
<p> </p>
<p>Queste imbarcazioni devono dunque prendere la cappa filante.</p>
<p> </p>
<p>Bisogna portare l&#8217;imbarcazione a circa 60° dal vento per prendere il</p>
<p> </p>
<p>mare a tre quarti verso prua. Non bisogna avere troppa velocità di</p>
<p> </p>
<p>avanzamento per non accrescere l&#8217;urto nelle onde, nondimeno</p>
<p> </p>
<p>bisogna averne un po&#8217;, per evitare i colpi indietro, ai quali nessun</p>
<p> </p>
<p>timone re­siste.</p>
<p> </p>
<p>Per ottenere questo scopo la velatura da tenere dipenderà,</p>
<p> </p>
<p>ovviamente, dall&#8217;imbarcazione, dal suo equilibrio e dal suo piano</p>
<p> </p>
<p>velico.</p>
<p> </p>
<p>Le attrezzature a due alberi, con il loro piano velico piuttosto lun­go,</p>
<p> </p>
<p>sono le più adatte per tenere una cappa filante ben stabile.</p>
<p> </p>
<p>A poppa, uno yawl avrà la mezzana, un ketch la mezzana terzaro­lata;</p>
<p> </p>
<p>quanto alla goletta, la vela maestra completamente terzarolata</p>
<p> </p>
<p>risulterà senza dubbio ancora troppo grande e bisognerà mettere una</p>
<p> </p>
<p>pic­cola randa di cappa.</p>
<p> </p>
<p>A prua, si lascerà una tormentina che, bordata più o meno</p>
<p> </p>
<p>sopravvento, verrà usata per regolare la velocità.</p>
<p> </p>
<p>Giocando sulle scotte della vela di poppa e della vela di prua, si deve</p>
<p> </p>
<p>riuscire a ottenere un avanzamento lento col mare a tre quarti.</p>
<p> </p>
<p>Gli sloop e i cutter saranno meno stabili. È molto probabile che a ogni</p>
<p> </p>
<p>onda la prua scada sottovento. Cosi rischiano anche di trovarsi, in</p>
<p> </p>
<p>certi momenti, traversati al mare. Sarà bene che abbiano una randa</p>
<p> </p>
<p>di cappa tagliata in lunghezza, che possa essere bordata lontano a</p>
<p> </p>
<p>poppa, quanto più lo permette il piano di ponte: i cutter offrono il</p>
<p> </p>
<p>vantaggio che permettono di inferire la tormentina sullo strallo della</p>
<p> </p>
<p>trinchettina, limitando assai, in questo modo, la tendenza ad</p>
<p> </p>
<p>abbattere. Uno sloop, per non traversarsi, avrà per unica risorsa</p>
<p> </p>
<p>quella di regolarsi in modo da ottenere una velocità maggiore al fine</p>
<p> </p>
<p>di evitare questo inconvenien­te; ma picchierà ancora di più.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 139</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Randa di cappa. È utile averne una a bordo di tutte le imbarcazio­ni,</p>
<p> </p>
<p>compresi ketch e yawl che prendono la cappa con la loro mezzana.</p>
<p> </p>
<p>Questa, infatti, può strapparsi. Sarà pratico, credo, di avere la</p>
<p> </p>
<p>possibi­lità di fissarne l&#8217;angolo di scotta sul boma. Ciò evita di dover</p>
<p> </p>
<p>sistemare delle scotte. Ma bisogna poterla alzare anche senza il boma,</p>
<p> </p>
<p>nel caso che quest&#8217;ultimo fosse rotto.</p>
<p> </p>
<p>Mi pare inutile insistere sulla resistenza che deve avere; ma forse è</p>
<p> </p>
<p>opportuno. Durante una settimana a Marsiglia, con un mistral da 50 a</p>
<p> </p>
<p>60 nodi, ho visto rientrare delle imbarcazioni con l&#8217;angolo di scotta</p>
<p> </p>
<p>della tempestina strappato via. Da parte di un velaio è un crimine</p>
<p> </p>
<p>consegnare a un&#8217;imbarcazione una tempestina o una vela di cappa</p>
<p> </p>
<p>capaci di mollare. Devono essere indistruttibili: può dipenderne,</p>
<p> </p>
<p>talvolta, la vita dell&#8217;imbarcazione e dei suoi occupanti.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>L&#8217;ANCORA GALLEGGIANTE </strong></p>
<p> </p>
<p>Anche a rischio di scandalizzare molte persone, debbo dire che la</p>
<p> </p>
<p>ritengo sempre nociva. Se si prende la cappa e si fila l&#8217;ancora di prua,</p>
<p> </p>
<p>avendo a poppa un po&#8217; di vela o niente, l&#8217;imbarcazione darà indietro e</p>
<p> </p>
<p>il suo timone, a meno che sia realmente di robustezza sproporziona­ta</p>
<p> </p>
<p>alla barca, si romperà. Filandola di poppa, torniamo al discorso di quei</p>
<p> </p>
<p>cavi e altri traini che taluni rimorchiano.</p>
<p> </p>
<p>In un sol caso l&#8217;ancora galleggiante può essere utile: per ritardare la</p>
<p> </p>
<p>fatale scadenza, quando un&#8217;imbarcazione scarroccia su una costa</p>
<p> </p>
<p>sottovento. Può esserci un tempo troppo cattivo perché</p>
<p> </p>
<p>quell&#8217;imbarcazio­ne abbia modo di bordeggiare o di scostarsi dalla</p>
<p> </p>
<p>costa; può darsi an­che che delle avarie le impediscano di navigare di</p>
<p> </p>
<p>bolina. L&#8217;ancora gal­leggiante limiterà di molto lo scarroccio e ritarderà</p>
<p> </p>
<p>di altrettanto il momento in cui l&#8217;imbarcazione sarà gettata in costa.</p>
<p> </p>
<p>Nel frattempo, il vento può girare o possono arrivare soccorsi.</p>
<p> </p>
<p>L&#8217;ancora galleggiante dev&#8217;essere filata con un cavo di nailon e una</p>
<p> </p>
<p>catena. L&#8217;elasticità del nailon e il peso della catena attutiranno i</p>
<p> </p>
<p>contraccolpi. La  catena dovrà essere dalla parte dell&#8217;imbarcazione,</p>
<p> </p>
<p>perché il nailon non resisterebbe allo sfregamento nella bocca di</p>
<p> </p>
<p>rancio. Se non si ha estrema fiducia nelle proprie gallocce, non</p>
<p> </p>
<p>bisogna esitare a ser­virsi del piè d&#8217;albero come bitta di ormeggio.</p>
<p align="center"><strong>ATTREZZATURE DI FORTUNA</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p><strong>TIMONE DI FORTUNA </strong></p>
<p> </p>
<p>Sono due le avarie di prima grandezza per cui si dovrà attrezzare un</p>
<p> </p>
<p>dispositivo che permetta di fare rotta e rientrare in un porto: la</p>
<p> </p>
<p>perdita del timone e il disalberamento.</p>
<p> </p>
<p>In teoria è possibile governare l&#8217;imbarcazione anche senza timone,</p>
<p> </p>
<p>giocando sulle scotte delle vele di prua e di poppa. A bordo di una</p>
<p> </p>
<p>deriva è abbastanza facile; non cosi per una imbarcazione da crociera,</p>
<p> </p>
<p>salvo il caso che abbia chiglia lunga e ottima stabilità. L&#8217;imbarcazio­ne</p>
<p> </p>
<p>con chiglia corta e timone situato lontano a poppa tiene la rotta con</p>
<p> </p>
<p>buona stabilità, finché ha il suo timone; ma non la tiene più ap­pena lo</p>
<p> </p>
<p>perde. In queste condizioni governare un&#8217;imbarcazione per mez­zo</p>
<p> </p>
<p>delle sole scotte diventa, in pratica, impossibile.</p>
<p> </p>
<p>Mi è capitata questa avaria a bordo del Pen Duick II mentre</p>
<p> </p>
<p>partecipavamo alla regata Bermude-Copenaghen. Eravamo 450 miglia</p>
<p> </p>
<p>a sud di Saint-Pierre e Miquelon. Correvamo a gran lasco, con</p>
<p> </p>
<p>spinnaker grande e spinnaker di mezzana; l&#8217;imbarcazione governava</p>
<p> </p>
<p>bene, non ri­chiedeva sforzi sulla barra; ma tutt&#8217;a un tratto ho sentito</p>
<p> </p>
<p>la barra com­pletamente molle, e l&#8217;imbarcazione si è messa a orzare.</p>
<p> </p>
<p>L&#8217;anima del ti­mone &#8211; non calcolata in misura abbastanza robusta e il</p>
<p> </p>
<p>cui metallo, in­fatti, si era affaticato &#8211; aveva finito col cedere, in capo a</p>
<p> </p>
<p>parecchie migliaia di miglia, proprio un giorno in cui non le si</p>
<p> </p>
<p>richiedevano dei grossi sforzi.</p>
<p> </p>
<p>Abbiamo subito congegnato una specie di remo, per mezzo di un</p>
<p> </p>
<p>tangone di spinnaker e di due paglioli. Queste due tavolette di</p>
<p> </p>
<p>compen­sato vennero poste a V a un&#8217;estremità del tangone. Per</p>
<p> </p>
<p>tenerle insieme &#8216;con qualche fissaggio al vertice della V, e per</p>
<p> </p>
<p>assicurarle al tangone, si sfruttarono i fori che servono a sollevarle dal</p>
<p> </p>
<p>pagliolato. In questo modo non abbiamo avuto da segare o forare e</p>
<p> </p>
<p>tutto il materiale è risultato riutilizzabile tal quale. Un nostro</p>
<p> </p>
<p>compagno d&#8217;equipaggio, non convin­to di questo sistema, avrebbe</p>
<p> </p>
<p>voluto praticare un&#8217;intaccatura nello spec­chio di poppa, segare il boma</p>
<p> </p>
<p>di mezzana, ecc.: molti danni, in vista di un sistema complicatissimo,</p>
<p> </p>
<p>di cui nessuno, del resto, ha capito un&#8217;ac­cidente.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 143</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Il nostro, molto semplice, non funzionava poi tanto male. Ave­vamo</p>
<p> </p>
<p>assicurato, verso l&#8217;altra. estremità del tangone, e perpendicolar­mente</p>
<p> </p>
<p>allo stesso, un pezzo di legno che serviva a far restare verticali le</p>
<p> </p>
<p>tavole, che tendevano invece a mettersi in piatto sull&#8217;acqua. Il tango­</p>
<p> </p>
<p>ne, nel punto in cui era rizzato sullo specchio di poppa, era ben</p>
<p> </p>
<p>fasciato di stracci, per evitare il logorio del legno. Una cima impediva</p>
<p> </p>
<p>che il tango ne scivolasse verso poppa. Unico inconveniente era il</p>
<p> </p>
<p>fatto che non potessimo superare 5 nodi, perché in tal caso, anche</p>
<p> </p>
<p>mettendocisi in due, questa specie di remo di governo risultava troppo</p>
<p> </p>
<p>faticoso da maneggiar­si. Riducevamo allora la velatura, allo scopo di</p>
<p> </p>
<p>non superare quella velocità. Abbiamo facilmente raggiunto Saint</p>
<p> </p>
<p>Pierre, in questo modo, in cinque giorni.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Ovviamente la moderata grandezza del Pen Duick II (6,5 t) facilita­va</p>
<p> </p>
<p>la cosa. Su una grossa imbarcazione, sarebbe diverso. Bisognerà</p>
<p> </p>
<p>continuare ad attenersi, credo, a questo principio del remo di</p>
<p> </p>
<p>governo, per la facilità di tradurlo in pratica. Il lavoro, però, sarà più</p>
<p> </p>
<p>complicato, perché occorrerà fissare al tangone delle superfici</p>
<p> </p>
<p>piuttosto grandi, e l&#8217;u­nione dovrà essere ben solida perché gli sforzi</p>
<p> </p>
<p>saranno considerevoli. Il modo di armarlo dipenderà da che cosa si ha</p>
<p> </p>
<p>a bordo. Durante la re­gata intorno al mondo a bordo del Kriter II,</p>
<p> </p>
<p>Olivier de Kersauson, aven­do perduto il timone, ne ha fabbricato uno</p>
<p> </p>
<p>fissando su un tangone delle lamiere di alluminio. Si può provvedere</p>
<p> </p>
<p>all&#8217;unione e al montaggio per mezzo di bulloni ma, disponendo di una</p>
<p> </p>
<p>pistola sparachiodi, questa rap­presenta ovviamente il mezzo più</p>
<p> </p>
<p>semplice per fare un buon lavoro. Purtroppo, è raro che a bordo si</p>
<p> </p>
<p>abbiano delle lamiere.</p>
<p> </p>
<p>Una volta che questo remo sia stato confezionato, vari fattori &#8211; pe­so</p>
<p> </p>
<p>del tangone, sforzo da esercitare per far evoluire l&#8217;imbarcazione,</p>
<p> </p>
<p>altezza a cui l&#8217;estremità da manovrare verrà a trovarsi sopra la</p>
<p> </p>
<p>coperta &#8211; ­rendono proibitivo il governo a mano da parte del timoniere.</p>
<p> </p>
<p>Bisognerà disporre un paranco da entrambi i lati. Purtroppo i paranchi</p>
<p> </p>
<p>tireranno verso il basso e avranno tendenza a far uscire dall&#8217;acqua la</p>
<p> </p>
<p>pala. Sarà quindi necessario sorreggere l&#8217;estremità del tangone con</p>
<p> </p>
<p>un cavo dato volta sullo strallo di poppa.</p>
<p> </p>
<p>Se vi capita questa avaria, non credetevi in pericolo, salvo che</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;infortunio si produca vicino a una costa verso la quale il vento vi</p>
<p> </p>
<p>spinge. Niente S.O.S., niente razzi: cercate di cavarvela da soli.</p>
<p> </p>
<p>Ricordate che la presa a rimorchio di uno yacht da parte di un</p>
<p> </p>
<p>mercantile si dimostra solitamente catastrofica. La nave non ha tempo</p>
<p> </p>
<p>di rimorchiarvi abbastan­za adagio. E nel passaggio del cavo di</p>
<p> </p>
<p>rimorchio è anche più che pro­babile un abbordo. Eccetto che ci sia</p>
<p> </p>
<p>calma piatta di mare (caso raro), scafo e attrezzatura patiranno non</p>
<p> </p>
<p>pochi guai. Se volete cavarvela con il minimo di avarie, sbrigatevela</p>
<p> </p>
<p>da soli.</p>
<p> </p>
<p>Può dirsi lo stesso in caso di disalberamento. Armatevi di pazienza,</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 145</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>sacrificate tutto il tempo che occorre; ma rientrate in un porto con i</p>
<p> </p>
<p>vo­stri mezzi.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ALBERO DI FORTUNA </strong></p>
<p> </p>
<p>Due possono essere i casi: quello in cui rimane un troncone del­l&#8217;albero</p>
<p> </p>
<p>e quello in cui non ne rimane affatto, sia perché l&#8217;albero si è spezzato</p>
<p> </p>
<p>a livello della coperta, sia perché, essendo posato sulla co­perta</p>
<p> </p>
<p>stessa, è stato spazzato completamente via.</p>
<p> </p>
<p>Il primo caso può considerarsi favorevole, in quanto permetterebbe di</p>
<p> </p>
<p>attrezzare qualcosa di abbastanza notevole; ma avrete forse parecchi</p>
<p> </p>
<p>fastidi per neutralizzare la testa d&#8217;albero o per sbarazzarvene. Spesso,</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>negli alberi costruiti in lega leggera, la rottura non è completa e un</p>
<p> </p>
<p>pez­zo di metallo continua a tenere unite le due parti dell&#8217;albero.</p>
<p> </p>
<p>Ammesso che la rottura sia completa, le drizze interne collegheranno</p>
<p> </p>
<p>tuttavia i due tronconi. Si potrà tentare di filarle; ma in genere si</p>
<p> </p>
<p>incattiveranno nel punto di rottura, continuando a trattenere i pezzi.</p>
<p> </p>
<p>Anche quando la rottura avviene sotto le crocette basse, più in su</p>
<p> </p>
<p>della coperta, è probabile che, a sua volta, la parte inferiore cederà a</p>
<p> </p>
<p>livello del ponte. Ci è accaduto proprio questo sul Pen Duick VI al</p>
<p> </p>
<p>largo dei Glénans. Rimaneva un troncone di circa 5-6 metri che usciva</p>
<p> </p>
<p>dal ponte, e la parte superiore dell&#8217;albero era trattenuta dalle drizze</p>
<p> </p>
<p>in­terne. Quella massa di attrezzatura, trascinandosi in acqua su un</p>
<p> </p>
<p>fianco dell&#8217;imbarcazione, le impediva di scarrocciare, costituendo</p>
<p> </p>
<p>un&#8217;ancora gal­leggiante che esercitava una forte trazione laterale sulla</p>
<p> </p>
<p>cima del tron­co inferiore. Il quale, non sostenuto da alcuna sartia, si è</p>
<p> </p>
<p>infine rotto, proprio sopra il punto dove le cavatoie di uscita delle</p>
<p> </p>
<p>drizze indebolisco­no il profilo. Ciò è avvenuto solo in capo a qualche</p>
<p> </p>
<p>minuto, mentre co­minciavamo a liberare la randa dal boma. In un</p>
<p> </p>
<p>caso simile, quindi, bi­sogna avere ben presente la probabilità della</p>
<p> </p>
<p>seconda rottura, e non mettersi là dove, quando accade, si può</p>
<p> </p>
<p>ricevere qualcosa in testa. Bi­sogna evitare anche di arrampicarsi a far</p>
<p> </p>
<p>lavori sulla rottura, prima di avere consolidato quella parte dell&#8217;albero.</p>
<p> </p>
<p>Se la rottura avviene sopra le crocette, le sartie basse continueran­no</p>
<p> </p>
<p>a sostenere bene la parte bassa dell&#8217;albero. Può darsi che la rottura si</p>
<p> </p>
<p>produca cosi in alto che la testa d&#8217;albero venga a trovarsi sopra la</p>
<p> </p>
<p>coperta. Dondolerà pericolosamente, e bisognerà rizzarla saldamente</p>
<p> </p>
<p>lun­go la parte bassa. Ho visto prodursi un caso di questo genere in un</p>
<p> </p>
<p>groppo violento davanti a Newport, mentre ero alla barra del 12 m SI</p>
<p> </p>
<p>Constellation. La testa d&#8217;albero arrivava poco più in su della coperta;</p>
<p> </p>
<p>ciò semplificava le cose per rizzarla, e non c&#8217;era mar grosso.</p>
<p> </p>
<p>Se la testa d&#8217;albero è finita in acqua, secondo il peso della lunghez­za</p>
<p> </p>
<p>che è in mare, sarà possibile o impossibile riportarla sopra coperta.</p>
<p> </p>
<p>Occorrerà cercare di disgiungere la randa di maestra dall&#8217;albero, e</p>
<p> </p>
<p>pro­babilmente ciò non sarà facile, perché bisognerà certamente</p>
<p> </p>
<p>arrampi­carsi a tagliare la ralinga o le legature dei garrocci lungo la</p>
<p> </p>
<p>parte infe­riore dell&#8217;albero, cosi che la parte alta della vela possa</p>
<p> </p>
<p>scorrere verso la testa d&#8217;albero. Se questa è in acqua, il recupero</p>
<p> </p>
<p>della randa rischia di diventare difficile, forse impossibile. Quanto alla</p>
<p> </p>
<p>testa d&#8217;albero, è van­taggioso che si riesca a recuperarla a bordo,</p>
<p> </p>
<p>perché permetterà di riat­trezzare un&#8217;altezza d&#8217;albero sulla quale si</p>
<p> </p>
<p>potrà spiegare una superficie di vela abbastanza notevole. In</p>
<p> </p>
<p>condizioni di cattivo tempo, bisognerà probabilmente aspettare un</p>
<p> </p>
<p>miglioramento prima di poter mandare qual­cuno a lavorare sul punto</p>
<p> </p>
<p>della rottura.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong> </strong></p>
<p>FOTO A PAG. 147</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Se questa si trova abbastanza più in su delle crocette, ci sarà da</p>
<p> </p>
<p>compiere un&#8217;operazione discretamente sportiva, montando a riva fin li</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>a fissare un bozzello in cui inferi re una drizza per il balzo. Con ciò, il</p>
<p> </p>
<p>più difficile è fatto. Forse bisognerà procedere in due riprese: fissare</p>
<p> </p>
<p>un primo bozzello provvisorio, che permetterà di lavorare sul balzo e</p>
<p> </p>
<p>fis­sarne più seriamente un secondo, la cui legatura non passi sulla</p>
<p> </p>
<p>parte dell&#8217;albero che è da tagliare. Infatti, per impedire alla prima</p>
<p> </p>
<p>legatura di scivolare, e data la necessità di fare alla svelta, si sarà</p>
<p> </p>
<p>certamente do­vuto farla passare sul punto della rottura. Attrezzato il</p>
<p> </p>
<p>bansigo, sarà facile eliminare tutto ciò che collega l&#8217;una all&#8217;altra le due</p>
<p> </p>
<p>parti dell&#8217;al­bero. Le drizze verranno troncate (oppure disimpegnate,</p>
<p> </p>
<p>se è possibile farle scorrere) e le parti dell&#8217;albero che non si sono rotte</p>
<p> </p>
<p>verranno ta­gliate con il seghetto. Non si dimentichi di armare per</p>
<p> </p>
<p>prima cosa un bozzello, con una drizza data volta sulla parte superiore</p>
<p> </p>
<p>dell&#8217;albero e tesata in modo da impedire che essa caschi brutalmente</p>
<p> </p>
<p>in coperta. Cosi si potrà recuperarla pian piano. Prima di ciò, si</p>
<p> </p>
<p>saranno smontate an­che le crocette. Serviranno di nuovo, a meno che</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;albero abbia due piani di crocette, nel qual caso si riutilizzeranno,</p>
<p> </p>
<p>probabilmente, quelle superiori.</p>
<p> </p>
<p>In generale si recupererà la testa d&#8217;albero verso l&#8217;addietro. Cosi, per</p>
<p> </p>
<p>lavorare, si avrà a disposizione tutta la parte di coperta fra il piè</p>
<p> </p>
<p>d&#8217;albero e il pulpito di poppa. Viceversa, se si è recuperata la testa</p>
<p> </p>
<p>d&#8217;al­bero verso prora, bisognerà arretrare il troncone, per poter</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 148</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>lavorare co­me si deve.</p>
<p> </p>
<p>In entrambi i casi il metodo per rialberare sarà identico. Bisogna per</p>
<p> </p>
<p>prima cosa riattrezzare un padiglione e delle drizze. Poi si accoppia la</p>
<p> </p>
<p>parte inferiore del tronco ne recuperato contro il pezzo che esce dal</p>
<p> </p>
<p>ponte, sia con una trincatura sia con biette di legno. Gli stralli di pro­ra</p>
<p> </p>
<p>e di poppa passeranno ciascuno in un bozzello al punto di mura e a</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>poppa dell&#8217;imbarcazione. Lo strallo poppiero (paterazzo) può essere</p>
<p> </p>
<p>doppio e allora ciascuno dei cavi passa in un bozzello a murata.</p>
<p> </p>
<p>Secon­do i casi si teserà col winch sia lo strallo prodiero, sia quello</p>
<p> </p>
<p>poppie­ro o i paterazzi, filando, al bisogno, lo strallo poppiero o i</p>
<p> </p>
<p>paterazzi oppure lo strallo prodiero.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 149</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> Se si è previsto soltanto uno</p>
<p> </p>
<p>strallo prodiero, occorrerà sostenere l&#8217;albero lateralmente con una</p>
<p> </p>
<p>cima per ciascuna ban­da. Quando l&#8217;albero è ben verticale, e se la sua</p>
<p> </p>
<p>altezza vi accontenta, potete fermarvi a questo. Si tesino bene gli</p>
<p> </p>
<p>stralli e si aggiustino le sartie.</p>
<p> </p>
<p>Se l&#8217;altezza non basta, si può issare il tronco ne superiore lungo il</p>
<p> </p>
<p>tronco basso dell&#8217;albero cosi come si ghinda un alberetto di</p>
<p> </p>
<p>controranda nelle attrezzature auriche. Per questa operazione</p>
<p> </p>
<p>bisognerà sgobbare; ma, se si è lontani da un porto, ne vale la pena.</p>
<p> </p>
<p>Sui lati e in alto del tronco basso bisognerà armare, da una banda,</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;estremità di un cavo e, dall&#8217;al­tra, un bozzello. A questo fine sarà</p>
<p> </p>
<p>forse necessario praticare dei fori per poter fare delle legature in cavo</p>
<p> </p>
<p>di acciaio.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 150</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> Un altro bozzello sarà assicurato alla rabazza (al piede)</p>
<p> </p>
<p>della parte superiore. Dunque il ca­vo, sia metallico, sia tessile, partirà</p>
<p> </p>
<p>da un lato della testa del tronco basso, farà via nel bozzello al piede</p>
<p> </p>
<p>del troncone superiore, poi nel bozzello armato in testa al tronco</p>
<p> </p>
<p>basso e infine in un bozzello armato in coperta, prima di arrivare a un</p>
<p> </p>
<p>winch. In questo modo, allascando quanto basta gli stralli e, se ci</p>
<p> </p>
<p>sono, le cime laterali e alando con il winch la manovra che si è ora</p>
<p> </p>
<p>guarnita, si può issare la parte superiore dell&#8217;albero. Se temete che il</p>
<p> </p>
<p>cavo o i bozzelli non abbiano resistenza suf­ficiente per incassare la</p>
<p> </p>
<p>compressione cui sarà sottoposta, in navigazio­ne, la parte superiore,</p>
<p> </p>
<p>potete porre un buono sbirro di cavo metallico, che fa via nelle tacche</p>
<p> </p>
<p>in testa del tronco basso e sotto il piede dell&#8217;al­bero superiore. Per</p>
<p> </p>
<p>mettere lo sbirro in tensione si allascherà il cavo che è servito a</p>
<p> </p>
<p>issare. Si accoppieranno le due parti dell&#8217;albero cingen­dole con una</p>
<p> </p>
<p>legatura ben trincata al torcitoio. Si teseranno a ferro gli stralli e si</p>
<p> </p>
<p>regoleranno le sartie. Per riutilizzare gli arridatoi bisognerà rifare una</p>
<p> </p>
<p>gassa. Vi si provvederà con dei morsetti (è sempre utile aver­ne una</p>
<p> </p>
<p>piccola riserva a bordo) oppure, se non se ne hanno, con legature ben</p>
<p> </p>
<p>fatte, che non scivolino. Se le sartie hanno gli arridatoi inseriti,</p>
<p> </p>
<p>bisognerà tagliarle e intugliarle alla lunghezza voluta per mezzo di gas</p>
<p> </p>
<p>se l&#8217;una nell&#8217;altra.</p>
<p> </p>
<p>Adesso si potrà alzare su quest&#8217;albero, a proravia un piccolo fioc­co e a</p>
<p> </p>
<p>poppavia la randa terzarolata, qualora sia stato possibile recupe­rarla</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 151</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>in buone condizioni, o la randa di cappa, oppure un fiocco, che verrà</p>
<p> </p>
<p>ad avere l&#8217;angolo di scotta molto in alto e dovrà essere bordato per</p>
<p> </p>
<p>mezzo di un bozzello fissato sullo strallo o meglio sui due stralli di</p>
<p> </p>
<p>pop­pa. È anche possibile alzare un fiocco in cui l&#8217;inferitura diventa la</p>
<p> </p>
<p>ca­duta poppiera; ma il rendimento sarà pessimo.</p>
<p> </p>
<p>Se ci si ritrova rasati come un pontone e se dell&#8217;albero non c&#8217;è modo</p>
<p> </p>
<p>di recuperare nulla, come avviene spesso, purtroppo, quando si tratta</p>
<p> </p>
<p>di un&#8217;imbarcazione grande, allora si può alberare il boma, se è rimasto</p>
<p> </p>
<p>a bordo, oppure alberare i tangoni, che, nelle attrezzature mo­derne,</p>
<p> </p>
<p>sono spesso più lunghi del boma. Abbiamo fatto appunto questo sul</p>
<p> </p>
<p>Pen Duick VI. Si procede nel modo seguente.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p>FOTO A PAG. 152</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> La base dei tangoni viene fissata, rispettivamente, alle landre</p>
<p> </p>
<p>dell&#8217;una e dell&#8217;altra banda.</p>
<p> </p>
<p>Si collegano fra loro le varee con una buona legatura. Vi si armano gli</p>
<p> </p>
<p>stralli di prua e di poppa e vi si attrezzano due bozzelli di drizza. In</p>
<p> </p>
<p>questo modo abbiamo potuto alzare a proravia la tempestina e a</p>
<p> </p>
<p>poppavia la randa di cappa con l&#8217;inferitura come bordame. Non è</p>
<p> </p>
<p>molto, certo. Ma per fortuna, dato che il Pen Duick VI è un ketch,</p>
<p> </p>
<p>avevamo anche l&#8217;albero di mezzana e ciò, alle andature larghe, ci</p>
<p> </p>
<p>dava ugualmente una buona superficie velica, grazie alla carbonera.</p>
<p> </p>
<p>Sarebbe difficile per uno sloop contentarsi delle vele che si possono</p>
<p> </p>
<p>spiegare con questo metodo.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 153</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Si possono in tal caso intestare i due tangoni. Una legatura che passa</p>
<p> </p>
<p>nelle due ferramenta sopporterà la compressione e una trincatura ben</p>
<p> </p>
<p>stretta con un torcitoio le manterrà l&#8217;una contro l&#8217;altra. Come sartiame</p>
<p> </p>
<p>la testa del tangone inferiore avrà uno strallo basso o due sartie a</p>
<p> </p>
<p>prora­via e due sartie basse a poppavia. Secondo il tipo, sarà</p>
<p> </p>
<p>necessario op­pure no togliere la ferramenta dall&#8217;estremità del tangone</p>
<p> </p>
<p>che si appog­gia sulla coperta.</p>
<p> </p>
<p>Senza dubbio questa attrezzatura sarà fragile e, se c&#8217;è vento,</p>
<p> </p>
<p>bisognerà avere dei riguardi.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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<p><strong> </strong></p>
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<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>UOMO IN MARE</strong></p>
<p> </p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>COME RECUPERARE UN UOMO IN MARE </strong></p>
<p> </p>
<p>Principio fondamentale: conservare il sangue freddo,in modo da</p>
<p> </p>
<p>effettuare la manovra nell&#8217;ordine, e con metodo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Fasi </strong></p>
<p> </p>
<p>1) Lanciare la boetta con asta da segnale, se ce n&#8217;è una a bordo.</p>
<p> </p>
<p>2) Adibire un uomo d&#8217;equipaggio alla vigilanza dell&#8217;uomo in mare.</p>
<p> </p>
<p>Non dovrà assolutamente staccare gli occhi da lui, perché non c&#8217;è</p>
<p> </p>
<p>nulla di più difficile che individuare un puntolino in mezzo alle onde,</p>
<p> </p>
<p>quando lo si è perso di vista.</p>
<p> </p>
<p>3) Contemporaneamente a 1 e 2 il timoniere viene ,rapidamente con</p>
<p> </p>
<p>vento al traverso in rapporto al vento vero.</p>
<p> </p>
<p>4) Correre cosi per alcune lunghezze dell&#8217;imbarcazione, poi venire con</p>
<p> </p>
<p>vento in poppa.</p>
<p> </p>
<p>5) Strambare, poi orzare fino a vento al traverso, dirigendo su un</p>
<p> </p>
<p>punto sottovento all&#8217;uomo.</p>
<p> </p>
<p>6) Venire con vento in prua senza dirigere sull&#8217;uomo, bisogna</p>
<p> </p>
<p>oltrepassarlo un poco. Si valuta un tratto più corto di quello</p>
<p> </p>
<p>necessario per fermarsi. Cosi si oltrepasserà l&#8217;uomo.</p>
<p> </p>
<p>7) Virare tenendo il fiocco a collo per trovarsi alla cappa sopravven­to</p>
<p> </p>
<p>all&#8217;uomo. Cosi si scarroccerà sull&#8217;uomo con vento al traverso,</p>
<p> </p>
<p>toccando, se occorre, la scotta della randa.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Modalità della manovra </strong></p>
<p> </p>
<p>Non bisogna arrivare addosso all&#8217;uomo con vento in prua, perché, nel</p>
<p> </p>
<p>beccheggio, si rischia di ucciderlo o massacrarlo con un colpo di</p>
<p> </p>
<p>tagliamare. C&#8217;è vantaggio a terminare la manovra alla cappa,</p>
<p> </p>
<p>sopravven­to all&#8217;uomo, poiché sarà più facile riprenderlo a bordo in</p>
<p> </p>
<p>quanto l&#8217;im­barcazione scarroccerà verso di lui. Si sono visti spesso</p>
<p> </p>
<p>degli uomini che non ce la fanno a rimontare a bordo, neanche con</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;aiuto dell&#8217;equi­paggio. Se i membri di quest&#8217;ultimo sono sportivi, non</p>
<p> </p>
<p>ci sono proble­mi; ma, nel caso di gente fisicamente malandata, c&#8217;è da</p>
<p> </p>
<p>aspettarsi che non sia in grado di issare a bordo un uomo corpulento</p>
<p> </p>
<p>e stremato di forze.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 157</p>
<p> </p>
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<p> </p>
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<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Perciò, senza perdere tempo stupidamente in vani sforzi, biso­gnerà</p>
<p> </p>
<p>prendere una drizza (quella dello spinnaker sarà la più adatta) e</p>
<p> </p>
<p>incocciarla alla cintura di sicurezza, se l&#8217;uomo in mare l&#8217;ha indosso,</p>
<p> </p>
<p>op­pure a una cima che gli si sarà imbracata sotto le ascelle. In questo</p>
<p> </p>
<p>caso bisognerà pur sempre che egli abbia la forza di tenere le braccia</p>
<p> </p>
<p>abbas­sate, per impedire che la cima scivoli. Poi verrà issato col winch.</p>
<p> </p>
<p>Si può anche gettargli il bansigo, se è in grado di farselo passare sotto</p>
<p> </p>
<p>i piedi e sedervisi; ma ciò presuppone che l&#8217;uomo stia a galla con una</p>
<p> </p>
<p>certa scioltezza.</p>
<p> </p>
<p>Durante la manovra è importantissimo che si sappia in ogni momen­to</p>
<p> </p>
<p>dov&#8217;è l&#8217;uomo. Se appena lo si perde di vista, può darsi che non lo si</p>
<p> </p>
<p>ritroyi più, nei cavi delle onde, se c&#8217;è un po&#8217; di mare. E dunque assai</p>
<p> </p>
<p>opportuno che a bordo ci sia del buon materiale di segnalazione: di</p>
<p> </p>
<p>giorno, un&#8217;asta da segnale ormeggiata alla boetta, di notte una</p>
<p> </p>
<p>potente fonte luminosa ad accensione automatica, anch&#8217;essa</p>
<p> </p>
<p>ormeggiata alla boet­ta. Ci vuole del tempo, per lanciare la boetta e,</p>
<p> </p>
<p>se l&#8217;imbarcazione cor­re veloce, la boetta stessa cadrà dunque a</p>
<p> </p>
<p>qualche distanza dall&#8217;uomo. Se c&#8217;è vento forte, scarroccerà più</p>
<p> </p>
<p>velocemente di lui, che dal canto suo non potrà nuotare verso di essa.</p>
<p> </p>
<p>Perciò le si aggiunge anche una piccola ancora galleggiante, che ne</p>
<p> </p>
<p>limita lo scarroccio.</p>
<p> </p>
<p>Si può mancare la manovra. Ciò non toglie che si passerà ugualmen­te</p>
<p> </p>
<p>a qualche metro dall&#8217;uomo. Bisogna quindi avere pronta una cima da</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p>FOTO A PAG. 158</p>
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<p>FOTO A PAG. 159</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>gettare, se il naufrago può agguantarla e ha la forza di trattenerla: in</p>
<p> </p>
<p>questo modo si potrà riportarlo lungo il bordo, senza dover rifare il</p>
<p> </p>
<p>giro.</p>
<p> </p>
<p>Il caso più fastidioso, evidentemente, è quello in cui c&#8217;è vento e si</p>
<p> </p>
<p>corre in poppa sotto spinnaker. Se, per orzare, si aspettasse di avere</p>
<p> </p>
<p>ammainato lo spinnaker, si farebbe troppo cammino. Si filerà subito il</p>
<p> </p>
<p>braccio del tango ne per portarlo verso prua e contemporaneamente il</p>
<p> </p>
<p>timoniere verrà con vento al traverso. Allora si ammainerà lo</p>
<p> </p>
<p>spinnaker, si stiverà il tangone e si alzerà nuovamente una vela di</p>
<p> </p>
<p>prua, in mo­do da poter prendere la cappa nel finale. Nel frattempo si</p>
<p> </p>
<p>sarà compiuto il piccolo circuito normale: vento in poppa, strambata,</p>
<p> </p>
<p>vento al traverso.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p>FOTO A PAG. 160</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Bisogna esercitarsi alla manovra d&#8217;uomo in mare, allenandosi a</p>
<p> </p>
<p>tornare su un gavitello lanciato in acqua. Occorre averla compiuta</p>
<p> </p>
<p>anche con cattivo tempo, per non farsi sorprendere e fermarsi troppo</p>
<p> </p>
<p>corti in finale. Con vento in prua, se c&#8217;è vento fresco e mare agitato,</p>
<p> </p>
<p>ci si stu­pirà della breve distanza che occorre per fermarsi. Purtroppo,</p>
<p> </p>
<p>quando c&#8217;è cattivo tempo, si esiterà ad allenarsi in questo modo e, in</p>
<p> </p>
<p>definiti­va, si rinuncerà. È davvero un peccato.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>RIMORCHIO</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p><strong>COME RIMORCHIARE UNA IMBARCAZIONE </strong></p>
<p> </p>
<p>I modi per rimorchiare un&#8217;imbarcazione sono due: il rimorchio af­</p>
<p> </p>
<p>fiancato e il rimorchio di punta.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Rimorchio affiancato </strong></p>
<p> </p>
<p>Il rimorchio affiancato deve considerarsi «di manovra ». Consente</p>
<p> </p>
<p>infatti delle evoluzioni strette, dei giri sul posto. E, soprattutto,</p>
<p> </p>
<p>permet­te di spegnere rapidamente l&#8217;abbrivo del rimorchiato, per</p>
<p> </p>
<p>fermarsi mol­to presto. Sarà dunque questo il tipo da scegliere ogni</p>
<p> </p>
<p>volta che occorra manovrare in un porto, purché la potenza del</p>
<p> </p>
<p>motore del rimorchiante sia sufficiente. In caso contrario, tutto il</p>
<p> </p>
<p>complesso rischia di trovarsi a governare molto male. Per esempio,</p>
<p> </p>
<p>un&#8217;imbarcazione a vela con motore ausiliario governerà con difficoltà</p>
<p> </p>
<p>accoppiata con un&#8217;altra imbarcazione a vela, della medesima</p>
<p> </p>
<p>grandezza, il cui motore è in avaria.</p>
<p> </p>
<p>L&#8217;ormeggio del rimorchiante deve effettuarsi sull&#8217;addietro del</p>
<p> </p>
<p>rimorchiato. Questo principio è molto importante ai fini delle qualità</p>
<p> </p>
<p>evolutive del complesso. Ovviamente il timone del rimorchiante, per</p>
<p> </p>
<p>essere effica­ce, deve trovarsi alla stessa altezza della poppa del</p>
<p> </p>
<p>rimorchiato. E in questo caso sarà infatti quest&#8217;ultimo che governerà,</p>
<p> </p>
<p>trovandosi nei filetti d&#8217;acqua del elica del primo. L&#8217;ormeggio si</p>
<p> </p>
<p>effettuerà, a prua, con un cavo di prua e uno spring e, a poppa, con</p>
<p>un traversino. Affinché le due im­barcazioni non abbiano troppo gioco</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;una rispetto all&#8217;altra, quando il ri­morchiante passerà da macchina</p>
<p> </p>
<p>avanti a macchina indietro o viceversa, occorre che tutte queste cime</p>
<p> </p>
<p>siano ben tesate. Se non sono armate su qualche winch, cosa che</p>
<p> </p>
<p>consente di provvedere a tesarle correttamente, si dovrà farlo a</p>
<p> </p>
<p>mano, tesando bene i cavi a prua e poi facendo mac­china indietro con</p>
<p> </p>
<p>il rimorchiatore per ricuperare a fondo l&#8217;imbando del traversino a</p>
<p> </p>
<p>poppa. Non si dimentichi di dar fuori dei buoni parabordi, perché la</p>
<p> </p>
<p>pressione fra i due scafi potrà risultare piuttosto forte.</p>
<p> </p>
<p>Se l&#8217;elica o le eliche del rimorchiante sono in posizione decentrata,</p>
<p> </p>
<p>bisognerà tenerne conto, nella manovra, in relazione al rimorchiato,</p>
<p> </p>
<p>sal­vo che il rimorchiante sia cosi potente che per esso l&#8217;effetto</p>
<p> </p>
<p>dell&#8217;imbar­cazione affiancata risulti irrilevante. In particolare, il giro sul</p>
<p> </p>
<p>posto potrà effettuarsi soltanto dalla parte del rimorchiante.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 163</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Questo, grazie al suo colpetto di motore, sposterà la propria poppa</p>
<p> </p>
<p>dalla parte opposta a quel­la su cui si trova ormeggiato e, quando farà</p>
<p> </p>
<p>macchina indietro, l&#8217;evolu­zione continuerà nello stesso senso. Si dovrà</p>
<p> </p>
<p>sempre tenere bene a mente la forte azione del decentramento delle</p>
<p> </p>
<p>eliche, in tutte le manovre, quando il rimorchiatore fa macchina</p>
<p> </p>
<p>indietro. Perciò, e in dipendenza della manovra prevista, sarà spesso</p>
<p> </p>
<p>importante che il rimorchiante non si metta da un lato scelto a caso.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Rimorchio di punta </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>In mare aperto il rimorchio affiancato non è consigliabile perché, se</p>
<p> </p>
<p>c&#8217;è appena un po&#8217; di mare mosso, i parabordi rischiano di essere po­sti</p>
<p> </p>
<p>a dura prova. Il rimorchio marino, perciò, sarà sempre di punta.</p>
<p> </p>
<p>L&#8217;unico problema, in questi rimorchi, consiste nel cattivo tempo. In tal</p>
<p> </p>
<p>caso non si esiti a filare grande imbando di cavo. Se l&#8217;operazione deve</p>
<p> </p>
<p>durare a lungo, il cavo i nailon non resisterà a lo sfregamento nelle</p>
<p> </p>
<p>bocche di rancio del rimorchiante e del rimorchiato. Sarà quindi</p>
<p> </p>
<p>intugliato, a catena o cavo metallico, a entrambe le estremità. Se le</p>
<p> </p>
<p>gallocce d&#8217;ormeggio non appaiono abbastanza robuste, bisogna</p>
<p> </p>
<p>servirsi degli al­beri. Per quel che riguarda il rimorchiato, ciò non pone</p>
<p> </p>
<p>problemi di sor­ta. Sul rimorchiante, invece, la catena deve andare</p>
<p> </p>
<p>dall&#8217;albero alla boc­ca di rancio poppiera evitando le sovrastrutture e</p>
<p> </p>
<p>non disturbando la manovra se il rimorchiante è a vela. A questo</p>
<p> </p>
<p>scopo basterà assicurarla, di tanto in tanto, a dei punti solidi. Poiché</p>
<p> </p>
<p>la catena non ha elasticità, non ci sarà sfregamento e le legature non</p>
<p>si logoreranno.</p>
<p> </p>
<p>Se c&#8217;è vento e mare, passare il cavo di rimorchio è operazione</p>
<p> </p>
<p>discretamente spinosa. Mi è capitato cosi di dover dare il rimorchio a</p>
<p> </p>
<p>un&#8217;imbarcazione a motore, con un vento di circa 25-30 nodi e mare</p>
<p> </p>
<p>mosso. Non avevamo elettricità a bordo e ciò non permetteva di</p>
<p> </p>
<p>accen­dere il motore. Non si può arrivare a bassa velocità, con vento in</p>
<p> </p>
<p>prua, per passare il cavo di rimorchio: ci si ritroverebbe fermati quasi</p>
<p> </p>
<p>istan­taneamente dal mare e dal vento, e con molta probabilità si</p>
<p> </p>
<p>rischiereb­be di abbattere sull&#8217;altra imbarcazione. Mi sono dunque</p>
<p> </p>
<p>presentato con vento al traverso, dirigendo ben sotto vento al</p>
<p> </p>
<p>motoscafo. Poi ho orzato per passare sopravvento di bolina stretta ma</p>
<p> </p>
<p>senza bordare le vele. L&#8217;im­barcazione, in questo modo, è risultata</p>
<p> </p>
<p>molto rallentata, ma continuando a governare. Col fiocco alzato era</p>
<p> </p>
<p>impossibile lanciare il rimorchio da prua e l&#8217;uomo che lo faceva era</p>
<p> </p>
<p>verso la metà dell&#8217;imbarcazione. Te­nuto conto della lunghezza del Pen</p>
<p> </p>
<p>Duick VI, il problema sta nel fat­to che &#8211; nel tempo occorrente a</p>
<p> </p>
<p>percorrere una mezza lunghezza del­l&#8217;imbarcazione (a poca velocità) –</p>
<p> </p>
<p>il motoscafo, che invece scarroccia molto velocemente, si allontana</p>
<p> </p>
<p>notevolmente sottovento. Per fortuna i destinatari si dimostrarono in</p>
<p> </p>
<p>gamba e afferrarono a volo, per un pelo, il cavo di rimorchio. Non era</p>
<p> </p>
<p>possibile, del resto, passare più vicino. Vista dal motoscafo, la prua</p>
<p> </p>
<p>del Pen Duick che si sollevava molto in alto sul mare e che ricadeva</p>
<p> </p>
<p>vicinissima era, a quanto pare, impressio­nante, come pure la scotta</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 165</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>del fiocco che sbatteva sopra le teste degli occupanti.</p>
<p> </p>
<p>Abbiate sempre a mente che è un grosso azzardo prendere il</p>
<p> </p>
<p>rimorchio da una nave da carico con uno yacht. L&#8217;imbarcazione a vela</p>
<p> </p>
<p>subirà, quasi immancabilmente, numerose avarie. Del resto il</p>
<p> </p>
<p>comandan­te del cargo rifiuterà spesso di dare il rimorchio allo yacht,</p>
<p> </p>
<p>proponendo invece, in caso di pericolo, di prendere a bordo</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;equipaggio.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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<p><strong>FOTO A PAG. 166</strong></p>
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<p><strong>FOTO A PAG. 167</strong></p>
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<p align="center"><strong>LAVORI MARINARESCHI COMUNI</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p><strong>NODI </strong></p>
<p> </p>
<p>Per manovrare correttamente, è molto importante che si sappiano</p>
<p> </p>
<p>fare alcuni nodi. Inutile sforzarsi d&#8217;imparare i molteplici nodi</p>
<p> </p>
<p>complicati descritti nei manuali di lavori marinareschi, che tolgono</p>
<p> </p>
<p>subito la voglia al principiante. In fondo basta che si sappia farne solo</p>
<p> </p>
<p>quattro, ma bene. Troppa gente si vede ancora in giro, che ha la</p>
<p> </p>
<p>pretesa di sa­per andare a vela e che si trova nell&#8217;imbarazzo appena</p>
<p> </p>
<p>deve fare un ormeggio (e fra quanti praticano la motonautica il caso è</p>
<p> </p>
<p>ancor più frequente).</p>
<p> </p>
<p>Ricordo sempre un arrivo nel porto di S. Sebastian, a bordo di uno</p>
<p> </p>
<p>yacht francese del cui equipaggio facevo parte. Da allora sono passati</p>
<p> </p>
<p>un bel po&#8217; di anni: facevo le mie primissime regate di altura. Bisogna­</p>
<p> </p>
<p>va stendere un ormeggio a banchina. Saltiamo in due nel canotto (a</p>
<p> </p>
<p>quell&#8217;epoca, in regata di altura, erano obbligatori i canotti rigidi). lo, il</p>
<p> </p>
<p>ragazzo dell&#8217;equipaggio, mi metto ai remi e l&#8217;altro, un signore che</p>
<p> </p>
<p>navi­gava da anni, si mette a poppa con in mano il cavo che ci filavano</p>
<p> </p>
<p>da bordo. Lo sbarco alla scaletta, con il suo cavo. Ebbene, non è mai</p>
<p> </p>
<p>stato capace di darle volta all&#8217;anellone. Alla fine è stato uno spagnolo</p>
<p> </p>
<p>a veni­re in suo aiuto. Era un giorno di festa del mare e le banchine</p>
<p> </p>
<p>erano gremite di persone. Ero mortificatissimo, pensando a che</p>
<p> </p>
<p>opinione dove­va essersi fatta, quella folla, di diportisti francesi. C&#8217;è da</p>
<p> </p>
<p>aggiungere che in questo episodio &#8211; a parte l&#8217;attimo di vergogna che,</p>
<p> </p>
<p>contrariamente a quel che si dice solitamente, non è ancora passato –</p>
<p> </p>
<p>non potevano prodursi conseguenze più incresciose; ma spesso si</p>
<p> </p>
<p>possono verificare degli incidenti, almeno materiali, causati da un</p>
<p> </p>
<p>ormeggio mal fatto o da un nodo che non è stato eseguito abbastanza</p>
<p> </p>
<p>alla svelta.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Gassa d&#8217;amante </strong></p>
<p> </p>
<p>Quello che probabilmente si adopera più spesso è la gassa d&#8217;aman­te.</p>
<p> </p>
<p>Viene davvero impiegata in continuazione. È appunto il nodo che</p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p>quel diportista, a San Sebastiàn, non fu in grado di fare. Lo si usa per</p>
<p> </p>
<p>confezionare una cocca, un occhio, all&#8217;estremità di una cima da</p>
<p> </p>
<p>abbitta­re. Lo stesso servirà a mettere le scotte di un fiocco, a far nodo</p>
<p> </p>
<p>scorsoio all&#8217;estremità di una borosa e in cento altre occasioni. I pregi</p>
<p> </p>
<p>di questo nodo consistono nella sua sicurezza, e nella facilità per</p>
<p> </p>
<p>scioglierlo an­che quando è stato sottoposto a forti trazioni. Però</p>
<p> </p>
<p>bisogna che sia fatto bene, cioè che si abbia avuto cura di stringerlo</p>
<p> </p>
<p>bene a mano. Troppo spesso si vedono degli uomini di bordo che non</p>
<p> </p>
<p>prendono questa pre­cauzione. Risultato: il nodo può scivolare prima di</p>
<p> </p>
<p>essersi stretto da solo, o sciogliersi se, prima di aver lavorato, viene</p>
<p> </p>
<p>scosso da una bu­gna che sbatte, oppure (cosa che accade di rado, è</p>
<p> </p>
<p>vero, ma che pur sempre accade ogni tanto) può capitare che si</p>
<p> </p>
<p>stringa male e, se ha molto lavorato, non si potrà più scioglierlo che</p>
<p> </p>
<p>con martello e caviglia d&#8217;impiombatura, dopo un quarto d&#8217;ora di sforzi.</p>
<p> </p>
<p>Dunque, niente gassa d&#8217;amante fatta a scappa e fuggi. In questo,</p>
<p> </p>
<p>come in altri elementi della manovra, occorre avere il gusto del lavoro</p>
<p> </p>
<p>ben fatto e rifinito. Ci si risparmieranno cosi molti fastidi, avendo cura</p>
<p> </p>
<p>di cose che, agli occhi di alcuni, possono sembrare dei semplici</p>
<p> </p>
<p>dettagli, ma che sono molto importanti.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Nodo di scotta </strong></p>
<p> </p>
<p>Il nodo di scotta si userà per intugliare, per unire due cavi l&#8217;uno nel</p>
<p> </p>
<p>prolungamento dell&#8217;altro. A questo scopo taluni usano il nodo piano:</p>
<p> </p>
<p>che, invece, a bordo della barca, dev&#8217;essere completamente messo al</p>
<p> </p>
<p>ban­do. Non bisogna mai adoperarlo. Se i due cavi non sono d&#8217;identica</p>
<p> </p>
<p>gros­sezza, il nodo piano scivolerà. E, se è troppo stretto, non potrà</p>
<p> </p>
<p>più sciogliersi. Il nodo di scotta ovvia a questi difetti.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>FOTO A PAG. 171</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Mezzo collo </strong></p>
<p> </p>
<p>Bisogna conoscere inoltre i mezzi colli, fra cui la volta con mezzo</p>
<p> </p>
<p>parlato, di uso corrente negli ormeggi. Si stia bene attenti al fatto che</p>
<p> </p>
<p>il cavo deve girare sempre nello stesso senso. Al fine di scioglierlo</p>
<p> </p>
<p>facilmente si userà il cavo a doppino e si faranno facilmente due</p>
<p> </p>
<p>mezzi colli ganciati.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Parlato </strong></p>
<p> </p>
<p>Infine, i parlati: sono dei mezzi colli presi su un oggetto rigido inve­ce</p>
<p> </p>
<p>di essere rifatti sul cavo stesso.</p>
<p> </p>
<p>Come si può vedere, quel che c&#8217;è da imparare non è molto difficile,</p>
<p> </p>
<p>eppure basterà per sbrogliarsela in quasi tutti i casi.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p>FOTO A PAG. 172</p>
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<p>FOTO A PAG. 173</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>Nodo di bozza </strong></p>
<p> </p>
<p>Come scelta facoltativa, aggiungerò un quinto nodo: quello di boz­za,</p>
<p> </p>
<p>che rende molti servizi e che pochi sanno fare.</p>
<p> </p>
<p>Per esempio, due cavi sono dati volta sulla medesima galloccia e si</p>
<p> </p>
<p>vuol liberare quello sottostante; ora, quello soprastante lavora, non si</p>
<p> </p>
<p>può mollarlo ed è troppo in tensione per permettere di tenerlo</p>
<p> </p>
<p>manualmente, anche per poco. Si provvederà ad abbozzarlo e ciò</p>
<p> </p>
<p>permet­terà di toglierlo dalla galloccia pur conservandogli la trazione.</p>
<p> </p>
<p>Se vi pa­re che il punto di chiamata del vostro fiocco è mal regolato, e</p>
<p> </p>
<p>deside­rate rettificarlo senza però filare completamente la scotta,</p>
<p> </p>
<p>anche in que­sto caso si abbozzerà la scotta: cosi il fiocco potrà</p>
<p> </p>
<p>continuare a lavo­rare e la scotta non sbatterà violentemente mentre</p>
<p> </p>
<p>si sposta il bozzello di scotta.</p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p>FOTO A PAG. 174</p>
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<p>FOTO A PAG. 175</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>A questo fine, si prenderà una cima qualsiasi, ma preferibilmente</p>
<p> </p>
<p>abbastanza flessibile, per fare la bozza. A bordo del Pen Duick VI ho</p>
<p> </p>
<p>una cima da 3 a 4 metri che tengo in serbo per questo uso. È un cavo</p>
<p> </p>
<p>di 24 mm (gli ormeggi e le scotte del Pen Duick VI hanno lo stesso</p>
<p> </p>
<p>diametro), fatto di legnoli di tergal intrecciato, dal quale ho tolto via</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;anima. Rimane solido a sufficienza ma cosi acquista una grande</p>
<p> </p>
<p>flessibilità, che è ideale per un nodo di bozza.</p>
<p> </p>
<p>Si dà volta a un&#8217;estremità della bozza a un punto fisso per mezzo di</p>
<p> </p>
<p>una gassa d&#8217;amante e si fa l&#8217;abbozzatura sul cavo in tensione. A</p>
<p> </p>
<p>questo scopo, la bozza farà intorno a quest&#8217;ultimo due volte tonde,</p>
<p> </p>
<p>tor­nando verso il punto fisso. Poi si ripartirà nell&#8217;altra direzione,</p>
<p> </p>
<p>facendo girare la bozza a spirale, in senso contrario alle volte tonde.</p>
<p> </p>
<p>Dopo avere preso cosi quattro o cinque colli su circa 50 cm, si</p>
<p> </p>
<p>terminerà con due mezzi colli. A questo punto si potrà mettere la</p>
<p> </p>
<p>bozza in tensione, filan­do pian piano il cavo da abbozzare e lasciando</p>
<p> </p>
<p>che il nodo si stringa progressivamente. Quando la bozza sarà in</p>
<p> </p>
<p>tensione stabilizzata, si po­trà mollare completamente il cavo.</p>
<p> </p>
<p>Dirò infine che a mio parere non si può essere considerati dei mari­nai</p>
<p> </p>
<p>se non SI sanno fare alcuni lavori di veleria e delle impiombature.</p>
<p> </p>
<p>Il diportista medio, che in crociera non naviga mai molto lontano dai</p>
<p> </p>
<p>servizi di un velaio, può fare a meno di queste conoscenze, che</p>
<p> </p>
<p>tuttavia non saranno inutili neanche per lui. Viceversa diventano</p>
<p> </p>
<p>neces­sarie per la navigazione di altura. Alla lunga il filo delle cuciture</p>
<p> </p>
<p>si lo­gora; bisogna saperle rifare quando mollano. Bisogna saper fare</p>
<p> </p>
<p>un rammendo per tappare uno strappo. Altrimenti, in capo a un po&#8217; di</p>
<p> </p>
<p>tem­po, si rischia di non avere più vele in condizioni da poter essere</p>
<p> </p>
<p>al­zate.</p>
<p> </p>
<p>Allo stesso modo, se si vuole mantenere in buono stato le manovre</p>
<p> </p>
<p>correnti, è indispensabile che si conoscano le diverse specie di</p>
<p> </p>
<p>impiom­batura, su cavo metallico e su cavo tessile.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>2) MANUALE PRATICO DELLE MANOVRE</title>
		<link>http://patentenautica.clubdelmare.com/2010/07/27/2-manuale-pratico-delle-manovre/</link>
		<comments>http://patentenautica.clubdelmare.com/2010/07/27/2-manuale-pratico-delle-manovre/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 19:14:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://patentenautica.clubdelmare.com/?p=768</guid>
		<description><![CDATA[FOTO A PAG. 63
                                      2 )  MANUALE PRATICO DELLE MANOVRE
 
 
 
 
Attrezzatura per l&#8217;ormeggio e l&#8217;ancoraggio 
 
Ogni imbarcazione dai 12-13 metri in su deve avere a prua:
 
1) Due solide gallocce. Troppe imbarcazioni ne possiedono una
 
so­la e cosi ci si trova spesso nei pasticci poiché si hanno parecchi cavi
 
dati volta alla medesima galloccia. Le gallocce devono essere piuttosto
 
grandi: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>FOTO A PAG. 63</strong></p>
<p><strong>                                     </strong><strong> 2 )  MANUALE PRATICO DELLE MANOVRE</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Attrezzatura per l&#8217;ormeggio e l&#8217;ancoraggio </strong></p>
<p> </p>
<p>Ogni imbarcazione dai 12-13 metri in su deve avere a prua:</p>
<p> </p>
<p>1) Due solide gallocce. Troppe imbarcazioni ne possiedono una</p>
<p> </p>
<p>so­la e cosi ci si trova spesso nei pasticci poiché si hanno parecchi cavi</p>
<p> </p>
<p>dati volta alla medesima galloccia. Le gallocce devono essere piuttosto</p>
<p> </p>
<p>grandi: spesso si ha bisogno di dar volta a vari cavi, l&#8217;uno sull&#8217;altro e</p>
<p> </p>
<p>talora &#8230; anche grossi.</p>
<p> </p>
<p>2) Come passacavo, due buone bocche di rancio bene</p>
<p> </p>
<p>arrotondate per non logorare i cavi.</p>
<p> </p>
<p>3) Al minimo una puleggia per la catena, ma meglio ancora due,</p>
<p> </p>
<p>per potere dar fuori due catene.</p>
<p> </p>
<p>A poppa:</p>
<p> </p>
<p>1) Due buoni passacavi.</p>
<p> </p>
<p>2) Due robuste gallocce, salvo che i winch del pozzetto possano</p>
<p> </p>
<p>ser­vire a questo scopo.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 64</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Occorre un arganello? A bordo delle imbarcazioni destinate a na­vigare</p>
<p> </p>
<p>con equipaggio numeroso, non vale la pena di armarlo in quan­to</p>
<p> </p>
<p>parecchi uomini potranno, manualmente, salpare l&#8217;ancora più rapi­</p>
<p> </p>
<p>damente che con l&#8217;arganello. Se mai l&#8217;ancora risulti incattivata è facile</p>
<p> </p>
<p>far arrivare a un grosso winch il cavo, o una cima data volta alla ca­</p>
<p> </p>
<p>tena.</p>
<p> </p>
<p>Se l&#8217;imbarcazione deve navigare con equipaggio molto ridotto, un</p>
<p> </p>
<p>buon piccolo arganello sarà utile. L&#8217;ancora verrà su lentamente; ma</p>
<p> </p>
<p>verrà su.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 65</p>
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<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>METTERE IN SECCO</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>FOTO A PAG. 68</strong></p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>PUNTELLAMENTO </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Nonostante l&#8217;ingombro dei puntelli, spesso conviene averli a bordo</p>
<p> </p>
<p>delle imbarcazioni che potrebbero doverli usare, specie in certi ma­ri,</p>
<p> </p>
<p>che sono poi la maggioranza. Si può aver bisogno di puntellare per far</p>
<p> </p>
<p>carena o per sopportare la bassa marea in ormeggi che, con l&#8217;acqua</p>
<p> </p>
<p>bassa, restano a secco. I puntelli devono essere attrezzati con una</p>
<p> </p>
<p>cima che dal piede fa via verso prua, e con un&#8217;altra verso poppa. Se</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;imbar­cazione resta in secco inclinata verso prua, bisogna regolare i</p>
<p> </p>
<p>puntelli in modo che quando sarà completamente in secco essi</p>
<p> </p>
<p>risultino perpen­dicolari al fondo.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 69</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>E’ ovvio che si prevede il puntellamento solo su fondi che, a quanto si</p>
<p> </p>
<p>sa, sono quasi lisci. Farlo su un fondo irregolare sarebbe assai perico­</p>
<p> </p>
<p>loso. Uno dei puntelli potrebbe venirsi a trovare sopra una buca. Allo­</p>
<p> </p>
<p>ra c&#8217;è il rischio che l&#8217;imbarcazione, una volta in secca, si abbatta da</p>
<p> </p>
<p>quel lato con il pericolo che il supporto del puntello venga strappato</p>
<p> </p>
<p>in­sieme con qualche pezzo di fasciame. Oppure l&#8217;imbarcazione</p>
<p> </p>
<p>sbande­rà su quel lato, quando potrebbe essere troppo tardi per farla</p>
<p> </p>
<p>sbanda­re dall&#8217;altro. Non resta che toglier via rapidamente il puntello,</p>
<p> </p>
<p>se si è ancora in tempo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p> </p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p><strong>FOTO A PAG. 70</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>RESTARE IN SECCO LUNGO UNA BANCHINA </strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Per essere certi che l&#8217;imbarcazione si appoggerà bene alla banchina la</p>
<p> </p>
<p>si fa sbandare leggermente, spostando un po&#8217; i pesi a bordo. Per</p>
<p> </p>
<p>esempio, si possono mettere in coperta, dalla parte della banchina,</p>
<p> </p>
<p>un&#8217;an­cora e la catena. Poi, per maggior sicurezza, si prenderà una</p>
<p> </p>
<p>drizza, pre­feribilmente quella dello spinnaker, perché può far forza di</p>
<p> </p>
<p>lato; le si darà volta, al traverso, su un punto fisso (anello o bitta)</p>
<p> </p>
<p>della banchina. A mano a mano che la marea calerà, si ripiglierà il</p>
<p> </p>
<p>calumo della driz­za, affinché rimanga sempre ben tesata.</p>
<p> </p>
<p>Inconveniente: ciò «incolle­rà » l&#8217;imbarcazione lungo la banchina e, se</p>
<p> </p>
<p>non si è avuta la precauzione di far sbandare un poco l&#8217;imbarcazione</p>
<p> </p>
<p>con dei pesi, questa resterà in secco molto verticalmente.</p>
<p> </p>
<p>Si può anche &#8211; purché l&#8217;imbarcazione in secco resti quasi oriz­zontale</p>
<p> </p>
<p>sulla chiglia &#8211; usare in luogo della drizza (che dev&#8217;essere re­golata a</p>
<p> </p>
<p>mano a mano che il livello del mare cala) un ormeggio fra una sartia e</p>
<p> </p>
<p>un punto fisso in banchina al traverso dell&#8217;albero: ormeg­gio che scorre</p>
<p> </p>
<p>sulla sartia. Cosi l&#8217;imbarcazione potrà restare in secco da sola, senza</p>
<p> </p>
<p>richiedere sorveglianza.</p>
<p> </p>
<p>Può darsi che le imbarcazioni con una chiglia costituita da una pin­na</p>
<p> </p>
<p>molto stretta non stiano in equilibrio su quest&#8217;ultima e cadano sulla</p>
<p> </p>
<p>prua o sulla poppa. Il Pen Duick III cadeva sulla poppa. Ciò non</p>
<p> </p>
<p>toglie­va che potessimo restare in secco lungo una banchina, a</p>
<p> </p>
<p>condizione che a terra ci fosse, molto avanti, di prua, una bitta su cui</p>
<p> </p>
<p>dar volta a una drizza dello spinnaker, allungata con un cavo. Tesando</p>
<p> </p>
<p>la drizza non c&#8217;erano più problemi per tenere verticale l&#8217;imbarcazione.</p>
<p> </p>
<p>Non occorre­vano grossi sforzi per far cambiare a volontà l&#8217;assetto</p>
<p> </p>
<p>della barca. In­fatti, esercitando la trazione sulla testa d&#8217;albero, quanto</p>
<p> </p>
<p>più orizzon­talmente possibile, si lavora con un braccio di leva molto</p>
<p> </p>
<p>rilevante. Credo che, disponendo di bitte in posizione opportuna, si</p>
<p> </p>
<p>può tenere in equilibrio sulla chiglia qualsiasi imbarcazione,</p>
<p> </p>
<p>unicamente con le drizze di testa d&#8217;albero: la drizza del fiocco verso</p>
<p> </p>
<p>prua, quella della randa verso poppa e le due drizze dello spinnaker</p>
<p> </p>
<p>parte per parte. Col Pen Duick III facilitavamo le cose restando in</p>
<p> </p>
<p>secco &#8211; quando era possibile e contrariamente alla consuetudine &#8211; con</p>
<p> </p>
<p>la poppa verso la par­te ove il fondo saliva.</p>
<p> </p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>FOTO A PAG. 71</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>INCAGLIARE</strong></p>
<p align="center"> </p>
<p align="center"> </p>
<p><strong>INCAGLIO </strong></p>
<p> </p>
<p>Non tutti gli incagli, per fortuna, sono catastrofici. In un gran nume­ro</p>
<p> </p>
<p>di casi ci si potrà disincagliare da soli e rapidamente. Nel nostro in­</p>
<p> </p>
<p>caglio sulla spiaggia di Uvéa, di cui ho fatto cenno prima, eravamo</p>
<p> </p>
<p>andati in secco parallelamente alla spiaggia, sulla quale ci spingevano</p>
<p> </p>
<p>il vento e il mare. C&#8217;erano circa 20 nodi di vento, che arrivava con un</p>
<p> </p>
<p>angolo di circa 45° a sinistra da prua. Dovevamo dunque far virare la</p>
<p> </p>
<p>barca, per trovarci di bolina, con mure a dritta, perpendicolari alla</p>
<p> </p>
<p>spiaggia e prua verso il largo. Abbiamo issato la randa di maestra,</p>
<p> </p>
<p>che, sul Pen Duick III, era la vela di poppa, tesandola e portandola</p>
<p> </p>
<p>pro­gressivamente al vento. Cosi siamo riusciti a mettere la barca con</p>
<p> </p>
<p>ven­to in prua. Issando la trinchettina a collo, bordata a dritta, la barca</p>
<p> </p>
<p>ha abbattuto a sinistra. Si è allora bordata normalmente la</p>
<p> </p>
<p>trinchettina, e si è bordata la randa di maestra in modo che la barca</p>
<p> </p>
<p>restasse perpen­dicolare alla spiaggia. Per far sbandare la barca e</p>
<p> </p>
<p>avere forza propul­siva, abbiamo issato la trinchetta e lo yankee</p>
<p> </p>
<p>grande, ammainato poi (non appena disincagliata la barca) perché,</p>
<p> </p>
<p>tenuto conto del vento, era un po&#8217; troppo ampio.</p>
<p> </p>
<p>Il Pen Duick III era veramente una barca da permettere una simile</p>
<p> </p>
<p>manovra. La chiglia corta a bulbo arrotondato da tutte le parti, è</p>
<p> </p>
<p>ideale per far ruotare su di essa un&#8217;imbarcazione arenata. Con</p>
<p> </p>
<p>un&#8217;imbarcazione a chiglia lunga non ci sarebbe stata alcuna possibilità</p>
<p> </p>
<p>di farlo. Inoltre, l&#8217;attrezzatura a goletta o quella a ketch sono</p>
<p> </p>
<p>particolarmente favorevo­li per far girare l&#8217;imbarcazione e portarla con</p>
<p> </p>
<p>la prua nel letto del vento.</p>
<p> </p>
<p><strong>DISINCAGLIO </strong></p>
<p> </p>
<p>Secondo l&#8217;imbarcazione, la manovra per disincagliarla sarà diversa.</p>
<p> </p>
<p>Risulterà più facile o meno facile e coronata oppure no da successo.</p>
<p> </p>
<p>Le imbarcazioni a chiglia lunga, salvo che non incaglino andando di</p>
<p> </p>
<p>bolina e con la marea montante, non hanno possibilità alcuna di</p>
<p> </p>
<p>cavarsene sotto vela. Se negli altri casi l&#8217;arenamento è avvenuto</p>
<p> </p>
<p>molto adagio, po­tranno senza dubbio cavarsela a motore, altrimenti</p>
<p> </p>
<p>dovranno farsi soc­correre da un rimorchiatore o stendere delle ancore</p>
<p> </p>
<p>e alarsi su quelle.</p>
<p> </p>
<p>Per le altre imbarcazioni, con chiglia mediamente lunga o corta, ec­co</p>
<p> </p>
<p>alcuni esempi di disincaglio sotto vela. In questi esempi di incaglio</p>
<p> </p>
<p>lungo una costa o su un banco, si suppone che il fondale aumenti</p>
<p> </p>
<p>nella direzione dalla quale proviene l&#8217;imbarcazione.</p>
<p> </p>
<p>Il vento soffia perpendicolarmente dalla costa e quindi la barca va in</p>
<p> </p>
<p>secco di bolina stretta. In questo caso, bisogna ammainare le ve­le</p>
<p> </p>
<p>poppiere. Allora, forse, il fiocco potrà far abbattere fino al gran lasco.</p>
<p> </p>
<p>Si isseranno di nuovo le vele poppiere, evitando che facciano orzare</p>
<p> </p>
<p>troppo presto. Non esitare, se occorre, a dare lo spinnaker.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
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<p>FOTO A PAG. 75</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Il vento viene dalla costa obliquamente e l&#8217;incaglio si produce di bo­</p>
<p> </p>
<p>lina, perpendicolarmente alla costa.</p>
<p> </p>
<p>Con un&#8217;imbarcazione a chiglia corta e attrezzatura a due alberi, si</p>
<p> </p>
<p>potrà tentare di virare in prua conservando soltanto la vela poppiera,</p>
<p> </p>
<p>bordata sopravvento. Oltrepassato il letto del vento, far abbattere:</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;im­barcazione si troverà con prua ben verso il largo, e con vento al</p>
<p> </p>
<p>tra­verso, cioè l&#8217;andatura più favorevole.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
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<p>FOTO A PAG. 76</p>
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<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 77</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Se non si riesce a oltrepassare il letto del vento, o si è a bordo di un</p>
<p> </p>
<p>cutter o di uno sloop, bisognerà cercare di far abbattere; ma cosi l&#8217;an­</p>
<p> </p>
<p>datura per liberarsi dalla costa risulterà a vento in poppa, a meno di</p>
<p> </p>
<p>poter mettere in panna. Il fiocco riuscirà a farvi abbattere soltanto</p>
<p> </p>
<p>fino al gran lasco, nelle migliori condizioni. Per potere cambiar mure</p>
<p> </p>
<p>biso­gnerà spingere il boma della randa e metterla a collo. La forza</p>
<p> </p>
<p>laterale esercitata dalla randa potrà sicuramente far oltrepassare alla</p>
<p> </p>
<p>poppa il letto del vento. Allora si potrà orzare con vento al traverso.</p>
<p> </p>
<p>Se non si sarà potuto virare in poppa cosi, lo spinnaker potrà forse «</p>
<p> </p>
<p>strapparvi via» con vento in poppa.</p>
<p> </p>
<p>Il vento soffia perpendicolarmente alla costa e ci si arena con vento in</p>
<p> </p>
<p>poppa. Bisogna ammainare le vele di prua e cercare di far orzare</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 78</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>l&#8217;imbarcazione, con le vele poppiere, fino alla bolina stretta. Si</p>
<p> </p>
<p>isseran­no nuovamente i fiocchi per partire di bolina.</p>
<p> </p>
<p>Il vento soffia obliquamente verso la costa e si va in secco a gran</p>
<p> </p>
<p>lasco. Bisogna ammainare le vele di poppa e cercare di abbattere</p>
<p> </p>
<p>met­tendo le a collo. Allora ci si potrà disincagliare con vento al</p>
<p> </p>
<p>traverso.</p>
<p> </p>
<p>È ovvio che il successo dell&#8217;operazione dipenderà in buona parte dalla</p>
<p> </p>
<p>velocità dell&#8217;imbarcazione al momento dell&#8217;incaglio e dalla natura del</p>
<p> </p>
<p>fondo. I fondi di melma sono pessimi, perché la chiglia vi si ficcherà</p>
<p> </p>
<p>profondamente, impedendo ogni rotazione. I fondi migliori so­no fatti</p>
<p> </p>
<p>di sabbia dura. Fermeranno l&#8217;imbarcazione rapidamente senza</p>
<p> </p>
<p>rovinare la chiglia, e la manovra di disincaglio ha molte probabilità di</p>
<p> </p>
<p>riuscire. E’ anche necessario che ci sia vento. Con vento debole</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;incaglio avverrà lentamente, ma le vele non avranno alcuna efficacia</p>
<p> </p>
<p>per la manovra e l&#8217;imbarcazione non si muoverà.</p>
<p> </p>
<p>Se si resta arenati e la marea sta calando, diventa necessario chie­</p>
<p> </p>
<p>dere rapidamente un aiuto esterno. Questo deve poter intervenire nei</p>
<p> </p>
<p>pochi minuti che seguono, altrimenti siamo destinati a passare li</p>
<p> </p>
<p>alcune ore ad aspettare che il mare risalga.</p>
<p> </p>
<p>Il fianco dell&#8217;imbarcazione rischia di posarsi su dei ciotoli o delle rocce.</p>
<p> </p>
<p>Occorrerà cercare di proteggerlo. Se si può andare a terra e trovare</p>
<p> </p>
<p>dei vecchi copertoni, è la cosa migliore; altrimenti bisognerà for­se</p>
<p> </p>
<p>sacrificare un paio di sacchi da vele. I materassi possono costituire</p>
<p> </p>
<p>una buona protezione, soprattutto per un&#8217;imbarcazione piccola.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 79</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Se il mare si ritira lontano, si potrà approfittarne per andare a</p>
<p> </p>
<p>stendere delle ancore che serviranno al disincaglio, avendo cura di</p>
<p> </p>
<p>affondarle bene o sistemandole in un anfratto per essere sicuri della</p>
<p> </p>
<p>loro buona tenuta.</p>
<p> </p>
<p>Se il livello del mare monta e, mentre il vento spinge la barca verso la</p>
<p> </p>
<p>costa, l&#8217;imbarcazione non vuol girare, oppure se non c&#8217;è marea,</p>
<p> </p>
<p>bisognerà dar fondo un&#8217;ancora e alare su di essa. Bisogna utilizzare</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;an­cora più robusta che c&#8217;è a bordo, con molta catena, imbarcare il</p>
<p> </p>
<p>tutto nel battellino rimorchiando un cavo, dato volta al capo della</p>
<p> </p>
<p>catena, che viene filato da bordo. Ripeto la raccomandazione di non</p>
<p> </p>
<p>cercare di rimorchiare la catena: dato il suo peso, non andreste</p>
<p> </p>
<p>lontani. Invece bisogna portare l&#8217;ancora quanto più lontano possibile.</p>
<p> </p>
<p>Se è pesante, la si metterà in bilico sulla poppa del battellino.</p>
<p> </p>
<p>Quest&#8217;ultimo subirà un po&#8217; di usura, quando si filerà la catena; ma</p>
<p> </p>
<p>non si può fare altrimenti. Non si può più far altro che sperare che i</p>
<p> </p>
<p>nostri winch si dimostrino ab­bastanza robusti e che l&#8217;ancora non ari.</p>
<p> </p>
<p>Se la speranza non si avvera, è possibile, avendo a bordo il mate­riale</p>
<p> </p>
<p>sufficiente, tentare ancora una cosa: bisogna stendere al traverso,</p>
<p> </p>
<p>sempre il più lontano possibile, una grossa ancora con un buon</p>
<p> </p>
<p>calumo di catena. Se si dispone di un salmone per zavorrare</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;estremità della catena, tanto meglio. Sul capo che torna a bordo si</p>
<p> </p>
<p>dà volta la drizza dello spinnaker, e cosi si può facilmente far</p>
<p> </p>
<p>sbandare l&#8217;imbarcazione. Continuando ad alare sull&#8217;ormeggio di</p>
<p> </p>
<p>poppa, c&#8217;è qualche probabilità di partire.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 80</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>A PAG. 81</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Con l&#8217;ancora si può anche cercare di far girare la prua per metterla</p>
<p> </p>
<p>verso il largo, e issare nuovamente le vele.</p>
<p> </p>
<p>Se ci si arena molto sbandati e con molta velocità, durante l&#8217;alta</p>
<p> </p>
<p>marea o in un posto senza marea, non sarà possibile cavarsela con i</p>
<p> </p>
<p>mezzi di bordo. Occorrerà un rimorchiatore sufficientemente robusto.</p>
<p> </p>
<p>Il rimorchio dovrà essere assicurato in un punto molto solido, che è</p>
<p> </p>
<p>so­litamente il piede dell&#8217;albero. Un&#8217;imbarcazione poco potente potrà</p>
<p> </p>
<p>anch’&#8217;essa, talvolta, cavarvi d&#8217;impaccio, facendo trazione sulla testa</p>
<p> </p>
<p>d&#8217;al­bero per mezzo della drizza dello spinnaker, che avremo unita a</p>
<p> </p>
<p>un cavo di rimorchio molto lungo. L&#8217;ideale, se si dispone di due</p>
<p> </p>
<p>imbarca­zioni a motore, è una che tira l&#8217;imbarcazione e l&#8217;altra la testa</p>
<p> </p>
<p>d&#8217;albero.</p>
<p> </p>
<p> FOTO A PAG. 82</p>
<p> </p>
<p><strong>FOTO A PAG. 63</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Attrezzatura per l&#8217;ormeggio e l&#8217;ancoraggio </strong></p>
<p> </p>
<p>Ogni imbarcazione dai 12-13 metri in su deve avere a prua:</p>
<p> </p>
<p>1) Due solide gallocce. Troppe imbarcazioni ne possiedono una</p>
<p> </p>
<p>so­la e cosi ci si trova spesso nei pasticci poiché si hanno parecchi cavi</p>
<p> </p>
<p>dati volta alla medesima galloccia. Le gallocce devono essere piuttosto</p>
<p> </p>
<p>grandi: spesso si ha bisogno di dar volta a vari cavi, l&#8217;uno sull&#8217;altro e</p>
<p> </p>
<p>talora &#8230; anche grossi.</p>
<p> </p>
<p>2) Come passacavo, due buone bocche di rancio bene</p>
<p> </p>
<p>arrotondate per non logorare i cavi.</p>
<p> </p>
<p>3) Al minimo una puleggia per la catena, ma meglio ancora due,</p>
<p> </p>
<p>per potere dar fuori due catene.</p>
<p> </p>
<p>A poppa:</p>
<p> </p>
<p>1) Due buoni passacavi.</p>
<p> </p>
<p>2) Due robuste gallocce, salvo che i winch del pozzetto possano</p>
<p> </p>
<p>ser­vire a questo scopo.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 64</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Occorre un arganello? A bordo delle imbarcazioni destinate a na­vigare</p>
<p> </p>
<p>con equipaggio numeroso, non vale la pena di armarlo in quan­to</p>
<p> </p>
<p>parecchi uomini potranno, manualmente, salpare l&#8217;ancora più rapi­</p>
<p> </p>
<p>damente che con l&#8217;arganello. Se mai l&#8217;ancora risulti incattivata è facile</p>
<p> </p>
<p>far arrivare a un grosso winch il cavo, o una cima data volta alla ca­</p>
<p> </p>
<p>tena.</p>
<p> </p>
<p>Se l&#8217;imbarcazione deve navigare con equipaggio molto ridotto, un</p>
<p> </p>
<p>buon piccolo arganello sarà utile. L&#8217;ancora verrà su lentamente; ma</p>
<p> </p>
<p>verrà su.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 65</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>METTERE IN SECCO</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>FOTO A PAG. 68</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>PUNTELLAMENTO </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Nonostante l&#8217;ingombro dei puntelli, spesso conviene averli a bordo</p>
<p> </p>
<p>delle imbarcazioni che potrebbero doverli usare, specie in certi ma­ri,</p>
<p> </p>
<p>che sono poi la maggioranza. Si può aver bisogno di puntellare per far</p>
<p> </p>
<p>carena o per sopportare la bassa marea in ormeggi che, con l&#8217;acqua</p>
<p> </p>
<p>bassa, restano a secco. I puntelli devono essere attrezzati con una</p>
<p> </p>
<p>cima che dal piede fa via verso prua, e con un&#8217;altra verso poppa. Se</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;imbar­cazione resta in secco inclinata verso prua, bisogna regolare i</p>
<p> </p>
<p>puntelli in modo che quando sarà completamente in secco essi</p>
<p> </p>
<p>risultino perpen­dicolari al fondo.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 69</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
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<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>E’ ovvio che si prevede il puntellamento solo su fondi che, a quanto si</p>
<p> </p>
<p>sa, sono quasi lisci. Farlo su un fondo irregolare sarebbe assai perico­</p>
<p> </p>
<p>loso. Uno dei puntelli potrebbe venirsi a trovare sopra una buca. Allo­</p>
<p> </p>
<p>ra c&#8217;è il rischio che l&#8217;imbarcazione, una volta in secca, si abbatta da</p>
<p> </p>
<p>quel lato con il pericolo che il supporto del puntello venga strappato</p>
<p> </p>
<p>in­sieme con qualche pezzo di fasciame. Oppure l&#8217;imbarcazione</p>
<p> </p>
<p>sbande­rà su quel lato, quando potrebbe essere troppo tardi per farla</p>
<p> </p>
<p>sbanda­re dall&#8217;altro. Non resta che toglier via rapidamente il puntello,</p>
<p> </p>
<p>se si è ancora in tempo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p> </p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p><strong>FOTO A PAG. 70</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>RESTARE IN SECCO LUNGO UNA BANCHINA </strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Per essere certi che l&#8217;imbarcazione si appoggerà bene alla banchina la</p>
<p> </p>
<p>si fa sbandare leggermente, spostando un po&#8217; i pesi a bordo. Per</p>
<p> </p>
<p>esempio, si possono mettere in coperta, dalla parte della banchina,</p>
<p> </p>
<p>un&#8217;an­cora e la catena. Poi, per maggior sicurezza, si prenderà una</p>
<p> </p>
<p>drizza, pre­feribilmente quella dello spinnaker, perché può far forza di</p>
<p> </p>
<p>lato; le si darà volta, al traverso, su un punto fisso (anello o bitta)</p>
<p> </p>
<p>della banchina. A mano a mano che la marea calerà, si ripiglierà il</p>
<p> </p>
<p>calumo della driz­za, affinché rimanga sempre ben tesata.</p>
<p> </p>
<p>Inconveniente: ciò «incolle­rà » l&#8217;imbarcazione lungo la banchina e, se</p>
<p> </p>
<p>non si è avuta la precauzione di far sbandare un poco l&#8217;imbarcazione</p>
<p> </p>
<p>con dei pesi, questa resterà in secco molto verticalmente.</p>
<p> </p>
<p>Si può anche &#8211; purché l&#8217;imbarcazione in secco resti quasi oriz­zontale</p>
<p> </p>
<p>sulla chiglia &#8211; usare in luogo della drizza (che dev&#8217;essere re­golata a</p>
<p> </p>
<p>mano a mano che il livello del mare cala) un ormeggio fra una sartia e</p>
<p> </p>
<p>un punto fisso in banchina al traverso dell&#8217;albero: ormeg­gio che scorre</p>
<p> </p>
<p>sulla sartia. Cosi l&#8217;imbarcazione potrà restare in secco da sola, senza</p>
<p> </p>
<p>richiedere sorveglianza.</p>
<p> </p>
<p>Può darsi che le imbarcazioni con una chiglia costituita da una pin­na</p>
<p> </p>
<p>molto stretta non stiano in equilibrio su quest&#8217;ultima e cadano sulla</p>
<p> </p>
<p>prua o sulla poppa. Il Pen Duick III cadeva sulla poppa. Ciò non</p>
<p> </p>
<p>toglie­va che potessimo restare in secco lungo una banchina, a</p>
<p> </p>
<p>condizione che a terra ci fosse, molto avanti, di prua, una bitta su cui</p>
<p> </p>
<p>dar volta a una drizza dello spinnaker, allungata con un cavo. Tesando</p>
<p> </p>
<p>la drizza non c&#8217;erano più problemi per tenere verticale l&#8217;imbarcazione.</p>
<p> </p>
<p>Non occorre­vano grossi sforzi per far cambiare a volontà l&#8217;assetto</p>
<p> </p>
<p>della barca. In­fatti, esercitando la trazione sulla testa d&#8217;albero, quanto</p>
<p> </p>
<p>più orizzon­talmente possibile, si lavora con un braccio di leva molto</p>
<p> </p>
<p>rilevante. Credo che, disponendo di bitte in posizione opportuna, si</p>
<p> </p>
<p>può tenere in equilibrio sulla chiglia qualsiasi imbarcazione,</p>
<p> </p>
<p>unicamente con le drizze di testa d&#8217;albero: la drizza del fiocco verso</p>
<p> </p>
<p>prua, quella della randa verso poppa e le due drizze dello spinnaker</p>
<p> </p>
<p>parte per parte. Col Pen Duick III facilitavamo le cose restando in</p>
<p> </p>
<p>secco &#8211; quando era possibile e contrariamente alla consuetudine &#8211; con</p>
<p> </p>
<p>la poppa verso la par­te ove il fondo saliva.</p>
<p> </p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>FOTO A PAG. 71</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>INCAGLIARE</strong></p>
<p align="center"> </p>
<p align="center"> </p>
<p><strong>INCAGLIO </strong></p>
<p> </p>
<p>Non tutti gli incagli, per fortuna, sono catastrofici. In un gran nume­ro</p>
<p> </p>
<p>di casi ci si potrà disincagliare da soli e rapidamente. Nel nostro in­</p>
<p> </p>
<p>caglio sulla spiaggia di Uvéa, di cui ho fatto cenno prima, eravamo</p>
<p> </p>
<p>andati in secco parallelamente alla spiaggia, sulla quale ci spingevano</p>
<p> </p>
<p>il vento e il mare. C&#8217;erano circa 20 nodi di vento, che arrivava con un</p>
<p> </p>
<p>angolo di circa 45° a sinistra da prua. Dovevamo dunque far virare la</p>
<p> </p>
<p>barca, per trovarci di bolina, con mure a dritta, perpendicolari alla</p>
<p> </p>
<p>spiaggia e prua verso il largo. Abbiamo issato la randa di maestra,</p>
<p> </p>
<p>che, sul Pen Duick III, era la vela di poppa, tesandola e portandola</p>
<p> </p>
<p>pro­gressivamente al vento. Cosi siamo riusciti a mettere la barca con</p>
<p> </p>
<p>ven­to in prua. Issando la trinchettina a collo, bordata a dritta, la barca</p>
<p> </p>
<p>ha abbattuto a sinistra. Si è allora bordata normalmente la</p>
<p> </p>
<p>trinchettina, e si è bordata la randa di maestra in modo che la barca</p>
<p> </p>
<p>restasse perpen­dicolare alla spiaggia. Per far sbandare la barca e</p>
<p> </p>
<p>avere forza propul­siva, abbiamo issato la trinchetta e lo yankee</p>
<p> </p>
<p>grande, ammainato poi (non appena disincagliata la barca) perché,</p>
<p> </p>
<p>tenuto conto del vento, era un po&#8217; troppo ampio.</p>
<p> </p>
<p>Il Pen Duick III era veramente una barca da permettere una simile</p>
<p> </p>
<p>manovra. La chiglia corta a bulbo arrotondato da tutte le parti, è</p>
<p> </p>
<p>ideale per far ruotare su di essa un&#8217;imbarcazione arenata. Con</p>
<p> </p>
<p>un&#8217;imbarcazione a chiglia lunga non ci sarebbe stata alcuna possibilità</p>
<p> </p>
<p>di farlo. Inoltre, l&#8217;attrezzatura a goletta o quella a ketch sono</p>
<p> </p>
<p>particolarmente favorevo­li per far girare l&#8217;imbarcazione e portarla con</p>
<p> </p>
<p>la prua nel letto del vento.</p>
<p> </p>
<p><strong>DISINCAGLIO </strong></p>
<p> </p>
<p>Secondo l&#8217;imbarcazione, la manovra per disincagliarla sarà diversa.</p>
<p> </p>
<p>Risulterà più facile o meno facile e coronata oppure no da successo.</p>
<p> </p>
<p>Le imbarcazioni a chiglia lunga, salvo che non incaglino andando di</p>
<p> </p>
<p>bolina e con la marea montante, non hanno possibilità alcuna di</p>
<p> </p>
<p>cavarsene sotto vela. Se negli altri casi l&#8217;arenamento è avvenuto</p>
<p> </p>
<p>molto adagio, po­tranno senza dubbio cavarsela a motore, altrimenti</p>
<p> </p>
<p>dovranno farsi soc­correre da un rimorchiatore o stendere delle ancore</p>
<p> </p>
<p>e alarsi su quelle.</p>
<p> </p>
<p>Per le altre imbarcazioni, con chiglia mediamente lunga o corta, ec­co</p>
<p> </p>
<p>alcuni esempi di disincaglio sotto vela. In questi esempi di incaglio</p>
<p> </p>
<p>lungo una costa o su un banco, si suppone che il fondale aumenti</p>
<p> </p>
<p>nella direzione dalla quale proviene l&#8217;imbarcazione.</p>
<p> </p>
<p>Il vento soffia perpendicolarmente dalla costa e quindi la barca va in</p>
<p> </p>
<p>secco di bolina stretta. In questo caso, bisogna ammainare le ve­le</p>
<p> </p>
<p>poppiere. Allora, forse, il fiocco potrà far abbattere fino al gran lasco.</p>
<p> </p>
<p>Si isseranno di nuovo le vele poppiere, evitando che facciano orzare</p>
<p> </p>
<p>troppo presto. Non esitare, se occorre, a dare lo spinnaker.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 75</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Il vento viene dalla costa obliquamente e l&#8217;incaglio si produce di bo­</p>
<p> </p>
<p>lina, perpendicolarmente alla costa.</p>
<p> </p>
<p>Con un&#8217;imbarcazione a chiglia corta e attrezzatura a due alberi, si</p>
<p> </p>
<p>potrà tentare di virare in prua conservando soltanto la vela poppiera,</p>
<p> </p>
<p>bordata sopravvento. Oltrepassato il letto del vento, far abbattere:</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;im­barcazione si troverà con prua ben verso il largo, e con vento al</p>
<p> </p>
<p>tra­verso, cioè l&#8217;andatura più favorevole.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p>FOTO A PAG. 76</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 77</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Se non si riesce a oltrepassare il letto del vento, o si è a bordo di un</p>
<p> </p>
<p>cutter o di uno sloop, bisognerà cercare di far abbattere; ma cosi l&#8217;an­</p>
<p> </p>
<p>datura per liberarsi dalla costa risulterà a vento in poppa, a meno di</p>
<p> </p>
<p>poter mettere in panna. Il fiocco riuscirà a farvi abbattere soltanto</p>
<p> </p>
<p>fino al gran lasco, nelle migliori condizioni. Per potere cambiar mure</p>
<p> </p>
<p>biso­gnerà spingere il boma della randa e metterla a collo. La forza</p>
<p> </p>
<p>laterale esercitata dalla randa potrà sicuramente far oltrepassare alla</p>
<p> </p>
<p>poppa il letto del vento. Allora si potrà orzare con vento al traverso.</p>
<p> </p>
<p>Se non si sarà potuto virare in poppa cosi, lo spinnaker potrà forse «</p>
<p> </p>
<p>strapparvi via» con vento in poppa.</p>
<p> </p>
<p>Il vento soffia perpendicolarmente alla costa e ci si arena con vento in</p>
<p> </p>
<p>poppa. Bisogna ammainare le vele di prua e cercare di far orzare</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 78</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>l&#8217;imbarcazione, con le vele poppiere, fino alla bolina stretta. Si</p>
<p> </p>
<p>isseran­no nuovamente i fiocchi per partire di bolina.</p>
<p> </p>
<p>Il vento soffia obliquamente verso la costa e si va in secco a gran</p>
<p> </p>
<p>lasco. Bisogna ammainare le vele di poppa e cercare di abbattere</p>
<p> </p>
<p>met­tendo le a collo. Allora ci si potrà disincagliare con vento al</p>
<p> </p>
<p>traverso.</p>
<p> </p>
<p>È ovvio che il successo dell&#8217;operazione dipenderà in buona parte dalla</p>
<p> </p>
<p>velocità dell&#8217;imbarcazione al momento dell&#8217;incaglio e dalla natura del</p>
<p> </p>
<p>fondo. I fondi di melma sono pessimi, perché la chiglia vi si ficcherà</p>
<p> </p>
<p>profondamente, impedendo ogni rotazione. I fondi migliori so­no fatti</p>
<p> </p>
<p>di sabbia dura. Fermeranno l&#8217;imbarcazione rapidamente senza</p>
<p> </p>
<p>rovinare la chiglia, e la manovra di disincaglio ha molte probabilità di</p>
<p> </p>
<p>riuscire. E’ anche necessario che ci sia vento. Con vento debole</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;incaglio avverrà lentamente, ma le vele non avranno alcuna efficacia</p>
<p> </p>
<p>per la manovra e l&#8217;imbarcazione non si muoverà.</p>
<p> </p>
<p>Se si resta arenati e la marea sta calando, diventa necessario chie­</p>
<p> </p>
<p>dere rapidamente un aiuto esterno. Questo deve poter intervenire nei</p>
<p> </p>
<p>pochi minuti che seguono, altrimenti siamo destinati a passare li</p>
<p> </p>
<p>alcune ore ad aspettare che il mare risalga.</p>
<p> </p>
<p>Il fianco dell&#8217;imbarcazione rischia di posarsi su dei ciotoli o delle rocce.</p>
<p> </p>
<p>Occorrerà cercare di proteggerlo. Se si può andare a terra e trovare</p>
<p> </p>
<p>dei vecchi copertoni, è la cosa migliore; altrimenti bisognerà for­se</p>
<p> </p>
<p>sacrificare un paio di sacchi da vele. I materassi possono costituire</p>
<p> </p>
<p>una buona protezione, soprattutto per un&#8217;imbarcazione piccola.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 79</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Se il mare si ritira lontano, si potrà approfittarne per andare a</p>
<p> </p>
<p>stendere delle ancore che serviranno al disincaglio, avendo cura di</p>
<p> </p>
<p>affondarle bene o sistemandole in un anfratto per essere sicuri della</p>
<p> </p>
<p>loro buona tenuta.</p>
<p> </p>
<p>Se il livello del mare monta e, mentre il vento spinge la barca verso la</p>
<p> </p>
<p>costa, l&#8217;imbarcazione non vuol girare, oppure se non c&#8217;è marea,</p>
<p> </p>
<p>bisognerà dar fondo un&#8217;ancora e alare su di essa. Bisogna utilizzare</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;an­cora più robusta che c&#8217;è a bordo, con molta catena, imbarcare il</p>
<p> </p>
<p>tutto nel battellino rimorchiando un cavo, dato volta al capo della</p>
<p> </p>
<p>catena, che viene filato da bordo. Ripeto la raccomandazione di non</p>
<p> </p>
<p>cercare di rimorchiare la catena: dato il suo peso, non andreste</p>
<p> </p>
<p>lontani. Invece bisogna portare l&#8217;ancora quanto più lontano possibile.</p>
<p> </p>
<p>Se è pesante, la si metterà in bilico sulla poppa del battellino.</p>
<p> </p>
<p>Quest&#8217;ultimo subirà un po&#8217; di usura, quando si filerà la catena; ma</p>
<p> </p>
<p>non si può fare altrimenti. Non si può più far altro che sperare che i</p>
<p> </p>
<p>nostri winch si dimostrino ab­bastanza robusti e che l&#8217;ancora non ari.</p>
<p> </p>
<p>Se la speranza non si avvera, è possibile, avendo a bordo il mate­riale</p>
<p> </p>
<p>sufficiente, tentare ancora una cosa: bisogna stendere al traverso,</p>
<p> </p>
<p>sempre il più lontano possibile, una grossa ancora con un buon</p>
<p> </p>
<p>calumo di catena. Se si dispone di un salmone per zavorrare</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;estremità della catena, tanto meglio. Sul capo che torna a bordo si</p>
<p> </p>
<p>dà volta la drizza dello spinnaker, e cosi si può facilmente far</p>
<p> </p>
<p>sbandare l&#8217;imbarcazione. Continuando ad alare sull&#8217;ormeggio di</p>
<p> </p>
<p>poppa, c&#8217;è qualche probabilità di partire.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 80</p>
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<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>A PAG. 81</p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Con l&#8217;ancora si può anche cercare di far girare la prua per metterla</p>
<p> </p>
<p>verso il largo, e issare nuovamente le vele.</p>
<p> </p>
<p>Se ci si arena molto sbandati e con molta velocità, durante l&#8217;alta</p>
<p> </p>
<p>marea o in un posto senza marea, non sarà possibile cavarsela con i</p>
<p> </p>
<p>mezzi di bordo. Occorrerà un rimorchiatore sufficientemente robusto.</p>
<p> </p>
<p>Il rimorchio dovrà essere assicurato in un punto molto solido, che è</p>
<p> </p>
<p>so­litamente il piede dell&#8217;albero. Un&#8217;imbarcazione poco potente potrà</p>
<p> </p>
<p>anch’&#8217;essa, talvolta, cavarvi d&#8217;impaccio, facendo trazione sulla testa</p>
<p> </p>
<p>d&#8217;al­bero per mezzo della drizza dello spinnaker, che avremo unita a</p>
<p> </p>
<p>un cavo di rimorchio molto lungo. L&#8217;ideale, se si dispone di due</p>
<p> </p>
<p>imbarca­zioni a motore, è una che tira l&#8217;imbarcazione e l&#8217;altra la testa</p>
<p> </p>
<p>d&#8217;albero.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 82</p>
<p>FOTO A PAG. 82</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p align="center"><strong>CONFRONTO DELLE VARIE ATTREZZATURE AI FINI DELLA MANOVRA</strong></p>
<p align="center"> </p>
<p align="center"> </p>
<p><strong>A DUE ALBERI E A UN ALBERO</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>A partire da una certa grandezza, che possiamo collocare intorno ai</p>
<p> </p>
<p>13 metri, sarà vantaggiosa ai fini di semplificare la manovra, una</p>
<p> </p>
<p>barca da crociera, attrezzata a ketch o a goletta. Non a yawl. Questa</p>
<p> </p>
<p>è un&#8217;attrezzatura ibrida che non mi piace molto. Presenta gli inconve­</p>
<p> </p>
<p>nienti del ketch e non ha i vantaggi dello sloop o del cutter.</p>
<p> </p>
<p>Sotto i 13 metri è difficile mettere un&#8217;attrezzatura a due alberi, per</p>
<p> </p>
<p>mancanza di posto. Non ci si potrebbe più rigirare, in coperta, senza</p>
<p> </p>
<p>sbattere su qualche cosa. Alberi, sartie, ecc., il ponte sarebbe tutto in­</p>
<p> </p>
<p>gombro. Per fortuna su queste imbarcazioni non ci sono problemi per</p>
<p> </p>
<p>il « maneggiamento» delle vele, che rimangono di superficie ridotta;</p>
<p> </p>
<p>ma si deve rinunciare agli altri vantaggi del ketch o della goletta.</p>
<p> </p>
<p>Su una imbarcazione grande, la manovra sarà assai facilitata da</p>
<p> </p>
<p>un&#8217;attrezzatura a due alberi, che divide la velatura. Alcuni pensano</p>
<p> </p>
<p>che la presenza di una vela supplementare complichi le cose. Eppure,</p>
<p> </p>
<p>una scotta in più da regolare non rappresenta un gran problema.</p>
<p> </p>
<p>Viceversa, nei cambiamenti di fiocco con cattivo tempo, si apprezzerà</p>
<p> </p>
<p>il fatto di avere delle vele di prua più piccole da maneggiare. Cosi</p>
<p> </p>
<p>pure, una picco­la randa di maestra si ammainerà o terzarolerà più</p>
<p> </p>
<p>facilmente, e si avrà inoltre la possibilità di ammainare quella di</p>
<p> </p>
<p>trinchetto o di mezzana. Cosi si risparmiano parecchi cambiamenti di</p>
<p> </p>
<p>fiocco. Ammainare o is­sare di nuovo una di quelle vele è molto più</p>
<p> </p>
<p>facile che cambiare un fiocco.</p>
<p> </p>
<p>A bordo del Pen Duick VI (ketch) si riduce la velatura nell&#8217;ordine</p>
<p> </p>
<p>seguente: yankee 2, yankee 3, una mano poi due mani di terzaroli</p>
<p> </p>
<p>alla randa, ammaina la randa, fiocco 1, fiocco 2 e una mano di</p>
<p> </p>
<p>terzaroli nella mezzana. Nel passare dallo yankee 3 al fiocco 1, si</p>
<p> </p>
<p>cambierà ugualmente la trinchettina grande con quella piccola. La</p>
<p> </p>
<p>vela di poppa di un&#8217;attrezzatura a due alberi costituisce in pratica un</p>
<p> </p>
<p>buon timone a vento, e cazzandolo di più o di meno si può equilibrare</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;imbarcazione, in modo che sia dolce alla barra. Questo fatto è molto</p>
<p> </p>
<p>apprezza­bile per navigare con il pilota automatico.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 85</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Vi sono dei ketch che sono costretti ad ammainare la mezzana non</p>
<p> </p>
<p>appena il vento rinfresca, perché diventano orzieri. A bordo del Pen</p>
<p> </p>
<p>Duick VI si è costretti a tenerla alzata, perché altrimenti, di bolina</p>
<p> </p>
<p>stret­ta, la barca sarebbe un po&#8217; poggiera. Privata della mezzana,</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;imbarca­zione avrebbe la prora che, a ogni modo, scadrebbe</p>
<p> </p>
<p>sottovento e perciò terrebbe una pessima rotta. La mezzana è</p>
<p> </p>
<p>indispensabile per il buon equi­librio dell&#8217;imbarcazione.</p>
<p> </p>
<p>Infine, per le manovre in porto, per dar fondo, per disincagliare, le</p>
<p> </p>
<p>evoluzioni si compiranno molto più facilmente con un ketch o una</p>
<p> </p>
<p>goletta. Con queste attrezzature diventa possibile fare marcia</p>
<p> </p>
<p>indietro, naturalmente nel letto del vento: manovra impossibile,</p>
<p> </p>
<p>invece, per uno sloop. Senza questa possibilità di dare indietro non</p>
<p> </p>
<p>avremmo potuto sal­pare con il Pen Duick III dall&#8217;ancoraggio della</p>
<p> </p>
<p>Chambre des Glénans, come invece siamo riusciti a fare. Sarebbero</p>
<p> </p>
<p>state necessarie alcune ma­novre con le ancore. Quell&#8217;ancoraggio è</p>
<p> </p>
<p>piccolo, e la superficie in cui può evoluire un&#8217;imbarcazione con</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;immersione del Pen Duick III è po­ca. Stava oltre due imbarcazioni</p>
<p> </p>
<p>alla fonda. Abbiamo alzato la randa di maestra (il Pen Duick III era</p>
<p> </p>
<p>una goletta, la vela poppiera era dunque la randa di maestra),</p>
<p> </p>
<p>spedato l&#8217;ancora, poi, strambando a ma­no il boma, abbiamo potuto</p>
<p> </p>
<p>dirigere per dar dritto indietro e pas­sare fra le due imbarcazioni. Le</p>
<p> </p>
<p>attrezzature a due alberi permettono di far manovra nei porti con vela</p>
<p> </p>
<p>tura molto ridotta, con l&#8217;imbarcazione che governa molto bene,</p>
<p> </p>
<p>equilibrata, e con vele piccole, che si ammaina­no senza difficoltà nel</p>
<p> </p>
<p>momento voluto.</p>
<p> </p>
<p>Beninteso queste imbarcazioni non presentano soltanto dei vantaggi.</p>
<p> </p>
<p>Le loro attrezzature costano di più: metri di alberatura in più,</p>
<p> </p>
<p>maggiore quantità di sartiame. Di bolina stretta rendono meno. La</p>
<p> </p>
<p>vela di poppa lavora in aria deviata e perturbata, l&#8217;alberatura e il</p>
<p> </p>
<p>sartiame offrono maggiore resistenza al vento. Questo inconveniente</p>
<p> </p>
<p>di bolina stretta è compensato dalla possibilità di alzare delle vele di</p>
<p> </p>
<p>strallo alle andature larghe.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 86</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 87</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Bisogna o non bisogna dividere il triangolo di prua in fiocco e</p>
<p> </p>
<p>trinchettina? Personalmente, mi piace avere una trinchettina. E’ una</p>
<p> </p>
<p>vela comoda per far manovra in porto. Nei groppi violenti, improvvisi</p>
<p> </p>
<p>e di breve durata, come ce ne sono nei paesi tropicali, basta</p>
<p> </p>
<p>ammainare il fiocco e imbrogliarlo: si continua in piena velocità e si</p>
<p> </p>
<p>alza di nuovo il fiocco una volta passato il groppo. Nei cambiamenti di</p>
<p> </p>
<p>fiocco, la trinchettina continua a tirare e quindi durante la manovra,</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;imbarcazione perde poca velocità. Ovviamente, ci sono alcuni</p>
<p> </p>
<p>inconvenienti. E’ una vela più da bordare nel virare di bordo, a meno</p>
<p> </p>
<p>che sia bomata, e lo stral­lo della trinchettina disturberà il passaggio</p>
<p> </p>
<p>del fiocco, che impiegherà più tempo per passare sull&#8217;altro bordo, e</p>
<p> </p>
<p>sarà più duro da bordare. Ci sa­ranno delle sartie volanti, cosa che,</p>
<p> </p>
<p>però, a mio modo di vedere, co­stituisce piuttosto un vantaggio</p>
<p> </p>
<p>perché, con lo strallo della trinchettina e le sartie volanti, l&#8217;albero è</p>
<p> </p>
<p>sorretto veramente bene nel senso longitudinale. Si può fare a meno</p>
<p> </p>
<p>di sartie volanti mettendo all&#8217;incappellaggio del­lo strallo della</p>
<p> </p>
<p>trinchettina una sartia che va parecchio a poppavia; ma questa</p>
<p> </p>
<p>soluzione non mi piace, perché, per lasciare alla randa la pos­sibilità di</p>
<p> </p>
<p>orientarsi bene fuori bordo nelle andature in poppa, non è possibile</p>
<p> </p>
<p>dare a questa sartia la posizione corretta. Quindi si troverà collocata</p>
<p> </p>
<p>troppo verso prua per poter lavorare debitamente: d&#8217;altra parte, se ci</p>
<p> </p>
<p>si vuol servire della trinchettina come unica vela di prua con vento</p>
<p> </p>
<p>forte, bisogna avere delle sarti e volanti per non disalberare. Ultimo</p>
<p> </p>
<p>inconveniente: si avranno alcune vele di più nella già ingom­bra cala</p>
<p> </p>
<p>delle vele.</p>
<p> </p>
<p>Ai miei occhi, l&#8217;attrezzatura ideale per la crociera è a goletta tipo Pen</p>
<p> </p>
<p>Duick III, cioè con due alberi uguali. L&#8217;attrezzatura normale da</p>
<p> </p>
<p>goletta, con l&#8217;albero poppiero più alto di quello prodiero, non divide la</p>
<p> </p>
<p>velatura in modo sufficientemente buono. A poppa la randa di</p>
<p> </p>
<p>maestra, di superficie notevole, fa si che certe golette risultino molto</p>
<p> </p>
<p>dure, quando si tengono al lasco. Con entrambi gli alberi della</p>
<p> </p>
<p>medesima al­tezza, si ha una randa di maestra relativamente piccola e</p>
<p> </p>
<p>un triangolo di prua che resta di buone dimensioni. Una randa di</p>
<p> </p>
<p>trinchetto da bo­lina, di forma molto stretta, lascerà uno spazio</p>
<p> </p>
<p>sufficiente fra sé e la randa di maestra, affinché quest&#8217;ultima possa</p>
<p> </p>
<p>lavorare bene. Questa at­trezzatura è assai maneggevole, permette</p>
<p> </p>
<p>riduzioni di vela molto facili, pur lasciando l&#8217;imbarcazione molto</p>
<p> </p>
<p>equilibrata, dunque molto mano­vriera in porto. Di bolina stretta rende</p>
<p> </p>
<p>bene, e permette l&#8217;impiego di una grande mezzana da lasco, che</p>
<p> </p>
<p>tirerà magnificamente l&#8217;imbarcazione alle andature larghe. Grazie a</p>
<p> </p>
<p>questa attrezzatura, era possibile navi­gare senza problemi con un</p>
<p> </p>
<p>equipaggio molto limitato, e anche in soli­tario, nonostante i 17,45</p>
<p> </p>
<p>metri fuori tutto dell&#8217;imbarcazione.</p>
<p> </p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>REGOLAZIONI</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>PREMESSA </strong></p>
<p> </p>
<p>In questo capitolo ometto di trattare delle regolazioni e degli</p>
<p> </p>
<p>accorgimenti cui si ricorre a bordo delle imbarcazioni da regata,</p>
<p> </p>
<p>perché sono cose che spesso richiedono un armamento speciale e un</p>
<p> </p>
<p>equipaggio com­petente e attento.</p>
<p> </p>
<p>Qui parleremo soltanto delle regolazioni fondamentali, quelle che</p>
<p> </p>
<p>permettono di navigare correttamente e con sicurezza, a bordo di una</p>
<p> </p>
<p>imbarcazione da crociera armata nel modo normale. Anche il diporti­</p>
<p> </p>
<p>sta, che non si preoccupa della performance, troverà molta più</p>
<p> </p>
<p>soddisfazione navigando su una barca ben regolata: avrà il piacere di</p>
<p> </p>
<p>impu­gnare una barra bene equilibrata, che non lo costringe a</p>
<p> </p>
<p>combattere contro un&#8217;imbarcazione troppo orziera o poggiera. Le vele</p>
<p> </p>
<p>bene a segno gli concederanno di rimontare bene al vento, cosa molto</p>
<p> </p>
<p>più piacevole che correre sui bordi senza far cammino.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Primo elemento importante, la regolazione dell&#8217;alberatura. Questa</p>
<p> </p>
<p>regolazione è essenziale. A parte gli effetti sul cammino della barca,</p>
<p> </p>
<p>può evitarvi il disalberamento dovuto a sartiame non regolato.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>REGOLAZIONE LONGITUDINALE </strong></p>
<p> </p>
<p>Lo scopo da raggiungere è quello di avere una draglia molto rigida, ai</p>
<p> </p>
<p>fini di un buon rendimento del fiocco. Basta dunque, per ottenere</p>
<p> </p>
<p>questo, agire sugli arridatoi degli stralli di prua e di poppa.</p>
<p> </p>
<p>Agendo di più o di meno sull&#8217;uno o sull&#8217;altro si modificherà</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;inclinazione longitudinale dell&#8217;albero. In linea generale, questa</p>
<p> </p>
<p>inclinazio­ne dev&#8217;essere nulla, o leggermente verso poppa. Può darsi</p>
<p> </p>
<p>che, per motivi di equilibrio, si sia indotti a giocare sull&#8217;inclinazione.</p>
<p> </p>
<p>Certe imbarcazio­ni possono risultare molto sensibili a questa</p>
<p> </p>
<p>regolazione, ma stanno di­ventando piuttosto rare fra le imbarcazioni</p>
<p> </p>
<p>moderne. Se la barca è troppo orziera, portando più verso prora la</p>
<p> </p>
<p>testa d&#8217;albero spostiamo in avan­ti il centro di gravità della randa e ciò</p>
<p> </p>
<p>può risultare sufficiente a equi­librare l&#8217;imbarcazione. Se è poggiera, si</p>
<p> </p>
<p>sposta l&#8217;inclinazione verso poppa.</p>
<p> </p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>FOTO A PAG. 91</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>REGOLAZIONE LATERALE </strong></p>
<p>Questa, su una barca d&#8217;altura, dev&#8217;essere rigida ed è importantissimo</p>
<p>che l&#8217;albero, quando lavora, resti perfettamente verticale nella</p>
<p>direzione laterale. Si possono regolare le sartie poppiere in modo che,</p>
<p>con il vento, l&#8217;albero si curvi a proravia, perché ciò diminuirà il grasso</p>
<p>della randa, appiattendola; ma, nel senso laterale, l&#8217;albero deve</p>
<p>restare drit­to. Bisogna farne la verifica sotto vela, con la barca ben</p>
<p>sbandata.</p>
<p>Te­nendo d&#8217;occhio la parte poppiera dell&#8217;albero, si nota benissimo,</p>
<p>grazie al­la rotaia della randa, se l&#8217;albero si piega lateralmente o fa</p>
<p>degli « S », oppure se, viceversa, è ben dritto. In base a questa</p>
<p>osservazione, si ve­drà su quale sartia occorre agire per raddrizzarlo.</p>
<p><strong>REGOLAZIONI DELLA VELATURA </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Il fiocco</p>
<p> </p>
<p>Dev&#8217;essere tesato correttamente! È incredibile quante barche si</p>
<p> </p>
<p>vedono con le ralinghe del fiocco a festoni da festa parrocchiale lungo</p>
<p> </p>
<p>la draglia. Bruttissimo, esteticamente; quanto alla perdita di</p>
<p> </p>
<p>rendimento del fiocco, essa è notevole.</p>
<p> </p>
<p>Può darsi che il vostro winch della drizza sia troppo debole; in tal</p>
<p> </p>
<p>caso, bisogna cambiarlo.</p>
<p> </p>
<p>Se avete la ralinga del genoa in cavo di acciaio, questa è priva di</p>
<p> </p>
<p>elasticità: la tesate una volta per tutte e non la toccate più.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 92</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Se è di cavo tessile, bisognerà giocare sulla drizza, cazzandola in</p>
<p> </p>
<p>funzione del vento. Ciò allo scopo di conservare al fiocco una buona</p>
<p> </p>
<p>concavità con qualunque vento. Quanto più il vento sarà forte, tanto</p>
<p> </p>
<p>più la pancia della vela tenderà a spostarsi indietro. Tesandone la</p>
<p> </p>
<p>ralinga se ne riporta la concavità verso prua. Dunque, se il vento dimi­</p>
<p> </p>
<p>nuisce, o poggiando, si allasca la drizza: se non lo si fa, si vedrà che</p>
<p> </p>
<p>si formeranno pieghe lungo la ralinga e parallelamente a questa. Se il</p>
<p> </p>
<p>vento rinfresca, o orzando, si cazzerà la drizza.</p>
<p> </p>
<p>Posizione del punto di richiamo della scotta: il bozzello o il carrel­lo</p>
<p> </p>
<p>devono essere piazzati in modo che il fiocco, quando si orza, rimanga</p>
<p> </p>
<p>sventato contemporaneamente lungo tutta la ralinga. Se comincia a</p>
<p> </p>
<p>es­serlo dall&#8217;alto, occorre avanzare il punto di richiamo. Lo si porta in­</p>
<p> </p>
<p>dietro nel caso contrario.</p>
<p> </p>
<p>Con il fiocco ben tesato e correttamente bordato può darsi che la ca­</p>
<p> </p>
<p>duta sbatta. Bisogna allora tenderne la ralinga finché non sbatta più.</p>
<p> </p>
<p>Non portate un genoa troppo leggero rispetto al vento. Quando que­</p>
<p> </p>
<p>st&#8217;ultimo rinfresca, non esitate a cambiare genoa. Con il Dacron le</p>
<p> </p>
<p>vele sono molto resistenti, e si strapperanno solo con venti notevol­</p>
<p> </p>
<p>mente più forti di quelli per i quali la vela è prevista; ma questa si</p>
<p> </p>
<p>sformerà, talvolta in modo definitivo. Perciò, senza contare il fatto</p>
<p> </p>
<p>poco piacevole di navigare con una vela troppo panciuta che farà</p>
<p> </p>
<p>sban­dare l&#8217;imbarcazione e la rallenterà, rischiate di rovinare</p>
<p> </p>
<p>completamen­te la vostra vela.</p>
<p> </p>
<p><strong>La randa </strong></p>
<p> </p>
<p>Come per il fiocco, e per le medesime ragioni, si agisce sulla tensio­ne</p>
<p> </p>
<p>della drizza per controllare la concavità della vela. Anche qui è in­</p>
<p> </p>
<p>dispensabile avere un arganello avvolgitore o un winch di drizza di</p>
<p> </p>
<p>sufficiente potenza.</p>
<p> </p>
<p>L&#8217;angolo di scotta è fissato a un cursore la cui posizione è regola­bile</p>
<p> </p>
<p>dalla varea del boma.</p>
<p> </p>
<p>Con brezza tesa, alle andature larghe, la vela deve essere allascata</p>
<p> </p>
<p>lungo il boma per dare concavità alla parte inferiore della vela.</p>
<p> </p>
<p>Andando di bolina, dev&#8217;essere invece tesata per appiattirla.</p>
<p> </p>
<p>È importante che questo cursore del boma scorra facilmente, altri­</p>
<p> </p>
<p>menti si può stentare ad allentare la tensione del bordame,</p>
<p> </p>
<p>soprattutto su una imbarcazione grande, dove il cursore può risultare</p>
<p> </p>
<p>difficil­mente raggiungibile.</p>
<p> </p>
<p>La scotta della randa dev&#8217;essere fissata su un carrello che scorre su</p>
<p> </p>
<p>una rotaia trasversale rispetto all&#8217;asse longitudinale dell&#8217;imbarcazione</p>
<p> </p>
<p>e che utilizza tutta la larghezza di ponte disponibile. La regolazione di</p>
<p> </p>
<p>questo carrello è di estrema importanza, perché permetterà di</p>
<p> </p>
<p>regolare lo svergolamento della vela in alto. Con calma di mare o</p>
<p> </p>
<p>brezza leg­gera, la scotta può far via più verticalmente.</p>
<p> </p>
<p>La randa di uno sloop o di un cutter può esercitare un&#8217;azione</p>
<p> </p>
<p>importante sull&#8217;equilibrio della barca, particolarmente se è grande.</p>
<p> </p>
<p>Spetta al timoniere di far regolare la sua randa per avere</p>
<p> </p>
<p>un&#8217;imbarcazione con barra equilibrata. Per esempio, a bordo di un 12</p>
<p> </p>
<p>metri SI, dove la ran­da è enorme, il sia pur minimo spostamento del</p>
<p> </p>
<p>carrello di scotta, se c&#8217;è brezza, si sente alla barra.</p>
<p> </p>
<p>Man mano che si poggia, bisogna portare il carrello sottovento.</p>
<p> </p>
<p>Per impedire alla vela di svergolare, la regolazione del carrello di</p>
<p> </p>
<p>scotta è più efficace che l&#8217;impiego dell&#8217;alabasso del boma.</p>
<p> </p>
<p>La concavità può risultare eccessiva e accentuata verso poppa,</p>
<p> </p>
<p>nonostante che la vela sia stata cazzata completamente sull&#8217;albero e</p>
<p> </p>
<p>sul bo­ma. Ciò può dipendere da cattivo taglio, o da una deformazione</p>
<p> </p>
<p>dovu­ta a vetustà. In questo caso, mettendo il carrello bene</p>
<p> </p>
<p>sopravvento, si può parzialmente impedire che la caduta chiuda</p>
<p> </p>
<p>troppo.</p>
<p> </p>
<p>Nell&#8217;andatura al lasco, quando il carrello è arrivato fino in fondo al­la</p>
<p> </p>
<p>sua percorrenza sottovento, si presenta allora la necessità d&#8217;impedire</p>
<p> </p>
<p>per mezzo di un alabasso che il boma si alzi, e che la vela, quindi,</p>
<p> </p>
<p>sver­goli. Si può disporre un alabasso del boma in vari modi. Molte</p>
<p> </p>
<p>imbar­cazioni da regata hanno un paranco o un martinetto idraulico,</p>
<p> </p>
<p>che par­te da un punto del boma a circa un terzo o un quarto della sua</p>
<p> </p>
<p>lunghez­za e che è fissato a piè d&#8217;albero. Questo sistema, molto</p>
<p> </p>
<p>pratico, presenta l&#8217;inconveniente di far lavorare molto, con la</p>
<p> </p>
<p>compressione, la trozza. Sul Pen Duick VI ho preferito avere una</p>
<p> </p>
<p>rotaia circolare e un carrello, dal quale un paranco fa forza</p>
<p> </p>
<p>verticalmente sul boma, a circa un terzo del­la sua lunghezza.</p>
<p> </p>
<p>Ciò alleggerisce bene lo sforzo della trozza, tanto più che a bor­do del</p>
<p> </p>
<p>Pen Duick VI, per evitare che la scotta dello spinnaker si logo­ri</p>
<p> </p>
<p>sfregando sotto il boma o sulle sartie, oppure sulla caduta della ran­da,</p>
<p> </p>
<p>la passo sempre in varea del boma e ciò ha l&#8217;effetto di esercitare su di</p>
<p> </p>
<p>esso una forte trazione verticale.</p>
<p> </p>
<p>Per una imbarcazione da crociera un ala basso del boma in posizio­ne</p>
<p> </p>
<p>permanente forse non è necessario. Basta un piccolo paranco</p>
<p> </p>
<p>incocciato sotto il boma e che fa dormiente sul capo di banda. E’ cosa</p>
<p> </p>
<p>pra­tica, a questo fine, avere sul capo di banda una rotaia continua,</p>
<p> </p>
<p>con dei cursori disponibili per l&#8217;impiego o con una serie di fori, oppure</p>
<p> </p>
<p>dei golfari sulla falchetta, in modo da poter dar volta tutto quel che si</p>
<p> </p>
<p>vuo­le nella migliore posizione possibile. Nulla di più spiacevole di</p>
<p> </p>
<p>quelle barche sulle quali non si ha mai il dormiente che si vorrebbe.</p>
<p> </p>
<p>Nell&#8217;an­datura in poppa è molto importante disporre di una ritenuta del</p>
<p> </p>
<p>boma che fa forza a proravia. Potrà essere il paranco dell&#8217;alabasso,</p>
<p> </p>
<p>forzando sufficientemente verso prora, a fare tutt&#8217;insieme da alabasso</p>
<p> </p>
<p>e da ritenu­ta del boma.</p>
<p> </p>
<p>Con venti leggeri, ciò impedirà che il boma sbatta e soprattutto, se c&#8217;è</p>
<p> </p>
<p>vento, eviterà la strambata involontaria, con i rischi di danni ch&#8217;essa</p>
<p> </p>
<p>comporta.</p>
<p> </p>
<p>Non andate mai in poppa, se c&#8217;è vento, senza la ritenuta del boma.</p>
<p> </p>
<p>La randa di mezzana ha le medesime regolazioni di quella di maestra.</p>
<p> </p>
<p>In dipendenza della sua posizione rappresenta un autentico timone a</p>
<p> </p>
<p>vento e la regolazione della sua scotta avrà una grossa azione</p>
<p> </p>
<p>sull&#8217;equi­librio alla barra dell&#8217;imbarcazione.</p>
<p> </p>
<p>Sono opportune o no le rande di maestra e di mezzana a bordame</p>
<p> </p>
<p>libero? Sotto l&#8217;aspetto aerodinamico non vedo alcuna superiorità nel­</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;uno o nell&#8217;altro sistema. Perciò credo che anche su un&#8217;imbarcazione</p>
<p> </p>
<p>da regata si possano impiegare indifferentemente sia una randa con</p>
<p> </p>
<p>bor­dame libero sia con la base inferita al boma. Ma a bordo di</p>
<p> </p>
<p>un&#8217;imbarcazione che ha probabilità di compiere delle grandi traversate</p>
<p> </p>
<p>e in particolare dei lunghi percorsi alle andature larghe, mi pare che il</p>
<p> </p>
<p>bor­dame libero abbia un vantaggio. Andando al lasco, si molla un po&#8217;</p>
<p> </p>
<p>la tensione della randa sul boma; cosi la base diventa lasca e la tela</p>
<p> </p>
<p>che unisce la vela al gratile viene ad appoggiarsi con una certa forza</p>
<p> </p>
<p>sul bordo sottovento della canaletta del boma (di bolina stretta ciò</p>
<p> </p>
<p>quasi non si verifica perché il bordame è molto tesato). Ora, con i</p>
<p> </p>
<p>movimenti dell&#8217;imbarcazione, si produce anche uno sfregamento</p>
<p> </p>
<p>continuo di quella tela sul bordo della canaletta. Cosi la tela finisce col</p>
<p> </p>
<p>logorarsi, e mi è capitato di ritrovarmi con una randa a bordame</p>
<p> </p>
<p>libero, che però non era stato tagliato a questo scopo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>VELE DA LASCO: LO SPINNAKER </strong></p>
<p> </p>
<p>Ovviamente, è questa la vela più importante per le andature al la­sco o</p>
<p> </p>
<p>in poppa. Molti skipper ritengono ancora che si tratti di una vela</p>
<p> </p>
<p>riservata alle imbarcazioni da regata. Soprattutto, non vogliono</p>
<p> </p>
<p>servir­sene, perché li intimorisce. Queste paure sono assolutamente</p>
<p> </p>
<p>vane e, a mio parere, non c&#8217;è motivo alcuno di privarsi, in crociera,</p>
<p> </p>
<p>delle gioie dello spinnaker.</p>
<p> </p>
<p>C&#8217;è una bella differenza fra l&#8217;andatura in poppa, con vento modera­to,</p>
<p> </p>
<p>a bordo di una barca che si trascina rollando da banda a banda senza</p>
<p> </p>
<p>spinnaker, e la stessa barca che di colpo, quando è stato alza­to, si</p>
<p> </p>
<p>anima scivolando piacevolmente, del tutto stabilizzata.</p>
<p> </p>
<p>Certo a bordo di un&#8217;imbarcazione da regata, con equipaggio numero­</p>
<p> </p>
<p>so, si terrà lo spinnaker con venti più forti, nonostante il rischio di</p>
<p> </p>
<p>straorzare.</p>
<p> </p>
<p>In crociera ci si può preoccupare maggiormente di aver riguardo per il</p>
<p> </p>
<p>materiale e si potrà sempre ammainare lo spinnaker senza aspet­tare</p>
<p> </p>
<p>simili condizioni di tempo.</p>
<p> </p>
<p>L&#8217;armamento dello spinnaker varierà molto, naturalmente, secondo la</p>
<p> </p>
<p>grandezza dell&#8217;imbarcazione. Per esempio, su un&#8217;imbarcazione</p>
<p> </p>
<p>grande, come il Pen Duick VI, l&#8217;amantiglio e il caricabasso devono</p>
<p> </p>
<p>avere il loro winch, mentre su un&#8217;imbarcazione piccola arriveranno</p>
<p> </p>
<p>semplicemente a una galloccia, poiché la regolazione si può fare</p>
<p> </p>
<p>agevolmente a mano. Su una grande barca occorreranno un braccio di</p>
<p> </p>
<p>cavo metallico e una scot­ta di cavo tessile sia a dritta sia a sinistra,</p>
<p> </p>
<p>mentre, su una piccola, basta una scotta di cavo tessile da ciascuna</p>
<p> </p>
<p>parte: serve alternativamen­te da braccio e da scotta. Su una grande</p>
<p> </p>
<p>imbarcazione, i tangoni avran­no necessariamente una ferramenta in</p>
<p> </p>
<p>varea diversa da quella da in­cocciare all&#8217;albero, mentre su una piccola</p>
<p> </p>
<p>imbarcazione le estremità del tangone saranno simmetriche: per</p>
<p> </p>
<p>cambiare mure, l&#8217;estremità esterna viene sull&#8217;albero e quella che era</p>
<p> </p>
<p>sull&#8217;albero va all&#8217;esterno.</p>
<p> </p>
<p>In tutti i casi, il tangone deve avere un cursore (carrello) per la re­</p>
<p> </p>
<p>golazione in altezza sull&#8217;albero, un amantiglio che regola l&#8217;altezza della</p>
<p> </p>
<p>sua estremità esterna e un caricabasso che lo richiama verso il basso,</p>
<p> </p>
<p>im­pedendo all&#8217;estremità esterna di sollevarsi sotto la trazione dello</p>
<p> </p>
<p>spinna­ker verso l&#8217;alto e permettendo, insieme con il braccio, di</p>
<p> </p>
<p>mantenere il tangone con l&#8217;orientamento voluto.</p>
<p> </p>
<p>Bracci e scotte saranno generalmente manovrati per mezzo dei</p>
<p> </p>
<p>verricelli delle scotte dei fiocchi.</p>
<p> </p>
<p><strong>Dare lo spinnaker </strong></p>
<p> </p>
<p>La vela dev&#8217;essere preparata bene nel suo sacco. Potrà essere sia ben</p>
<p> </p>
<p>piegata, sia giuncata.</p>
<p> </p>
<p>Per piegare bene lo spinnaker nel suo sacco bisogna operare molto</p>
<p> </p>
<p>metodicamente. Ho visto parecchi uomini di bordo che si contentano</p>
<p> </p>
<p>di radunare i due angoli di scotta e l&#8217;angolo di penna, per tenerli in</p>
<p> </p>
<p>alto, e ficcare tutto il resto nel sacco alla rinfusa. In questo modo, è</p>
<p> </p>
<p>proba­bile che in un caso su due, alzando lo spinnaker, si vedrà che ha</p>
<p> </p>
<p>pre­so delle volte. Se si vuoi essere assolutamente sicuri che non</p>
<p>prenda delle volte, credo che occorra procedere nel modo seguente:</p>
<p> </p>
<p>1) Prendere tutto il bordame e metterlo sul fondo del sacco, tenendo i</p>
<p> </p>
<p>due angoli di scotta fuori del sacco, in modo che siano</p>
<p> </p>
<p>diametralmente opposti.</p>
<p> </p>
<p>2) Due marinai faranno scorrere una balumina ciascuno, comincian­do</p>
<p> </p>
<p>dagli angoli di scotta, e le sistemeranno sul bordo del sacco, mentre</p>
<p> </p>
<p>un terzo mette la vela nel sacco partendo dal basso.</p>
<p> </p>
<p>È preferibile perdere un po&#8217; di tempo a piegare bene uno spinna­ker</p>
<p> </p>
<p>che non alzare la vela con una volta. Se quest&#8217;ultima è verso il cen­tro,</p>
<p> </p>
<p>non si disferà. Bisognerà ammainare lo spinnaker e ricominciare</p>
<p> </p>
<p>daccapo.</p>
<p> </p>
<p>Per giuncare lo spinnaker si comincia, indifferentemente, da uno dei</p>
<p> </p>
<p>tre angoli. Si portano le due balumine, o una balumina e il bordame,</p>
<p> </p>
<p>gli uni contro gli altri; si arrotola la tela lungo questa giunzione come</p>
<p> </p>
<p>una salsiccia; si fa, a intervalli, una legatura con filo di lana. Si opera</p>
<p> </p>
<p>in questo modo partendo dai tre angoli, cosi da ottenere una specie di</p>
<p> </p>
<p>stella, che si metterà nel sacco conservando in alto i tre angoli.</p>
<p> </p>
<p>Bisogna che la lana non sia troppo fragile, affinché non si spezzi</p>
<p> </p>
<p>troppo presto. Se lo è, si possono passare due o più colli per ogni</p>
<p> </p>
<p>legatura; ma bisogna d&#8217;altra parte che le legature non siano</p>
<p> </p>
<p>eccessiva­mente solide, perché rischierebbero di non spezzarsi più.</p>
<p> </p>
<p>Stringere bene le legature affinché non scivolino. Mi è capitato di</p>
<p> </p>
<p>vedere delle legature troppo lasche che, scivolando, si aggrovigliano</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 97</p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>formando una legatura unica che non è stato possibile rompere.</p>
<p> </p>
<p>Generalmente non bisogna giuncare gli spinnaker leggeri perché, con</p>
<p> </p>
<p>venti deboli, non si aprirebbero.</p>
<p> </p>
<p>Non trovo che la giuncatura sia indispensabile, nemmeno per i gran­di</p>
<p> </p>
<p>spinnaker. Poiché questi vengono alzati sottovento al fiocco, per</p>
<p> </p>
<p>issarli non ci sono difficoltà. Certo, quando si cambia spinnaker,</p>
<p> </p>
<p>general­mente il fiocco non c&#8217;è più. Tuttavia, con venti moderati, si</p>
<p> </p>
<p>riesce a fi­nire di alzarlo senza troppa fatica, anche se si è gonfiato</p>
<p> </p>
<p>molto presto. Se c&#8217;è vento molto forte, prima di cambiare, si alza un</p>
<p> </p>
<p>fiocco, altri­menti occorreranno sforzi considerevoli per issarlo, con</p>
<p> </p>
<p>tutti gli uomini della guardia che si sfiancano a turno, due per volta, a</p>
<p> </p>
<p>girare la mano­vella del verricello. Invece della lana, si possono usare</p>
<p> </p>
<p>anche degli elasti­ci. A questo scopo bisogna avere un cilindro</p>
<p> </p>
<p>metallico alto alcuni cen­timetri e di diametro sufficiente a lasciar</p>
<p> </p>
<p>passare lo spinnaker per il lungo. Gli elastici sono immagazzinati</p>
<p> </p>
<p>intorno al cilindro. Quindi si fa passare lo spinnaker nel cilindro e, a</p>
<p> </p>
<p>intervalli, si fa scendere un ela­stico sullo spinnaker. Si parte in questo</p>
<p> </p>
<p>modo dai tre angoli, in succes­sione, finendo con l&#8217;avere lo spinnaker</p>
<p> </p>
<p>serrato a stella, come con la lana. Lo spinnaker, nel suo sacco, viene</p>
<p> </p>
<p>portato a prua. Il sacco, per non andar perduto, deve esser assicurato</p>
<p> </p>
<p>alle draglie della battagliola.</p>
<p> </p>
<p>Si arma il tangone. Sull&#8217;albero, lo si incoccia approssimativamente</p>
<p> </p>
<p>all&#8217;altezza alla quale dovrà stare. Si incoccia il braccio al gancio del</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p>FOTO A PAG. 99</p>
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<p>FOTO A PAG. 100</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>tan­gone, badando che la scotta passi sopra di esso, altrimenti non</p>
<p> </p>
<p>potremmo più scocciarlo dopo un cambiamento di mure. L&#8217;angolo di</p>
<p> </p>
<p>mura viene ammanigliato al braccio, passando sotto il fiocco e davanti</p>
<p> </p>
<p>allo strallo. Viene alato l&#8217;amantiglio, si tesano il braccio e il</p>
<p> </p>
<p>caricabasso, si dà volta la scotta al winch. Resta solo da ammanigliare</p>
<p> </p>
<p>la drizza per es­sere pronti ad alzare.</p>
<p> </p>
<p>Se l&#8217;andatura è nelle vicinanze del vento al traverso, prima di al­zare lo</p>
<p> </p>
<p>spinnaker si inserirà il buttafuori del braccio detto anche «jo­ckey-pool</p>
<p> </p>
<p>». E più facile armarlo prima che non dopo.</p>
<p> </p>
<p>Appena alzato lo spinnaker, si regolano il tangone e la scotta e si</p>
<p> </p>
<p>ammaina il fiocco. Bisogna ammainarlo rapidamente, perché spesso,</p>
<p> </p>
<p>con brezze deboli, lo spinnaker non si gonfierà finché sarà sventato</p>
<p> </p>
<p>dal fiocco.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Come si arma lo spinnaker </strong></p>
<p> </p>
<p>1) Il tangone dev&#8217;essere sempre perpendicolare al vento relativo.</p>
<p> </p>
<p>A tal fine, guarderete il mostravento in testa d&#8217;albero e regolerete</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;orientamento del tangone in modo che gli sia perpendicolare. Solo</p>
<p> </p>
<p>cosi il vostro spinnaker offrirà il massimo di superficie al vento.</p>
<p> </p>
<p>2) L&#8217;angolo di mura e l&#8217;angolo di scotta devono risultare sullo stes­so</p>
<p> </p>
<p>piano orizzontale, cioè devono essere alla medesima altezza</p>
<p> </p>
<p>sull&#8217;acqua.</p>
<p> </p>
<p>Un difetto molto diffuso consiste nel piazzare troppo in alto, con venti</p>
<p> </p>
<p>deboli, l&#8217;angolo di mura, come se la gente credesse che il fatto di</p>
<p> </p>
<p>sollevare quel punto debba aiutare lo spinnaker a gonfiarsi. Accade,</p>
<p> </p>
<p>invece, proprio il contrario. Se con venti deboli lo spinnaker pencola</p>
<p> </p>
<p>penosamente con l&#8217;angolo di mura molto in alto e con l&#8217;angolo di</p>
<p> </p>
<p>scotta che praticamente si trascina nell&#8217;acqua, basta spesso abbassare</p>
<p> </p>
<p>il tan­gane per far gonfiare lo spinnaker. Il fatto di tesare la balumina</p>
<p> </p>
<p>soprav­vento serve, da una parte, a stabilizzarlo e d&#8217;altra parte dà una</p>
<p> </p>
<p>buona concavità al bordo di entrata dello spinnaker, che in questo</p>
<p> </p>
<p>modo può trattenere l&#8217;aria.</p>
<p> </p>
<p>Un altro sbaglio corrente consiste nell&#8217;avere l&#8217;angolo di mura trop­po</p>
<p> </p>
<p>alto con vento al traverso, o poco a poppavia del traverso. A que­ste</p>
<p> </p>
<p>andature, dato lo sbandamento dell&#8217;imbarcazione, l&#8217;angolo di scotta è</p>
<p> </p>
<p>piuttosto basso, bisogna dunque che sia basso anche l&#8217;angolo di mura.</p>
<p> </p>
<p>Quando lo spinnaker tende a sventarsi, basta sollevare il tangone per</p>
<p> </p>
<p>farlo portare. Visto ciò, numerosi naviganti da diporto pensano che sia</p>
<p> </p>
<p>appunto questa la cosa da farsi. Se lo spinnaker si sventa, bisogna</p>
<p> </p>
<p>cazzare la scotta; ma non bisogna, soprattutto, sollevare il tangone.</p>
<p> </p>
<p>Lo spinnaker in tal caso perde tutto il rendimento. E come navigare</p>
<p> </p>
<p>con la draglia del fiocco completamente lasca. Il bordo di entrata del</p>
<p> </p>
<p>fiocco non ha più concavità, mentre la caduta si chiude: lo stesso vale</p>
<p> </p>
<p>per lo spinnaker.</p>
<p> </p>
<p>Bisogna rendersi ben conto che, in tutti i casi, è preferibile avere il</p>
<p> </p>
<p>tangone in posizione troppo bassa che troppo alta. Si subiscono gravi</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 102</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>perdite di rendimento con un tangone troppo alto, mentre non se ne</p>
<p> </p>
<p>ha quasi alcuna col tango ne troppo basso.</p>
<p> </p>
<p>3) Il carrello del tangone sull&#8217;albero dev&#8217;essere disposto in modo da</p>
<p> </p>
<p>mantenere il tangone orizzontale.</p>
<p> </p>
<p>4) La scotta dev&#8217;essere cazzata in modo da portare il bordo d&#8217;entra­ta</p>
<p> </p>
<p>dello spinnaker, ossia la balumina sopravvento, fino al limite dello</p>
<p> </p>
<p>sventamento.</p>
<p> </p>
<p><strong>Piccole disavventure sotto spinnaker </strong></p>
<p> </p>
<p>Il rollio ritmico</p>
<p> </p>
<p>Andando in poppa con vento fresco in fil di ruota, può darsi che</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;imbarcazione si metta a rollare da banda a banda. Se l&#8217;imbarcazione</p>
<p> </p>
<p>prende un po&#8217; di rollio sul mare lungo, questo rollio farà dondolare lo</p>
<p> </p>
<p>spinnaker, che perciò tirerà ora a dritta, ora a sinistra accrescendo il</p>
<p> </p>
<p>rollio che diventa molto sgradevole. Capita talvolta di vedere il boma</p>
<p> </p>
<p>e il tangone che, alternativamente, si tuffano nell&#8217;acqua.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG 103</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Per limitare questo fenomeno, bisognerà strangolare bene lo</p>
<p> </p>
<p>spinnaker cazzando, e portando verso il basso il suo angolo di scotta,</p>
<p> </p>
<p>e co­si pure abbassando il tangone. Ma ciò, sicuramente, non basterà.</p>
<p> </p>
<p>Allo­ra bisognerà orzare un poco. Mettendosi a 15 o 20° dal fil di ruota,</p>
<p> </p>
<p>il rollio ritmico, per la maggior parte delle imbarcazioni, cesserà.</p>
<p> </p>
<p>Questo rollio, infatti, varia a seconda delle imbarcazioni e dipende</p>
<p> </p>
<p>dalla loro forma di carena. Per esempio, sul Pen Duick III questo</p>
<p> </p>
<p>fenomeno non esisteva. Potevamo andarcene a spasso, ai limiti della</p>
<p> </p>
<p>stram­bata, con qualsiasi tempo, dritti come una I, ed era una cosa</p>
<p> </p>
<p>piacevo­lissima. Ma il Pen Duick VI ce l&#8217;ha. Si tratta di un difetto quasi</p>
<p> </p>
<p>genera­le, per le imbarcazioni da regata moderne. Dovrebbe essere</p>
<p> </p>
<p>possibile evitarlo, progettando un&#8217;imbarcazione da crociera.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 104</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Spinnaker arrotolato intorno allo strallo</p>
<p> </p>
<p>Ciò accade, il più delle volte, con brezza leggera e rollio. Per evita­re</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;inconveniente, non bisogna esitare ad abbassare il tangone e a</p>
<p> </p>
<p>cazzare bene la scotta sottovento. Cosi le balumine non hanno un</p>
<p> </p>
<p>lasco sufficiente per arrotolarsi intorno allo strallo, e potete stare</p>
<p> </p>
<p>tranquilli.</p>
<p> </p>
<p>Se lo spinnaker si è arrotolato, si possono disfarne le volte</p>
<p> </p>
<p>strambando. Si disferanno da sole. Ma questo metodo non funziona se</p>
<p> </p>
<p>il mar lungo non è nella stessa direzione del vento. Bisognerà allora</p>
<p> </p>
<p>far scivo­lare lo spinnaker lungo lo strallo tirandolo dal basso. Se le</p>
<p> </p>
<p>volte hanno avuto modo di stringersi molto, occorrerà tirare forte.</p>
<p> </p>
<p>Non esitate a dar volta una cima intorno alla parte bassa dello</p>
<p> </p>
<p>spinnaker riunita in muc­chio, a inferire questa cima in un bozzello di</p>
<p> </p>
<p>richiamo fissato nel pun­to di mura del fiocco, e a cazzarla col winch.</p>
<p> </p>
<p>Vi sorprenderà la resi­stenza del vostro spinnaker; ma cosi riuscirete a</p>
<p> </p>
<p>farlo scendere pian piano lungo lo strallo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ammainare lo spinnaker </strong></p>
<p> </p>
<p>Su una grande imbarcazione come il Pen Duick VI, si comincia</p>
<p> </p>
<p>passando una cima intorno alla scotta e dando volta alla cima stessa</p>
<p> </p>
<p>in coperta, un po&#8217; a poppavia dell&#8217;albero. Bisogna far questo perché la</p>
<p> </p>
<p>scotta, generalmente, è fuor di portata, e per essere certi che non</p>
<p> </p>
<p>sfugga dalle mani della gente di bordo. Sulle imbarcazioni meno</p>
<p> </p>
<p>grandi, ba­sterà andare ad agguantare la scotta a mano.</p>
<p> </p>
<p>Filando sia il braccio, sia l&#8217;amantiglio, oppure entrambi, si porta la</p>
<p> </p>
<p>varea del tangone a portata di mano di un uomo dell&#8217;equipaggio (se si</p>
<p> </p>
<p>sta navigando col tangone nell&#8217;asse dell&#8217;imbarcazione, bisognerà</p>
<p> </p>
<p>ripigliare il braccio a mano a mano che si filerà l&#8217;amantiglio, per</p>
<p> </p>
<p>evitare che il tangone vada a rovinarsi contro lo strallo). Questi apre</p>
<p> </p>
<p>allora il mo­schettone, liberando l&#8217;angolo di mura. Lo spinnaker viene</p>
<p> </p>
<p>recuperato dalla sua scotta a mano a mano che si fila la drizza.</p>
<p> </p>
<p>L&#8217;uomo dell&#8217;equipaggio incaricato della drizza deve stare bene atten­to</p>
<p> </p>
<p>che lo spinnaker rientri regolarmente a bordo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Impiego dello spinnaker in solitario o con equipaggio molto </strong></p>
<p><strong>ridotto </strong></p>
<p> </p>
<p>Illustro un metodo che ho sperimentato per potermi servire dei gran­di</p>
<p> </p>
<p>spinnaker del Pen Duick VI durante la Transatlantica in solitario del –</p>
<p> </p>
<p>1976. Non ho avuto l&#8217;occasione di usarlo molto perché in quella regata</p>
<p> </p>
<p>non ho mai avuto vento in poppa, eccetto una volta. Appena dato lo</p>
<p> </p>
<p>spinnaker, il vento rifiutava. Mettevo il jockey-pool per un&#8217;andatura al</p>
<p> </p>
<p>traverso e pochi minuti dopo, poiché il vento rifiutava di nuovo,</p>
<p> </p>
<p>occorreva ammainare. Lo spinnaker era rimasto al lavoro appena</p>
<p> </p>
<p>un&#8217;ora, e non ha avuto altre occasioni di uscire dal sacco. Posso dire,</p>
<p> </p>
<p>però, che il metodo funziona perfettamente.</p>
<p> </p>
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<p>FOTO A PAG. 106</p>
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<p> </p>
<p>Lo spinnaker lo&#8217; si mette per lungo in una guaina che corrisponde</p>
<p> </p>
<p>all&#8217;incirca all&#8217;altezza dell&#8217;albero. Per il Pen Duick VI l&#8217;ho prevista con</p>
<p> </p>
<p>un diametro di 50 centimetri, affinché lo spinnaker stia comodo</p>
<p> </p>
<p>all&#8217;interno. È mantenuta da cerchi di alluminio a entrambe le</p>
<p> </p>
<p>estremità e a intervalli. Nella parte alta si restringe a 20 centimetri. I</p>
<p> </p>
<p>cerchi alle estre­mità recano due piccoli anelli saldati in posizioni</p>
<p> </p>
<p>diametralmente op­poste e verticali rispetto al piano del cerchio. I</p>
<p> </p>
<p>cerchi intermedi han­no gli stessi piccoli anelli, ma sul medesimo</p>
<p> </p>
<p>piano.</p>
<p> </p>
<p>Il cerchio superiore sarà sostenuto da due cavetti, che vanno dai suoi</p>
<p> </p>
<p>piccoli anelli a uno piu robusto centrale, di acciaio. Da questo partirà</p>
<p> </p>
<p>un penzolo di cavo d&#8217;acciaio, dello stesso diametro della drizza, che</p>
<p> </p>
<p>sarà ammanigliato alla penna dello spinnaker. È lungo un metro, ed è</p>
<p> </p>
<p>su questo penzolo che verrà a collocarsi la guaina, serrata a</p>
<p> </p>
<p>fisarmonica, una volta liberato lo spinnaker.</p>
<p> </p>
<p>Sui piccoli anelli del cerchio superiore saranno ammanigliati due</p>
<p> </p>
<p>piccoli bozzelli nei quali si inferiranno due cavi tessili, che, dopo averli</p>
<p> </p>
<p>passati nei piccoli anelli dei cerchi intermedi, sono dati volta a quelli</p>
<p> </p>
<p>del cerchio inferiore. All&#8217;uscita dai bozzelli, questi due cavi sono riuniti</p>
<p> </p>
<p>in uno solo. Sarà per mezzo di questi che si isserà la guaina alla</p>
<p> </p>
<p>penna dello spinnaker.</p>
<p> </p>
<p>Sui piccoli anelli del cerchio inferiore è dato volta un cavo che ter­mina</p>
<p> </p>
<p>con una patta d&#8217;oca che servirà a tirare la guaina verso il basso.</p>
<p> </p>
<p>Gli angoli di scotta sono dati volta ai due piccoli anelli del cerchio</p>
<p> </p>
<p>inferiore.</p>
<p> </p>
<p>Per alzare, si ammaniglia la drizza sull&#8217;anello centrale, e si fa uscire lo</p>
<p> </p>
<p>spinnaker della cala di prua attraverso il boccaporto. C&#8217;è da badare</p>
<p> </p>
<p>sol­tanto che il lato della guaina sul quale si trova la piccola drizza per</p>
<p> </p>
<p>is­sare la guaina stessa, resti sempre rivolto verso poppa. Di giorno, lo</p>
<p> </p>
<p>si verifica facilmente e se occorre si fa agevolmente girare tutto il</p>
<p> </p>
<p>cilindro su se stesso, grazie al moli nello della drizza. Per la notte,</p>
<p> </p>
<p>avevo fatto cucire lungo la faccia poppiera della guaina una fascia</p>
<p> </p>
<p>arancione, come quelle che servono alla segnalazione dei lavori</p>
<p> </p>
<p>stradali. Cosi basta un lampo con la torcia a mano per accertarsi che</p>
<p> </p>
<p>tutto sia in ordine.</p>
<p> </p>
<p>Si smura, allora, l&#8217;angolo di mura e lo si incoccia alla varea del</p>
<p> </p>
<p>tangone. Si prende ugualmente l&#8217;angolo di scotta per incocciarlo alla</p>
<p> </p>
<p>sua scotta. Attenzione, in questa manovra, che il cavo che serve a far</p>
<p> </p>
<p>ridi scendere la guaina sia bene verso poppa in relazione allo</p>
<p> </p>
<p>spinnaker.</p>
<p> </p>
<p>Ora resta solo da issare la guaina. Se la scotta è stata cazzata in</p>
<p> </p>
<p>modo appena adatto a far subito gonfiare lo spinnaker, la guaina si</p>
<p> </p>
<p>trove­rà alla penna più alla svelta di quanto ci metterete voi a issarla.</p>
<p> </p>
<p>Si danno volta a piè d&#8217;albero la drizza e l&#8217;alabasso della guaina. Per</p>
<p> </p>
<p>rientrare lo spinnaker, bisogna portare il tangone verso prua e filare la</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p>FOTO A PAG. 108</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>scotta. Trovandosi allora lo spinnaker sventato, la guaina, quando si</p>
<p> </p>
<p>ala sull&#8217;alabasso, ridiscende facilmente, ingoiando la vela.</p>
<p> </p>
<p>Le manovre per alzare e ammainare lo spinnaker devono essere fat­te</p>
<p> </p>
<p>a gran lasco o in fil di ruota, ma non al traverso, perché, a causa dello</p>
<p> </p>
<p>sbandamento e della pressione del vento sulla guaina (a bordo del</p>
<p> </p>
<p>Pen Duick essa rappresenta un peso e una presa al vento non</p>
<p> </p>
<p>trascurabili), rischierebbe di sfuggirvi e di andarsene a spasso</p>
<p> </p>
<p>sottovento.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>CAMBIARE MURE </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Piccole imbarcazioni </strong></p>
<p> </p>
<p>La compressione sul tangone con vento in poppa, su queste</p>
<p> </p>
<p>imbarcazioni, non è mai cosi forte da impedire a un marinaio di</p>
<p> </p>
<p>scocciare il gancio del tangone dall&#8217;anello del carrello sull&#8217;albero. Egli</p>
<p> </p>
<p>incoccia allora questo gancio all&#8217;anello della scotta sottovento, che</p>
<p> </p>
<p>diventa il braccio. Scoccia dal braccio, che diventa scotta, il gancio</p>
<p> </p>
<p>dell&#8217;altra estremità, e lo incoccia al carrello dell&#8217;albero.</p>
<p> </p>
<p>Si possono manovrare cosi degli spinnaker già piuttosto grandi. Lo si</p>
<p> </p>
<p>faceva, per esempio, a bordo dei 6 metri SI, i cui spinnaker devono</p>
<p> </p>
<p>avere una superficie di un&#8217;ottantina di metri quadri. Questa,</p>
<p> </p>
<p>probabilmente, è la massima taglia, per un simile metodo, perché</p>
<p> </p>
<p>ricordo come, in certi giorni, la faccenda non fosse di tutto riposo,</p>
<p> </p>
<p>nonostante che, in generale, si regatasse in acque riparate, cosi che,</p>
<p> </p>
<p>anche quando c&#8217;era ven­to forte, non c&#8217;era mare, e ciò semplificava le</p>
<p> </p>
<p>cose.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Grandi imbarcazioni </strong></p>
<p> </p>
<p>Non descriverò il metodo con un solo tangone, che non è utilizza­bile</p>
<p> </p>
<p>nella crociera di altura, richiedendo un equipaggio numeroso e la</p>
<p> </p>
<p>possibilità di mollare gli stralli bassi. A bordo del Pen Duick VI,</p>
<p> </p>
<p>richiede un timoniere, un uomo all&#8217;amantiglio, uno al caricabasso, due</p>
<p> </p>
<p>a ciascuno dei coffee grinder (cioè quattro), due uomini ad alare, due</p>
<p> </p>
<p>alla randa, uno alla mezzana, un prodiere per incocciare il braccio al</p>
<p> </p>
<p>gancio del tangone quando quest&#8217;ultimo passerà sotto lo strallo. Si</p>
<p> </p>
<p>arri­va a tredici uomini, a condizione di non occuparsi delle sartie</p>
<p> </p>
<p>volanti: un intero equipaggio da regata.</p>
<p> </p>
<p>E infatti per la regata in triangolo, con i giri di boa, che questo me­todo</p>
<p> </p>
<p>è indispensabile. E l&#8217;unico che permette di girare una boa senza</p>
<p> </p>
<p>perdere tempo, arrivando con vento al traverso sulle proprie mure e</p>
<p> </p>
<p>ri­partendo con vento al traverso sulle altre. In crociera è molto raro</p>
<p> </p>
<p>che si abbia l&#8217;occasione di dover compiere questa manovra, e il</p>
<p> </p>
<p>cambiamen­to di mure con due tangoni sarà sempre preferibile.</p>
<p> </p>
<p>Per cominciare si mette a posto il secondo tangone. Lo si alza</p>
<p> </p>
<p>sull&#8217;albero alla medesima altezza dell&#8217;altro. Il braccio sottovento, che</p>
<p> </p>
<p>è in bando, viene incocciato al gancio del tangone. Si issa un poco</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;amantiglio, ma non troppo, in modo che la varea del tango</p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p>FOTO A PAG. 110</p>
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<p>FOTO A PAG. 111</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p>ne resti sempre ben sotto il bordame dello spinnaker e non rischi di</p>
<p> </p>
<p>strapparlo. Si met­te il tangone sopravvento a un&#8217;angolazione di punta</p>
<p> </p>
<p>di circa 45 gradi. Si ala sul braccio sottovento cazzando la scotta fino</p>
<p> </p>
<p>a che l&#8217;estremità del braccio non arrivi bene al gancio del tangone. Il</p>
<p> </p>
<p>caricabasso non sarà stato troppo filato, in modo che l&#8217;angolazione sia</p>
<p> </p>
<p>di circa 45°. Si regola l&#8217;amantiglio. I due tangoni sono dunque</p>
<p> </p>
<p>all&#8217;incirca simmetrici rispetto alla prua. Si può allora cambiare mure</p>
<p> </p>
<p>alla randa.</p>
<p> </p>
<p>Per togliere il tangone sottovento, bisogna che si possa allascare il</p>
<p> </p>
<p>braccio. A questo scopo si tesa a mano la scotta quanto più possibile</p>
<p> </p>
<p>(salvo disporre, per la scotta, di un winch) e la si mette in uno</p>
<p> </p>
<p>strozzascotte. Si può allora filare il braccio, filando un po&#8217; l&#8217;amantiglio</p>
<p> </p>
<p>e alan­do sul cavetto che comanda l&#8217;apertura del gancio del tangone.</p>
<p> </p>
<p>Cosi il braccio resta libero dal tangone. Si cazza rapidamente la</p>
<p> </p>
<p>scotta. Questa sarà stata messa sul winch non appena tolto il braccio.</p>
<p> </p>
<p>Bisogna cazzare rapidamente perché lo spinnaker, non appena abbia</p>
<p> </p>
<p>cessato di essere sbordato dal tangone, risulterà insufficientemente</p>
<p> </p>
<p>bordato. Bisognerà fi­lare bene l&#8217;amantiglio (senza far cascare il</p>
<p> </p>
<p>tangone in mare), affinché la varea di quest&#8217;ultimo sia subito sotto il</p>
<p> </p>
<p>bordame dello spinnaker e non rischi di strapparlo. Poi, la varea del</p>
<p> </p>
<p>tangone sarà riposta sotto il ponte.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il buttafuori o joekey-pool </strong></p>
<p> </p>
<p>È una piccola asta che si mette accanto all&#8217;albero, perpendicolar­mente</p>
<p> </p>
<p>all&#8217;asse longitudinale dell&#8217;imbarcazione, per sbordare il braccio dello</p>
<p> </p>
<p>spinnaker, in modo che non vada a sfregare sulle sartie quando il</p>
<p> </p>
<p>tangone non ha il braccio in forza. Ne risulta limitata anche la</p>
<p> </p>
<p>compres­sione del braccio sul tangone. Questo buttafuori è comparso</p>
<p> </p>
<p>sulle im­barcazioni solo da qualche anno. Infatti, non è indispensabile.</p>
<p> </p>
<p>Ma è di una tale praticità, che ci si stupisce di aver potuto navigare</p>
<p> </p>
<p>senza averlo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La trinehettina da spinnaker </strong></p>
<p> </p>
<p>È una vela leggera, in nailon da spinnaker, che viene murata sul ca­po</p>
<p> </p>
<p>di banda sopravvento, un po&#8217; più indietro del punto di mura del fioc­co.</p>
<p> </p>
<p>Viene issata sia con la drizza di fiocco sia con quella della trinchet­tina.</p>
<p> </p>
<p>Meno è forte il vento meno questa vela è efficace. Con brezze mol­to</p>
<p> </p>
<p>leggere bisogna anzi ammainarla, perché disturba lo spinnaker e</p>
<p> </p>
<p>diventa dunque nociva. Avendone più d&#8217;una, quando il vento</p>
<p> </p>
<p>diminuisce si mettono le più piccole.</p>
<p> </p>
<p>A bordo di una imbarcazione da crociera attrezzata a cutter questa</p>
<p> </p>
<p>vela non è indispensabile, perché trova il suo impiego migliore con</p>
<p> </p>
<p>vento teso al traverso, condizioni nelle quali la grande trinchettina</p>
<p> </p>
<p>assolverà il suo compito quasi altrettanto bene.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p>FOTO A PAG. 113</p>
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<p> </p>
<p><strong>Il big boy </strong></p>
<p> </p>
<p>E comparso sulle imbarcazioni da regata in anni recenti. E una vela</p>
<p> </p>
<p>divertente e molto efficace. La velocità dell&#8217;imbarcazione se ne</p>
<p> </p>
<p>accorge. Nulla vieta di usarla su un&#8217;imbarcazione da crociera.</p>
<p> </p>
<p>Rappresenta un grande fiocco molto leggero, di nailon, tagliato dal</p>
<p> </p>
<p>velaio secondo una forma speciale che lo differenzia da un ghoster.</p>
<p> </p>
<p>Vie­ne murato all&#8217;estrema prua e alzato esteriormente e sottovento</p>
<p> </p>
<p>allo spin­naker. Non viene issato a ferro, affinché non venga contro lo</p>
<p> </p>
<p>spinnaker.</p>
<p> </p>
<p>Per alzare questa vela, penso che si debba avere una seconda drizza</p>
<p> </p>
<p>dello spinnaker. Non consiglio di alzarla con una drizza del fiocco,</p>
<p> </p>
<p>perché questa tirerà troppo di fianco, logorandosi all&#8217;uscita dalla</p>
<p> </p>
<p>cavatoia della puleggia in testa d&#8217;albero. La scotta avrà il tirante sul</p>
<p> </p>
<p>quadro di poppa.</p>
<p> </p>
<p>Il big boy è efficace con vento in poppa e a gran lasco. Si è costretti</p>
<p> </p>
<p>ad ammainarlo quando lo spinnaker, essendo orientato per illasco,</p>
<p> </p>
<p>porta in modo eccessivo sul big boy. Si può allora alzare una</p>
<p> </p>
<p>trinchettina da spinnaker che comincerà a portare efficacemente.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La carbonera dei ketch </strong></p>
<p> </p>
<p>Questa vela di strallo di mezzana è molto facile da alzare e da</p>
<p> </p>
<p>ammainare, e molto efficace, soprattutto se il vento relativo è di</p>
<p> </p>
<p>qualche grado a poppavia del traverso.</p>
<p> </p>
<p>A bordo delle imbarcazioni da regata, le vele di strallo non sono</p>
<p> </p>
<p>sempre della grandezza massima, per motivi di handicap. Ma a bordo</p>
<p> </p>
<p>di un&#8217;imbarcazione da crociera non è il caso di privarsene, e potrete</p>
<p> </p>
<p>dunque averne una grande che sarà murata alle landre sopravvento</p>
<p> </p>
<p>del­le sartie di maestra. Potrà ricoprire tutta la mezzana e, tagliandola</p>
<p> </p>
<p>in modo da prevedere un angolo di scotta piuttosto alto, la borderete</p>
<p> </p>
<p>facen­done passare la scotta alla varea del boma di mezzana.</p>
<p> </p>
<p>La ralinga d&#8217;inferitura della vela di strallo viene spesso a contatto con</p>
<p> </p>
<p>lo strallo di poppa dell&#8217;albero di maestra. La tela che ricopre il cavo</p>
<p> </p>
<p>d&#8217;acciaio della ralinga risulta in genere logorata molto rapidamente in</p>
<p> </p>
<p>quel punto. I velai predispongono delle protezioni di cuoio, a mo&#8217; di</p>
<p> </p>
<p>baderne, che anch&#8217;esse non resistono a lungo.</p>
<p> </p>
<p>Il rimedio più efficace che ho trovato consiste nel cucire un tubo di</p>
<p> </p>
<p>plastica, di buon spessore, aperto da un lato per metterlo a cavallo</p>
<p> </p>
<p>sull&#8217;orlo della vela.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Lo spinnaker di mezzana </strong></p>
<p> </p>
<p>E un tipo di carbonera, ma un po&#8217; speciale. Si tratta di uno spin­naker</p>
<p> </p>
<p>molto piccolo che non presenta alcuna difficoltà di manovra e che</p>
<p> </p>
<p>rispetto alla vela di strallo di mezzana offre il vantaggio che non</p>
<p> </p>
<p>maschera la vista sottovento, essendo il bordame molto più in alto.</p>
<p> </p>
<p>Anche la superficie è maggiore e, a gran lasco, tira molto di più.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 115</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>A bordo del Pen Duick VI usiamo la carbonera con vento a prora­via</p>
<p> </p>
<p>del traverso e fino a circa 10° a poppavia dello stesso. Dopo, usiamo</p>
<p> </p>
<p>lo spinnaker di mezzana. Ai limiti superiori del gran lasco o in fil di</p>
<p> </p>
<p>ruota, occorre ammainare la mezzana affinché lo spinnaker di</p>
<p> </p>
<p>mezzana possa portare. In fil di ruota e con brezze leggere si può</p>
<p> </p>
<p>andare anche avendo a riva solo vele leggere e di grande superficie,</p>
<p> </p>
<p>che portano bene, ammainando le rande di mezzana e di maestra. Si</p>
<p> </p>
<p>hanno a riva allora lo spinnaker, il big boy e lo spinnaker di mezzana.</p>
<p> </p>
<p>Questa combinazione funziona.</p>
<p> </p>
<p>Per motivi di stazza, come a proposito della carbonera, sulle imbar­</p>
<p> </p>
<p>cazioni da regata non si può avere uno spinnaker di mezzana della</p>
<p> </p>
<p>grandezza che si vorrebbe. In particolare, secondo il piano di velatura</p>
<p> </p>
<p>dell&#8217;imbarcazione, bisogna farlo talvolta un po&#8217; strettino. Questo è il</p>
<p> </p>
<p>caso per il Pen Duick VI, dove il nostro spinnaker di mezzana manca</p>
<p> </p>
<p>un po&#8217; di spalle. Ma non ci sono questi problemi in crociera, ed è pos­</p>
<p> </p>
<p>sibile concedersi un bel piccolo spinnaker.</p>
<p> </p>
<p>All&#8217;angolo di mura, lo spinnaker di mezzana ha due cime: una va</p>
<p> </p>
<p>verso prua, e potrà essere data volta, per esempio, su una galloccia</p>
<p> </p>
<p>del­l&#8217;albero di maestra; l&#8217;altra verso poppa. A bordo del Pen Duick</p>
<p> </p>
<p>questa cima è data volta quanto più in alto possibile sulla sartia o</p>
<p> </p>
<p>sullo strallo basso di mezzana o sulla sartia volante. Giocando su</p>
<p> </p>
<p>queste due cime si regola la posizione dell&#8217;angolo di mura. La scotta</p>
<p> </p>
<p>passa in varea del boma di mezzana. Giocando su queste manovre e</p>
<p>sulla drizza, si lascia partire lo spinnaker sottovento, affinché non</p>
<p> </p>
<p>sventi la randa di maestra. Giunge a essere, in pratica, nel</p>
<p> </p>
<p>prolungamento di quest&#8217;ultima.</p>
<p> </p>
<p>Nei pressi dell&#8217;andatura al traverso, e se il vento rinfresca, non biso­</p>
<p> </p>
<p>gna tenerlo alzato troppo a lungo, perché farebbe inevitabilmente</p>
<p> </p>
<p>stra­orzare l&#8217;imbarcazione.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Grande trinchetta delle golette </strong></p>
<p> </p>
<p>Le golette hanno sempre una gran vela di lasco, che occupa tutto il</p>
<p> </p>
<p>posto fra i due alberi andando a sovrapporsi alla vela maestra. Gli</p>
<p> </p>
<p>americani, presso i quali gli schooner erano numerosissimi, la</p>
<p> </p>
<p>chiamava­no gollywobbler. Trattandosi di una vela davvero molto</p>
<p> </p>
<p>grande, fornisce, al lasco, un contributo considerevole. A bordo del</p>
<p> </p>
<p>Pen Duick III, con brezza molto leggera, l&#8217;utilizzavamo persino di</p>
<p> </p>
<p>bolina stretta in modo molto vantaggioso.</p>
<p> </p>
<p>È una vela inferita sulla rotaia dell&#8217;albero di trinchetto e alzarla o</p>
<p> </p>
<p>ammainarla non presenta quindi alcuna difficoltà.</p>
<p> </p>
<p>A bordo del Pen Duick III, per migliorare il rendimento di questa vela</p>
<p> </p>
<p>nelle andature in fil di ruota e a gran lasco, l&#8217;alzavo con un wish­bone,</p>
<p> </p>
<p>e allora occorreva mettercisi in parecchi. Ma senza questa doppia</p>
<p> </p>
<p>asta, un uomo da solo manovrava la vela senza problemi.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 117</p>
<p> </p>
<p>Viene regolata cazzando la drizza, come nel caso di una randa di</p>
<p> </p>
<p>maestra, e lavorando sulle due scotte: quella in basso, simile a una</p>
<p> </p>
<p>scot­ta del fiocco, e quella in alto che va in testa dell&#8217;albero di maestra.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>1) MANUALE PRATICO DELLE MANOVRE</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 18:35:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>

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		<description><![CDATA[1)   MANUALE PRATICO DELLE MANOVRE
 
 
 
INDICE
 
 
Ormeggio di fianco alla banchina o a una barca
 
Cime di ormeggio
 
Ormeggio di fianco a un’imbarcazione
 
 
Manovra in porto a motore
 
Effetto evolutivo dell’elica
 
Un colpetto di motore
 
Giro sul posto
 
Manovre di attracco e di partenza
 
Ormeggio di punta con la poppa o la prua alla banchina e con l’ancora di prua o di poppa
 
Consiglio importante
 
 
Manovra in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong>1)   MANUALE PRATICO DELLE MANOVRE</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>INDICE</strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>Ormeggio di fianco alla banchina o a una barca</strong></p>
<p> </p>
<p>Cime di ormeggio</p>
<p> </p>
<p>Ormeggio di fianco a un’imbarcazione</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>Manovra in porto a motore</strong></p>
<p> </p>
<p>Effetto evolutivo dell’elica</p>
<p> </p>
<p>Un colpetto di motore</p>
<p> </p>
<p>Giro sul posto</p>
<p> </p>
<p>Manovre di attracco e di partenza</p>
<p> </p>
<p>Ormeggio di punta con la poppa o la prua alla banchina e con l’ancora di prua o di poppa</p>
<p> </p>
<p>Consiglio importante</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>Manovra in porto sotto vela</strong></p>
<p> </p>
<p>Principi generali</p>
<p> </p>
<p>Fattori che influiscono sulla curva di evoluzione</p>
<p> </p>
<p>Evoluzione sotto vela</p>
<p> </p>
<p>Fattori che influiscono sull’inerzia</p>
<p> </p>
<p>Prendere la boa</p>
<p> </p>
<p>Attracco</p>
<p> </p>
<p>Lasciare l’ormeggio</p>
<p> </p>
<p>Lasciare l’ancoraggio</p>
<p> </p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Manovra delle ancore</strong></p>
<p> </p>
<p>Ancore, catene e cavi</p>
<p> </p>
<p>Scelta delle ancore</p>
<p> </p>
<p>La « linea di ormeggio »</p>
<p> </p>
<p>Come dar fondo</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>Mettere in secco</strong></p>
<p> </p>
<p>Puntellamento</p>
<p> </p>
<p>Restare in secco lungo una banchina</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>Incagliare</strong></p>
<p> </p>
<p>Incaglio</p>
<p> </p>
<p>Disincaglio</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>Confronto delle varie attrezzature ai fini della manovra</strong></p>
<p> </p>
<p>A due alberi e a un albero</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>Regolazioni</strong></p>
<p> </p>
<p>Premessa</p>
<p> </p>
<p>Regolazione longitudinale</p>
<p> </p>
<p>Regolazione laterale</p>
<p> </p>
<p>Regolazione della velatura</p>
<p> </p>
<p>Vele da lasco: lo spinnaker</p>
<p> </p>
<p>Cambiare mure</p>
<p> </p>
<p>Ridurre la velatura</p>
<p> </p>
<p><strong>Manovre con cattivo tempo</strong></p>
<p> </p>
<p>Cattivo tempo alle andature portanti</p>
<p> </p>
<p>La cappa</p>
<p> </p>
<p>L’ancora galleggiante</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>Attrezzature di fortuna</strong></p>
<p> </p>
<p>Timone di fortuna</p>
<p> </p>
<p>Albero di fortuna</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>Uomo in mare</strong></p>
<p> </p>
<p>Come recuperare un uomo in mare</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>Rimorchio</strong></p>
<p> </p>
<p>Come rimorchiare una imbarcazione</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>Lavori marinareschi comuni</strong></p>
<p> </p>
<p>Nodi</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p align="center"><strong>ORMEGGIO DI FIANCO ALLA BANCHINA </strong></p>
<p align="center"><strong>O A UNA BARCA</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>CIME DI ORMEGGIO</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Le cime di ormeggio che trattengono l’imbarcazione nel posto voluto</p>
<p> </p>
<p>hanno nomi precisi:</p>
<p> </p>
<p>a)   La barbetta di prua (prodese) e la codetta di poppa (poppese)</p>
<p> </p>
<p>che, in banchina, vanno incappellate a terra rispettivamente più a</p>
<p> </p>
<p>proravia e più a poppavia dell’imbarcazione.</p>
<p> </p>
<p>b)  I traversini di prua e di poppa, che vanno incappellati</p>
<p> </p>
<p>perpendicolarmente alla prua e alla poppa dell’imbarcazione.</p>
<p> </p>
<p>c)   Gli spring, una volta detti « batticulo », dati volta a prua e a</p>
<p> </p>
<p>poppa ma incappellati a terra in direzione opposta: verso poppa</p>
<p> </p>
<p>quello di prua e verso prua quello di poppa.</p>
<p> </p>
<p>E’ chiaro che se gli ormeggi sono debitamente regolati, così da fare a</p>
<p> </p>
<p>coppie (quelli che impediscono di avanzare e quelli che impediscono di</p>
<p> </p>
<p>indietreggiare), l’imbarcazione ormeggiata in questo modo rimane</p>
<p> </p>
<p>trattenuta contro la banchina e parallela ad essa, senza la possibilità</p>
<p> </p>
<p>di spostarsi né in avanti né indietro. Questo è il classico ormeggio</p>
<p> </p>
<p>teorico; ma è ovvio che non sempre l’imbarcazione sarà ormeggiata</p>
<p> </p>
<p>con sei cime. Bisogna anche dire che questo tipo di ormeggio va</p>
<p> </p>
<p>benissimo quando si attracca a una banchina dove non c’è marea o a</p>
<p> </p>
<p>un pontile galleggiante che monta e scende con essa. Se l’approdo ha,</p>
<p> </p>
<p>invece, un flusso e un riflusso apprezzabili, bisognerà regolare gli</p>
<p> </p>
<p>ormeggi in relazione ai cambiamenti del livello del mare. Spesso, in</p>
<p> </p>
<p>questo caso, si rinuncerà ai traversini. Si incappelleranno solo le cime</p>
<p> </p>
<p>di prua e di poppa e gli spring, ma con un discreto imbando, affinché</p>
<p> </p>
<p>l’imbarcazione possa montare e scendere accanto alla banchina. Se il</p>
<p> </p>
<p>vento soffia dalla banchina, questo tipo di ormeggio presenta un</p>
<p> </p>
<p>inconveniente: l’imbarcazione si scosta un po’ troppo dalla banchina</p>
<p> </p>
<p>stessa e ciò ai fini dell’imbarco e dello sbarco. Allora, se si vuole che</p>
<p> </p>
<p>rimanga affiancata, si è costretti a incappellare nuovamente i</p>
<p> </p>
<p>traversini.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 9</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Talvolta in banchina non ci sono bitte o anelli per tutte queste cime.</p>
<p> </p>
<p>In particolare, se si attracca in punta ad essa, non si potrà dare la</p>
<p> </p>
<p>barbetta o la codetta; ma ciò non importa molto. Come regola</p>
<p> </p>
<p>generale, affinché l’imbarcazione sia ormeggiata a dovere, basta che</p>
<p> </p>
<p>abbia (ma come minimo) quattro ormeggi: barbetta e codetta, più</p>
<p> </p>
<p>due spring; oppure barbetta e codetta più due traversini; oppure due</p>
<p> </p>
<p>spring più due traversini. Insomma, importa che a prora e a poppa</p>
<p> </p>
<p>l’ormeggio sia simmetrico. Non andrebbe bene, per esempio, avere a</p>
<p> </p>
<p>poppa uno spring e un traversino e, a prua, un traversino e una</p>
<p> </p>
<p>barbetta. Troppe persone, ancor oggi, si accontentano di una cima a</p>
<p> </p>
<p>prua e di un’altra a poppa, date volta dove capita. Accade allora che</p>
<p> </p>
<p>l’imbarcazione avanzi o indietreggi secondo il vento e la corrente, con</p>
<p> </p>
<p>il rischio che finisca addosso alle imbarcazioni ormeggiate davanti o</p>
<p> </p>
<p>dietro. Rischia anche di non restare parallela alla banchina e i suoi</p>
<p> </p>
<p>parabordi, eccetto il caso che ne abbia dappertutto lungo i fianchi,</p>
<p> </p>
<p>non interporranno più la loro difesa.</p>
<p> </p>
<p>Se sulla banchina ci sono delle bitte, bisogna formare sulla cima una</p>
<p> </p>
<p>gassa piuttosto allungata. Se sulla bitta troviamo già uno o più cavi,</p>
<p> </p>
<p>passeremo internamente a tutti i precedenti, prima di incappellare il</p>
<p> </p>
<p>nostro. In questo modo, gli ormeggi presi prima potranno essere</p>
<p> </p>
<p>disimpegnati con facilità, mentre il nostro cavo rimane al suo posto.</p>
<p> </p>
<p>Se abbiamo impegnato la bitta per primi, ma la gassa della nostra</p>
<p> </p>
<p>cima non è abbastanza lunga, quelli che vengono dopo di noi non</p>
<p> </p>
<p>possono ormeggiare nel modo detto sopra e perciò, al momento</p>
<p> </p>
<p>buono, non potremo più disimpegnare la nostra cima.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 10</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>ORMEGGIO DI FIANCO A UN’IMBARCAZIONE</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Se un’imbarcazione più piccola si affianca ad una più grande, nulla le</p>
<p> </p>
<p>vieta di adottare, per ormeggiarsi, il modo classico, con ormeggi di</p>
<p> </p>
<p>prua e di poppa, traversini e spring. Se la lunghezza delle</p>
<p> </p>
<p>imbarcazioni è più o meno uguale, i cavi di prua e di poppa non si</p>
<p> </p>
<p>potranno dare; bisogna quindi regolare bene traversini e spring,</p>
<p> </p>
<p>affinché i parabordi si presentino sempre nel modo voluto. Molti si</p>
<p> </p>
<p>accontentano di prendere l’ormeggio così, e capita talvolta di vedere</p>
<p> </p>
<p>tutta una serie di barche ormeggiate in andana, in cui la prima</p>
<p> </p>
<p>soltanto assicura tutte le altre alla banchina, oppure, di prua e di</p>
<p> </p>
<p>poppa, ai gavitelli. Non mi pare ben fatto. Anche chi arriva dopo deve</p>
<p> </p>
<p>dare le cime di prua e di poppa ai punti fissi d’ormeggio. Altrimenti, se</p>
<p> </p>
<p>appena vengono vento o corrente forti, gli ormeggi della prima –</p>
<p> </p>
<p>idonei a trattenere una imbarcazione, non dieci – potrebbero</p>
<p> </p>
<p>spezzarsi. Lo stesso vale per le sue gallocce e le sue bitte, che</p>
<p> </p>
<p>rischiano anch’esse di saltar via. E sarà in ogni caso poco piacevole,</p>
<p> </p>
<p>per  chi  sta  nella  prima  imbarcazione,  udire  i  propri  cavi                    </p>
<p> </p>
<p>« scricchiolare » disperatamente nelle bocche di rancio.</p>
<p> </p>
<p>Non dimentichiamo che spetta all’ultimo arrivato dare fuori i parabordi</p>
<p> </p>
<p>e badare che il suo ormeggio sia del tutto corretto e senza pericoli per</p>
<p> </p>
<p>il vicino. Bisogna sempre stare attenti a quel che si fa, per non</p>
<p> </p>
<p>laurearsi al concorso della migliore barzelletta dell’anno. Alcune</p>
<p> </p>
<p>stagioni or sono abbiamo conferito i premio a un uomo del nostro</p>
<p> </p>
<p>equipaggio, protagonista del bello scherzo seguente: in arrivo a</p>
<p> </p>
<p>Yarmouth con il Pen Duick IV, nel cuore della notte, ci affianchiamo a</p>
<p> </p>
<p>uno yacht inglese a motore.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 11</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>La manovra era andata liscia e sicuramente non avevamo svegliato la</p>
<p> </p>
<p>gente a bordo dell’imbarcazione inglese. Ed ecco che uno dei miei</p>
<p> </p>
<p>uomini pensa bene d’inserire un parabordo supplementare. Lodevole</p>
<p> </p>
<p>intenzione. Per fare questo, punta bene le spalle contro la tuga della</p>
<p> </p>
<p>barca a motore e spinge con i piedi sul fasciame del Pen Duick. Non</p>
<p> </p>
<p>aveva notato di essersi addossato a un vetro, e c’è passato</p>
<p> </p>
<p>attraverso. Peccato che, data l’ora antelucana, non ci fossero</p>
<p> </p>
<p>spettatori: si sarebbero fatti una bella risata. Da parte nostra, non</p>
<p> </p>
<p>avevamo affatto voglia di ridere e o inghirlandato il malcapitato con</p>
<p> </p>
<p>tutto un florilegio di epiteti. Anche la coppia inglese non rideva.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p align="center"><strong>MANOVRA IN PORTO A MOTORE</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p><strong>EFFETTO EVOLUTIVO DELL’ELICA</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Poiché quasi tutte le imbarcazioni sono provviste di motore ausiliario,</p>
<p> </p>
<p>tanto vale sapersene servire. D’altra parte, oggi i porti turistici sono</p>
<p> </p>
<p>sempre più affollati e , salvo avere un’imbarcazione davvero molto</p>
<p> </p>
<p>piccola, è quasi impossibile manovrare sotto vela tra i pontili</p>
<p> </p>
<p>galleggianti.</p>
<p> </p>
<p>Se poi l’imbarcazione è grande, in porto le manovre sotto vela</p>
<p> </p>
<p>possono diventare molto pericolose. A un errore non si può più porre</p>
<p> </p>
<p>riparo scostando a mano per largarsi. Una trentina di tonnellate che</p>
<p> </p>
<p>vengono, anche lentamente, contro una banchina o contro un’altra</p>
<p> </p>
<p>barca, costituiscono una botta notevole. A vela, con il Pen Duick III</p>
<p> </p>
<p>che non aveva motore, bene o male ce l’avevamo; ma credo che , con</p>
<p> </p>
<p>i suoi 17,45 metri e le sue 13 tonnellate, rappresentasse un massimo.</p>
<p> </p>
<p>Anche con il Pen Duick VI ci dilettiamo, di tanto in tanto, a manovrare</p>
<p> </p>
<p>sotto vela; ma occorre che il posto sia sgombro e che le condizioni di</p>
<p> </p>
<p>vento e corrente siano favorevoli. Nella maggior parte dei casi, se non</p>
<p> </p>
<p>si vogliono correre dei rischi enormi, bisogna manovrare a motore.</p>
<p> </p>
<p>Per riuscirci, è indispensabile conoscere bene la propria barca e,</p>
<p> </p>
<p>insieme, alcuni principi fondamentali. Troppe persone li ignorano e</p>
<p> </p>
<p>perciò manovrano male a motore, senza capire perché. Il principio per</p>
<p> </p>
<p>eccellenza, importantissimo e ignoratissimo, è l’effetto evolutivo</p>
<p>dell’elica.</p>
<p> </p>
<p>La pala dell’elica che si trova in basso lavora a maggiore profondità di</p>
<p> </p>
<p>quella in alto. Prendiamo il caso di un’elica che, vista di poppa, in</p>
<p> </p>
<p>marcia avanti gira in senso orario, cioè in quello delle lancette di un</p>
<p> </p>
<p>orologio. La forza F esercitata dalla pala alta si scompone nella spinta</p>
<p> </p>
<p>di propulsione P, che fa avanzare l’imbarcazione, e in una forza di</p>
<p> </p>
<p>attrito T, perpendicolare all’asse dell’imbarcazione stessa. Allo stesso</p>
<p> </p>
<p>modo, sulla pala inferiore, la forza F’ si scompone in P’ E t’. Ma, per la</p>
<p> </p>
<p>diversa profondità dell’acqua in cui lavorano le due pale, F’ è</p>
<p> </p>
<p>maggiore di F e quindi T’ è maggiore di T. La differenza fra T e T’ do</p>
<p> </p>
<p>una forza R, perpendicolare all’asse dell’imbarcazione, che tende</p>
<p> </p>
<p>dunque a trascinare la poppa a dritta. Ma l’elica proietta dell’acqua</p>
<p> </p>
<p>verso il timone, e l’acqua proiettata dalla pala inferiore sarà più forte</p>
<p> </p>
<p>di quella proiettata da quella superiore. L’acqua in basso, se l’elica è</p>
<p> </p>
<p>nell’asse longitudinale della barca, colpirà la pala del timone da dritta</p>
<p> </p>
<p>mentre quella in alto la colpirà da sinistra.</p>
<p> </p>
<p>Questo effetto compensa la forza R. Se l’elica è decentrata, cioè non</p>
<p> </p>
<p>si trova in corrispondenza all’asse longitudinale dell’imbarcazione,</p>
<p> </p>
<p>sarà generalmente dalla parte opportuna affinché questo spostamento</p>
<p> </p>
<p>agisca contro la forza R. Con il senso di rotazione scelto per il nostro</p>
<p> </p>
<p>esempio, l’elica sarà spostata verso dritta.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 15</p>
<p> </p>
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<p> </p>
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<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Quindi, in marcia avanti, l’effetto evolutivo dell’elica ai fini dello</p>
<p> </p>
<p>spostamento laterale della poppa della barca sarà trascurabile e il</p>
<p> </p>
<p>timoniere non se ne accorgerà nemmeno.</p>
<p> </p>
<p>Lo stesso non vale per la marcia indietro. Se l’elica è decentrata,</p>
<p> </p>
<p>l’effetto di questo spostamento si sommerà a quello impresso</p>
<p> </p>
<p>dall’elica. La pala del timone non riceverà più l’acqua dall’elica; la pala</p>
<p> </p>
<p>di quest’ultima, viceversa proietterà dell’acqua verso la volta di</p>
<p> </p>
<p>poppa, e la forza che verrà esercitata in questo modo sulla volta si</p>
<p> </p>
<p>sommerà all’effetto evolutivo. A marcia indietro, dunque, quest’ultimo</p>
<p> </p>
<p>diventa molto rilevante e la poppa della barca (sempre nel caso del</p>
<p> </p>
<p>senso di rotazione scelto per questo esempio) sarà spinta verso</p>
<p> </p>
<p>sinistra. Se la barca ha poco o niente abbrivo, in avanti o indietro, che</p>
<p> </p>
<p>consenta al timone di scontrare questo effetto, la poppa andrà a</p>
<p> </p>
<p>sinistra inesorabilmente.</p>
<p> </p>
<p>C’è un altro effetto, che spesso è abbastanza trascurato: l’effetto del</p>
<p> </p>
<p>vento su un’imbarcazione che manovra a motore. In assenza di</p>
<p> </p>
<p>abbrivo, l’imbarcazione prende, rispetto al vento, una posizione di</p>
<p> </p>
<p>equilibrio, traversandosi sensibilmente e scarrocciando lateralmente.</p>
<p> </p>
<p>Se c’è abbrivo, l’effetto anti-scarroccio dello scafo e della chiglia si</p>
<p> </p>
<p>farà sentire; ma non al punto di annullare lo scarroccio. Ne consegue,</p>
<p> </p>
<p>dunque, che a macchina avanti e con vento al traverso i filetti fluidi</p>
<p> </p>
<p>verranno a colpire il mascone sottovento della prora, e faranno orzare</p>
<p> </p>
<p>l’imbarcazione. Ugualmente, a marcia indietro, i filetti d’acqua</p>
<p>vengono sottovento a colpire la volta di poppa. La regola, dunque, è</p>
<p> </p>
<p>questa: in abbrivo, sia a marcia avanti, sia a marcia indietro,</p>
<p> </p>
<p>l’imbarcazione tende a stringere il vento. A marcia avanti, non</p>
<p> </p>
<p>stringerà fino a vento in prora e si limiterà a una posizione che</p>
<p> </p>
<p>corrisponde un po’ a quella di bolina stretta sotto vela. Ma, con vento</p>
<p> </p>
<p>in poppa, rimonterà fino nel letto del vento, posizione che diventa di</p>
<p> </p>
<p>equilibrio stabile. Poiché il timone è più efficace a marcia avanti che a</p>
<p> </p>
<p>marcia indietro, se questa azione del vento, quando si fa macchina</p>
<p> </p>
<p>indietro, si somma all’effetto evolutivo dell’elica, bisognerà tenerne</p>
<p> </p>
<p>gran conto durante la manovra. Occorrerà che la barca abbia preso</p>
<p> </p>
<p>molto abbrivo indietro prima che si possa contrastare questo effetto</p>
<p> </p>
<p>con la barra, e intanto la barca avrà già descritto una curva notevole</p>
<p> </p>
<p>che dev’essere stata prevista se non ci si vuole imbarcare in una</p>
<p> </p>
<p>manovra che non si potrà portare a termine per mancanza di spazio.</p>
<p> </p>
<p>A parte questi principi generali, bisogna avere una buona conoscenza</p>
<p> </p>
<p>circa le reazioni della propria barca. Secondo le sue caratteristiche –</p>
<p> </p>
<p>la forma di carena, gli attriti dell’opera morta, il peso, le peculiarità</p>
<p> </p>
<p>del suo motore e della sua elica, e la posizione di quest’ultima – ogni</p>
<p> </p>
<p>imbarcazione avrà delle reazioni particolari. Non occorre neanche dire</p>
<p> </p>
<p>che l’imbarcazione con carena slanciata prende l’abbrivo e, a motore</p>
<p> </p>
<p>spento, lo conserva più facilmente di quella con forme tozze.</p>
<p> </p>
<p>Così pure, un’imbarcazione a dislocamento pesante avrà più inerzia di</p>
<p> </p>
<p>una a dislocamento leggero.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 17</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Quella con pinna di deriva stretta scarroccerà di più, in assenza di</p>
<p> </p>
<p>abbrivo, rispetto a quella con chiglia lunga; ma, con abbrivo, avverrà</p>
<p> </p>
<p>probabilmente il contrario. La curva di evoluzione sarà più stretta per</p>
<p> </p>
<p>l’imbarcazione che ha la chiglia corta e il timone lontano a poppa, che</p>
<p> </p>
<p>non per l’imbarcazione a chiglia lunga.</p>
<p> </p>
<p>Secondo la potenza  del motore rispetto al dislocamento, le reazioni</p>
<p> </p>
<p>dell’imbarcazione saranno più nervose o meno. Certe eliche fisse sono</p>
<p> </p>
<p>concepite in modo da avere dei buoni rendimenti a marcia indietro e,</p>
<p> </p>
<p>in questo caso, si può contarci per fermarsi rapidamente. Ma le eliche</p>
<p> </p>
<p>provviste di pale chiudibili (per diminuire l’attrito quando si è sotto</p>
<p> </p>
<p>vela) rivelano un pessimo rendimento a marcia indietro. E’ chiaro che</p>
<p> </p>
<p>la forza centrifuga e la reazione dell’acqua sulle pale, a macchina</p>
<p> </p>
<p>avanti, aprono facilmente l’elica. Ma, a macchina indietro, occorre che</p>
<p> </p>
<p>le pale non siano sottoposte a forze superiori a quella centrifuga,</p>
<p> </p>
<p>perché in tal caso le pale si richiudono. Occorre quindi che, a</p>
<p> </p>
<p>macchina indietro, l’elica sviluppi pochissima potenza. E’ necessario</p>
<p> </p>
<p>che si abbia chiaro in mente il fatto che, a macchina indietro, ci si</p>
<p> </p>
<p>fermerà in maggiore spazio. Infine, alcune imbarcazioni risulteranno</p>
<p> </p>
<p>più sensibili di altre all’effetto evolutivo dell’elica, secondo la posizione</p>
<p> </p>
<p>di quest’ultima rispetto all’asse longitudinale dell’imbarcazione e alle</p>
<p> </p>
<p>forme della volta di poppa.</p>
<p> </p>
<p>Può darsi che non sia indispensabile sapere teoricamente in che senso</p>
<p> </p>
<p>giri la nostra elica né rifare il piccolo ragionamento di cui sopra allo</p>
<p> </p>
<p>scopo di sapere da che parte se ne andrà la poppa; ma è</p>
<p> </p>
<p>tassativamente necessario, comunque, conoscere il risultato che si</p>
<p> </p>
<p>sarà osservato sperimentalmente.</p>
<p> </p>
<p><strong>UN COLPETTO DI MOTORE</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Se con l’imbarcazione sprovvista di abbrivo si mette la barra dal lato</p>
<p> </p>
<p>opportuno per far virare la barca nel senso voluto, come se avesse</p>
<p> </p>
<p>abbrivo, e se si fa macchina avanti, la pala del timone, colpita dai</p>
<p> </p>
<p>filetti d’acqua proiettati dall’elica, farà spostare la poppa</p>
<p> </p>
<p>dell’imbarcazione e farà dunque virare quest’ultima nel senso voluto.</p>
<p> </p>
<p>L’imbarcazione, prima di prendere un abbrivo apprezzabile in avanti,</p>
<p> </p>
<p>avrà avuto il tempo di cambiare prua di qualche grado.</p>
<p> </p>
<p>Questo effetto del « colpetto di motore » si farà ugualmente sentire se</p>
<p> </p>
<p>l’imbarcazione ha un po’ di abbrivo in avanti o indietro. Spegnendo il</p>
<p> </p>
<p>motore, l’evoluzione iniziata continuerà per inerzia.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>GIRO SUL POSTO</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Sfruttando il colpetto di motore e l’effetto evolutivo dell’elica si potrà</p>
<p> </p>
<p>far girare l’imbarcazione praticamente sul posto. Questa manovra si</p>
<p> </p>
<p>può compiere soltanto da una parte: quella opposta alla parte verso la</p>
<p> </p>
<p>quale la poppa viene spostata dal passo dell’elica quando si fa</p>
<p> </p>
<p>macchina indietro. Per quel che riguarda l’imbarcazione del nostro</p>
<p> </p>
<p>esempio – in cui, a marcia indietro, la poppa va a sinistra – l’accostata</p>
<p> </p>
<p>avverrà a dritta.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 19</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Cominciamo dunque mettendo barra tutta a dritta, nel caso della</p>
<p> </p>
<p>ruota del timone (a sinistra se si tratta di barra a mano), e diamo</p>
<p> </p>
<p>macchina avanti. Un colpetto di accelleratore manderà la poppa a</p>
<p> </p>
<p>sinistra. Prima che l’imbarcazione abbia fatto, in avanti, più di qualche</p>
<p> </p>
<p>metro, fermiamo e passiamo subito a marcia indietro. Quel po’ di</p>
<p> </p>
<p>abbrivo in avanti verrà così interrotto, ma il passo dell’elica continuerà</p>
<p> </p>
<p>a far spostare a sinistra la poppa. Non occorre cambiare barra, poiché</p>
<p> </p>
<p>non si prenderà abbrivo all’indietro: appena l’imbarcazione comincerà</p>
<p> </p>
<p>ad abbrivare un pochino indietro, si ripasserà a macchina avanti per</p>
<p> </p>
<p>un nuovo colpetto di motore, e così via, fino ad avere la prua che si</p>
<p> </p>
<p>desidera. Secondo il posto disponibile per l’evoluzione, si può</p>
<p> </p>
<p>prendere, in questa manovra, un po’ più di abbrivo in avanti o</p>
<p> </p>
<p>indietro. All’occorrenza, lo spazio in cui si compie l’evoluzione può</p>
<p> </p>
<p>essere di una lunghezza superiore di appena qualche metro a quella</p>
<p> </p>
<p>dell’imbarcazione stessa.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>MANOVRE DI ATTRACCO E DI PARTENZA</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Il ragionamento, a proposito di queste manovre, continuerà a</p>
<p> </p>
<p>presupporre un’elica che gira nel medesimo senso di quella dei</p>
<p> </p>
<p>paragrafi precedenti. Detto ciò, e in base a quanto precede, risulta</p>
<p> </p>
<p>che l’attracco sarà molto più facile su un bordo che sull’altro, cioè sarà</p>
<p> </p>
<p>più facile approdando a sinistra.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 20</p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Ci si presenta con un’angolazione di una ventina di gradi rispetto alla</p>
<p> </p>
<p>banchina. Quando si darà indietro per fermare, l’effetto evolutivo</p>
<p> </p>
<p>dell’elica raddrizzerà la barca, mettendola parallela alla banchina. Così</p>
<p> </p>
<p>si può accedere facilmente anche a un ormeggio disponibile fra altre</p>
<p> </p>
<p>imbarcazioni o a una banchina con pontili davanti e dietro. Se il vento</p>
<p> </p>
<p>soffia forte e al traverso in direzione della banchina, non bisogna</p>
<p> </p>
<p>spettare che la prua sia troppo vicina prima di far macchina indietro,</p>
<p> </p>
<p>purché durante la manovra il vento provocherà scarroccio verso la</p>
<p> </p>
<p>banchina stessa. Viceversa, se il vento soffia dalla banchina,</p>
<p> </p>
<p>bisognerà portare la prua a toccarla, prima di far macchina indietro,</p>
<p> </p>
<p>per non ritrovarsi troppo lontano. Se c’è un forte vento in poppa, o</p>
<p> </p>
<p>corrente in poppa, occorrerà fare macchina indietro a lungo per</p>
<p> </p>
<p>fermare l’imbarcazione. Quindi l’effetto evolutivo dell’elica agirà per</p>
<p> </p>
<p>un momento apprezzabile e perciò bisognerà presentarsi con</p>
<p> </p>
<p>parecchia angolazione. Con vento o corrente in prua sarà vero</p>
<p> </p>
<p>l’opposto.</p>
<p> </p>
<p>Accostare sulla dritta sarà più difficile, poiché, a macchina indietro, la</p>
<p> </p>
<p>poppa tenderà a scostare dalla banchina. Con le piccole imbarcazioni</p>
<p> </p>
<p>a motore, che hanno un buon rendimento dell’elica a marcia indietro,</p>
<p> </p>
<p>la tecnica consiste nell’arrivare con parecchia angolazione e in</p>
<p> </p>
<p>velocità. All’ultimo momento, dando parecchia barra, si imprime</p>
<p> </p>
<p>all’imbarcazione il movimento giratorio per portarla rapidamente</p>
<p> </p>
<p>parallela alla banchina. Poi si dà energicamente macchina indietro.</p>
<p> </p>
<p>Grazie al buon rendimento a marcia indietro, l’imbarcazione viene</p>
<p> </p>
<p>fermata quasi subito, mentre, contemporaneamente, l’inerzia della</p>
<p> </p>
<p>evoluzione viene contrastata dall’effetto evolutivo dell’elica. Se ci si è</p>
<p> </p>
<p>regolati bene, si viene a banchina con dolcezza, giusto nel punto</p>
<p> </p>
<p>previsto.</p>
<p> </p>
<p>Non è invece possibile procedere così con la maggior parte delle</p>
<p> </p>
<p>imbarcazioni a vela provviste di motore ausiliario. Se dietro il posto</p>
<p> </p>
<p>d’ormeggio c’è acqua libera, si verrà molto lentamente lungo la</p>
<p> </p>
<p>banchina, parallelamente ad essa.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>FOTO A PAG. 22</p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Ci sarà poco bisogno di far macchina indietro, e l’imbarcazione si</p>
<p> </p>
<p>fermerà restando parallela alla banchina, o quasi. Con vento di prua o</p>
<p> </p>
<p>corrente di prua, la manovra è ancora più facile; si complica, invece,</p>
<p> </p>
<p>nel caso opposto. Anche approdando molto lentamente bisognerà che</p>
<p> </p>
<p>l’imbarcazione, per contrastare l’effetto del vento o della corrente,</p>
<p> </p>
<p>abbia un’angolazione considerevole. L’unica soluzione consiste nel</p>
<p> </p>
<p>mandare a terra un cavo: la codetta di poppa. Bisognerà evitare che</p>
<p> </p>
<p>si irrigidisca troppo bruscamente, altrimenti la poppa</p>
<p> </p>
<p>dell’imbarcazione verrà a incollarsi contro la banchina; si deve invece</p>
<p> </p>
<p>filarlo a mano e frenarlo con dolcezza. Si può mandare a terra, come</p>
<p> </p>
<p>supplemento, lo spring prodiero: anche l’uomo che se ne occuperà</p>
<p> </p>
<p>dovrà stare bene attento a filarlo a mano affinché la prua non vada a</p>
<p> </p>
<p>collidere contro la banchina. In questo modo ci si può ormeggiare</p>
<p> </p>
<p>lentamente e parallelamente ad essa.</p>
<p> </p>
<p>Il caso noioso, ovviamente, è quello dell’attracco a un posto</p>
<p> </p>
<p>d’ormeggio tra due banchine. A meno di avere vento o corrente in</p>
<p> </p>
<p>prua (cosicché l’imbarcazione risulta fermata senza necessità di fare</p>
<p> </p>
<p>macchina indietro e offrendo quindi la possibilità di portarla al suo</p>
<p> </p>
<p>posto per mezzo di colpettini di motore), dovremo rassegnarci a</p>
<p> </p>
<p>completare la manovra alandoci sui cavi di ormeggio. Si porta adagio</p>
<p> </p>
<p>la prua dell’imbarcazione nello spazio libero. Da prua si mandano le</p>
<p> </p>
<p>cime a terra, e ci si serve di queste per fare accostare l’imbarcazione.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
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<p>FOTO A PAG. 23</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Mandare una cima a terra costituisce una faccenda delicata e</p>
<p> </p>
<p>importante. Si può mancare una manovra difficile, ma andata bene</p>
<p> </p>
<p>fino a questo punto, solo perché bel finale la cima non è stata</p>
<p> </p>
<p>mandata a terra per colpa di un marinaio maldestro. Così pure, una</p>
<p> </p>
<p>manovra un po’ pasticciata si può rimediare con una cima lanciata al</p>
<p> </p>
<p>momento giusto, che arriva bene a destinazione. Però, pochi sanno</p>
<p> </p>
<p>lanciare bene una cima.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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<p><strong> </strong></p>
<p>FOTO PAG. 24</p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Se è preparata male, generalmente casca in mare a pochi metri dalla</p>
<p> </p>
<p>barca. Molti calcolano male la distanza o le proprie forze, ragion per</p>
<p> </p>
<p>cui la cima, anche in questo caso, cade a un metro dalla banchina. Se</p>
<p> </p>
<p>l’imbarcazione non si avvicinerà ulteriormente, si può tentare un</p>
<p> </p>
<p>lancio alla disperata; nulla di più ridicolo, viceversa, di queste cime</p>
<p> </p>
<p>lanciate da troppo lontano, se l’imbarcazione si sta ancora</p>
<p> </p>
<p>avvicinando e quindi basterebbe che aspettassimo un po’ per essere</p>
<p> </p>
<p>a portata di lancio. Perdiamo tempo anziché guadagnarne; bisogna</p>
<p> </p>
<p>ricuperare il cavo, riadugliarlo, buttarlo di nuovo. E’ quanto accade</p>
<p> </p>
<p>una volta su due, attraccando, a bordo del Pen Duick, con gente che</p>
<p> </p>
<p>pure va per mare da anni. In questi casi, non so più dove andare a</p>
<p> </p>
<p>nascondermi, e fingo di non vedere.</p>
<p> </p>
<p>L’ideale sarebbe di avere a bordo un lanciasagole, magari due,</p>
<p> </p>
<p>preparati in precedenza: uno a prua l’altro a poppa. Così le cime,</p>
<p> </p>
<p>abbastanza leggere, trascinate dalla pigna all’estremità, si possono</p>
<p> </p>
<p>lanciare lontano con precisione, salvando in parecchi casi la</p>
<p> </p>
<p>situazione. Ma a bordo ci sono già tante cime! Per conto mio mi sono</p>
<p> </p>
<p>sempre detto che dovrei munirmi di questo accessorio, ma confesso</p>
<p> </p>
<p>umilmente che ne ho avuti molto raramente. L’ultimo in ordine di</p>
<p> </p>
<p>tempo mi è stato rubato: ciò dimostra, almeno, che qualcuno</p>
<p> </p>
<p>riconosce l’utilità del lanciasagole, salvo che sia stato l’aspetto</p>
<p> </p>
<p>estetico della pigna a tentare l’ignoto ladro.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 25</p>
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<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>La partenza a motore, generalmente, è una manovra abbastanza</p>
<p> </p>
<p>semplice. Per partire a macchina avanti, si molla tutto eccetto lo</p>
<p> </p>
<p>spring poppiero che, non dimentichiamo, deve essere dato volta</p>
<p> </p>
<p>all’estrema poppa e non già come accade spesso, ad un punto</p>
<p> </p>
<p>qualsiasi del fianco. Se lo spring non c’è, bisogna metterlo, prima di</p>
<p> </p>
<p>cominciare la manovra. Si prepara un parabordo, bene a poppa, poi si</p>
<p> </p>
<p>dà motore indietro. Lo spring, tendendosi, incollerà la poppa a</p>
<p> </p>
<p>banchina e perciò la prua scosterà. E’ allora che si fa macchina avanti,</p>
<p> </p>
<p>dando un po’ di barra per scostare la poppa. Rispetto ad essa, in</p>
<p> </p>
<p>questo modo, l’imbarcazione potrà prendere solo una debole</p>
<p> </p>
<p>angolazione, quindi la manovra non sarà possibile se avete, di prua,</p>
<p> </p>
<p>una o più imbarcazioni affiancate che sporgono parecchio dalla</p>
<p> </p>
<p>banchina, o se il vento vi spinge con forza verso quest’ultima.</p>
<p> </p>
<p>In tal caso, occorrerà partire a marcia indietro. Allo scopo, si fanno</p>
<p> </p>
<p>disporre dei parabordi a prua, si molla tutto meno lo spring prodiero,</p>
<p> </p>
<p>si dà barra alla banda in modo che la pala del timone risulti orientata</p>
<p> </p>
<p>verso la banchina, e si dà macchina avanti. Bisogna dare poco gas e</p>
<p> </p>
<p>per breve tempo, perché lo scopo è quello di tendere lo spring e far</p>
<p> </p>
<p>venire con dolcezza a banchina l’estrema prua. In quel momento si</p>
<p> </p>
<p>ridà macchina avanti, dando gas progressivamente. L’acqua proiettata</p>
<p> </p>
<p>dall’elica sul timone produrrà su quest’ultimo una forza che farà</p>
<p> </p>
<p>scostare la poppa. Si tratta di un effetto molto forte e anche se soffia</p>
<p> </p>
<p>vento fresco in direzione della banchina, si riesce a far rimontare la</p>
<p> </p>
<p>poppa al vento. All’occorrenza, in questo modo, si può venire fino a</p>
<p> </p>
<p>trovarsi perpendicolari alla banchina. La difficoltà che allora si</p>
<p> </p>
<p>presenta, con certe ruote di prua, consiste nel mettervi dei parabordi.</p>
<p> </p>
<p>Quando si giudica che – tenuto conto dell’effetto evolutivo dell’elica,</p>
<p> </p>
<p>del vento, della corrente e della direzione bella quale si deve partire –</p>
<p> </p>
<p>l’angolazione sia sufficiente, è venuto il momento di staccarsi dalla</p>
<p> </p>
<p>banchina a macchina indietro. Se sulla banchina non c’è nessuno per</p>
<p> </p>
<p>mollarvi l’ormeggio, avrete provveduto a passare quest’ultimo a</p>
<p> </p>
<p>doppino.</p>
<p><strong>ORMEGGIO DI PUNTA CON AL POPPA O LA PRUA ALLA BANCHINA E CON L’ANCORA DI PRUA O DI POPPA</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Esistono molti porti in cui le imbarcazioni si ormeggiano di punta, con</p>
<p> </p>
<p>la poppa alla banchina e dando fondo all’ancora di prua.</p>
<p> </p>
<p>Generalmente si ha la poppa alla banchina perché è più facile</p>
<p> </p>
<p>sistemare una passerella a poppa che a prua.</p>
<p> </p>
<p>Per « incastrarsi » così, con precisione, fra due imbarcazioni, la</p>
<p> </p>
<p>manovra non è facile. E’ chiaro che, per quanto possibile, l’ideale</p>
<p> </p>
<p>sarebbe di passare sul punto di ancoraggio con abbrivo (indietro)</p>
<p> </p>
<p>sufficiente per governare bene. Filiamo la catena senza farla mettere</p>
<p> </p>
<p>in forza e governiamo facilmente per far entrare la poppa nel posto</p>
<p> </p>
<p>voluto. Purtroppo, ci si troverà spesso in condizione di dover dare</p>
<p> </p>
<p>fondo senza abbrivo e poi indietreggiare verso il posto di ormeggio.</p>
<p> </p>
<p>Se date fondo in questo modo, in posizione ben perpendicolare alla</p>
<p> </p>
<p>banchina e davanti al posto che volete occupare, la direzione in cui</p>
<p> </p>
<p>indietreggerete non sarà quella opportuna in quanto, a causa dello</p>
<p> </p>
<p>spostamento impresso alla poppa dall’elica, non andrete nella</p>
<p> </p>
<p>direzione voluta. Bisognerà dunque dar fondo avendo, rispetto alla</p>
<p> </p>
<p>banchina, un’angolazione che dipenderà dall’entità dell’effetto</p>
<p> </p>
<p>evolutivo dell’elica che è proprio di quella imbarcazione. Se c’è vento,</p>
<p> </p>
<p>anche di questo bisognerà tenere conto. Avrete l’imbarcazione che</p>
<p> </p>
<p>non governa durante quasi tutta la manovra, perciò il buon esito di</p>
<p> </p>
<p>quest’ultima dipenderà da una buona stima dell’angolazione al</p>
<p> </p>
<p>momento di dar fondo.</p>
<p> </p>
<p>A causa di tutto ciò, è molto più semplice venire con la prua alla</p>
<p> </p>
<p>banchina. Per evitare di trasportare a poppa tutta l’attrezzatura di</p>
<p> </p>
<p>ancoraggio, si darà fondo di prua. Si sarà ammanigliata l’estremità</p>
<p> </p>
<p>superiore della catena a un cavo che raggiungerà la poppa passando</p>
<p> </p>
<p>sotto il pulpito, estremamente ai candelieri. Facendo macchina avanti,</p>
<p> </p>
<p>sarà facile governare per portare l’imbarcazione al posto di ormeggio.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>CONSIGLIO IMPORTANTE</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Manovrare sempre quanto più adagio è possibile. Non serve a niente</p>
<p> </p>
<p>fare gli sbruffoni, manovrando con grandi colpi d’accelerazione. Con</p>
<p> </p>
<p>tutta probabilità, finisce piuttosto male. Viceversa se, prima di</p>
<p> </p>
<p>accostare, si ferma il motore abbastanza lontano, si perderà abbrivo</p>
<p> </p>
<p>progressivamente e così si avrà il tempo di valutare meglio la</p>
<p> </p>
<p>presentazione. Se risulta che occorre modificare un po’ la traiettoria,</p>
<p> </p>
<p>si può farlo a colpetti d’acceleratore; arrivando in velocità, invece,</p>
<p> </p>
<p>questo non è possibile. Per fermarsi, non sarà necessario dare indietro</p>
<p> </p>
<p>energicamente (con il vantaggio, dunque, di limitare l’effetto evolutivo</p>
<p> </p>
<p>d’elica) e si sarà sicuri di fermare l’imbarcazione, mentre in</p>
<p> </p>
<p>considerazione della scarsa potenza a marcia indietro, che caratterizza</p>
<p> </p>
<p>generalmente il motore ausiliario delle imbarcazioni a vela, si rimarrà</p>
<p> </p>
<p>spesso sorpresi della notevole distanza occorrente per fermare uno</p>
<p> </p>
<p>yacht bene in abbrivo.</p>
<p> </p>
<p>Ometto di parlare della manovra con due eliche. Questa disposizione </p>
<p> </p>
<p>è molto rara e può trovarsi soltanto su barche di considerevole</p>
<p> </p>
<p>grandezza. Inoltre la manovra, in questo caso, risulta semplificata e</p>
<p> </p>
<p>non pone più molti problemi.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p align="center"><strong>MANOVRA IN PORTO SOTTO VELA</strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>PRINCIPI GENERALI </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Ancor più delle manovre a motore, quelle sotto vela richiedono una</p>
<p> </p>
<p>conoscenza perfetta della barca. Nel capitolo sulla manovra a motore</p>
<p> </p>
<p>mi sono limitato semplicemente a citare le nozioni « curva di</p>
<p> </p>
<p>evoluzione » e « inerzia », che hanno anche lì la loro importanza; ma</p>
<p> </p>
<p>ora queste nozioni diventano a tal punto primarie che è opportuno</p>
<p> </p>
<p>osservare con una certa attenzione perché certe imbarcazioni siano</p>
<p> </p>
<p>più o meno evolutive, e perché abbiano inerzia maggiore o minore,</p>
<p> </p>
<p>cioè perché vadano, in abbrivo, più o meno lontano.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>FATTORI CHE INFLUISCONO SULLA CURVA DI EVOLUZIONE</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Sono costituiti dalle forme di carena ma soprattutto dalla forma della</p>
<p> </p>
<p>chiglia e dalla posizione e forma del timone.</p>
<p> </p>
<p>a) <strong>La chiglia</strong></p>
<p> </p>
<p>Dato che le evoluzioni dell’imbarcazione sono prodotte dal timone e</p>
<p> </p>
<p>dato che esso si trova a poppa, appunto la poppa si sposterà</p>
<p> </p>
<p>lateralmente. L’imbarcazione, quindi, non girerà intorno a un punto</p>
<p> </p>
<p>centrale, bensì intorno a quello che si chiama punto giratorio, Pg, il</p>
<p> </p>
<p>quale descriverà la curva di evoluzione. Il punto suddetto sarà sempre</p>
<p> </p>
<p>verso prua, più o meno vicino ad essa secondo che la parte poppiera</p>
<p> </p>
<p>dell’imbarcazione presenti una superficie immersa più o meno grande</p>
<p> </p>
<p>capace di contrastare lo scradimento di poppa.</p>
<p> </p>
<p>Quindi un’imbarcazione con chiglia lunga offrirà una grande resistenza</p>
<p> </p>
<p>allo spostamento della poppa e virerà seguendo una curva di</p>
<p> </p>
<p>evoluzione di grande raggio. L’imbarcazione che ha per chiglia una</p>
<p> </p>
<p>stretta pinna virerà, viceversa, con una curva modesta. Nel caso</p>
<p> </p>
<p>d’imbarcazioni di quest’ultimo tipo, le evoluzioni e, in particolare, il</p>
<p> </p>
<p>virare di bordo, si effettueranno rapidamente, senza problemi e in</p>
<p> </p>
<p>minimo spazio, mentre con la prima occorrerà molto spazio e, a</p>
<p> </p>
<p>debole velocità, è sempre possibile mancare la virata.</p>
<p> </p>
<p>Notiamo, di sfuggita, che bisogna diffidare di questo spostamento</p>
<p> </p>
<p>della poppa. Non è detto che, se la prua scapola l’ostacolo, anche la</p>
<p> </p>
<p>poppa gli passi necessariamente accanto.</p>
<p> </p>
<p>b) <strong>Il timone</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La sua azione dipenderà dalla posizione, superficie e forma che ha, e</p>
<p> </p>
<p>dal’angolo di incidenza che gli si fa.</p>
<p> </p>
<p>Quanto più il timone è situato lontano verso poppa, tanto più risulterà</p>
<p> </p>
<p>efficace, perché tanto maggiore sarà il braccio di leva secondo cui si</p>
<p> </p>
<p>eserciterà la forza sviluppata. Un’imbarcazione a chiglia corta con il</p>
<p> </p>
<p>timone subito dietro avrà barra poco sensibile. Viceversa</p>
<p> </p>
<p>un’imbarcazione a chiglia corta, con il timone separato e armato</p>
<p> </p>
<p>lontano verso poppa risulterà molto evolutiva.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 31</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
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<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>A parità di superficie, il rendimento idrodinamico del timone dipenderà</p>
<p> </p>
<p>dalla forma. Poiché si tratta di una pala sottile dentro un fluido in</p>
<p> </p>
<p>movimento, come un’ala di aereo o una vela, obbedisce alle leggi</p>
<p> </p>
<p>proprie alla meccanica dei fluidi. Per una data superficie e un dato</p>
<p> </p>
<p>angolo d’incidenza, la forza esercitata dal piano dipenderà dal</p>
<p> </p>
<p>cosiddetto « allungamento » e dal profilo. L’allungamento è il rapporto</p>
<p> </p>
<p>altezza-larghezza. Quanto più è grande, tanto maggiore è la forza</p>
<p> </p>
<p>sviluppata.</p>
<p> </p>
<p>Per un timone situato subito a poppavia della chiglia, non c’è gran</p>
<p> </p>
<p>scelta in merito al profilo. Partendo da uno spessore prossimo a quello</p>
<p> </p>
<p>della chiglia, andrà assottigliandosi verso il bordo d’uscita. Per un</p>
<p> </p>
<p>timone sospeso, occorrerà scegliere un buon profilo, cioè, in</p>
<p> </p>
<p>particolare, uno spessore opportuno in relazione alla larghezza del</p>
<p> </p>
<p>timone stesso e l’opportuna posizione dello spessore massimo.</p>
<p> </p>
<p>Generalmente si prende in prestito un profilo standard</p>
<p> </p>
<p>dall’aeronautica.</p>
<p> </p>
<p>Diciamo infine che la forza sviluppata dal timone cresce con l’angolo</p>
<p> </p>
<p>d’incidenza fino a un certo angolo, che dipende dalle caratteristiche</p>
<p> </p>
<p>del timone stesso. Con rapporto altezza-larghezza di 3/1, che è quello</p>
<p> </p>
<p>normale per una pala di timone, la forza massima Pmax si raggiunge</p>
<p> </p>
<p>a un angolo di circa 28°. Possiamo scomporre questa forza in una</p>
<p> </p>
<p>forza F1, perpendicolare all’asse longitudinale, la quale produce</p>
<p> </p>
<p>l’evoluzione della imbarcazione, e in un’altra R1, parallela all’asse, che</p>
<p>la frena. Se si dà un angolo di barra maggiore, si può vedere come, la</p>
<p> </p>
<p>forza P risultando diminuita e maggiormente orientata verso poppa, la</p>
<p> </p>
<p>forza F2 risulta assai inferiore a F1 mentre R2 rimane quasi uguale a</p>
<p> </p>
<p>R1. L’imbarcazione continua a risultare frenata ma con una forza</p>
<p> </p>
<p>evolutiva assai diminuita. C’è sempre vantaggio dunque nell’evoluire</p>
<p> </p>
<p>con angoli minori, perché la forza evolutiva rimarrà considerevole e</p>
<p> </p>
<p>diminuirà notevolmente, invece, quella di residenza. Anche ai fini di</p>
<p> </p>
<p>una evoluzione rapida, non bisognerà mai (eccetto nel caso</p>
<p> </p>
<p>d’imbarcazioni molto evolutive) mettere barra brutalmente verso 28°.</p>
<p> </p>
<p>L’imbarcazione comincerebbe a venire frenata prima di avere vinto</p>
<p> </p>
<p>l’inerzia e dato inizio all’evoluzione. Occorrono inizialmente da 10 a 15</p>
<p> </p>
<p>di barra, poi, quando l’evoluzione è avvitata, si aumenta</p>
<p> </p>
<p>progressivamente l’angolo.</p>
<p> </p>
<p>Aggiungiamo infine che, nel caso del timone sospeso, la portanza</p>
<p> </p>
<p>cade a 0 molto rapidamente, dopo che si è superato l’angolo massimo</p>
<p> </p>
<p>di portanza. La pala del timone « sgancia », la sua azione, quindi, si</p>
<p> </p>
<p>annulla. Credo sia opportuno, con i timoni sospesi, predisporre degli</p>
<p> </p>
<p>scontri limitando così l’arco di azione del timone, per non raggiungere</p>
<p> </p>
<p>mai l’angolo di « sganciamento ».</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>EVOLUZIONI SOTTO VELA</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Ciò che abbiamo detto sugli scafi e sui timoni indica il motivo per cui</p>
<p> </p>
<p>le imbarcazioni risultano più evolutive, o meno. Ma, se a motore si</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 33</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>può sollecitare l’evoluzione con qualche colpetto di acceleratore o, a</p>
<p> </p>
<p>macchina indietro, utilizzando l’effetto evolutivo dell’elica, allo stesso</p>
<p> </p>
<p>modo sotto vela di può aiutare o contrastare l’evoluzione, e addirittura</p>
<p> </p>
<p>sopprimerla, in funzione della regolazione delle scotte. Volendo</p>
<p> </p>
<p>orzare, lo si farà molto più velocemente3 se le vele poppiere, randa di</p>
<p> </p>
<p>maestra o mezzana, sono ben bordate. Altrimenti, si corre il rischio di</p>
<p> </p>
<p>avere delle sorprese spiacevoli. Con vento moderato, volendo passare</p>
<p> </p>
<p>dalla bolina stretta all’andatura in poppa, provate a mettere barra</p>
<p> </p>
<p>senza toccare le scotte: l’imbarcazione per prima cosa poggerà, forse</p>
<p> </p>
<p>fino ad avere il vento al traverso; sbanderà molto e di colpo tornerà</p>
<p> </p>
<p>all’orza irresistibilmente. Se stavate poggiando per scapolare un</p>
<p> </p>
<p>ostacolo, sarebbero guai. Se con vento forte, mare un poco mosso e</p>
<p> </p>
<p>un’imbarcazione molto leggera volete virare in prua e non cazzate le</p>
<p> </p>
<p>vele, vento e mare vi fermano la barca prima ch’essa arrivi a vento in</p>
<p> </p>
<p>prua. Sarebbe una virata mancata.</p>
<p> </p>
<p>Durante le manovre sotto vela bisognerà sempre tenere bene in</p>
<p> </p>
<p>mente che la curva di evoluzione sarà molto più stretta all’orza che</p>
<p> </p>
<p>alla poggia, e per poggiare bisognerà sempre badare che le scotte di</p>
<p> </p>
<p>randa e di mezzana filino bene. Bisognerà eventualmente esercitare</p>
<p> </p>
<p>una spinta sul boma per lascarle più velocemente e portare quelle</p>
<p> </p>
<p>vele bene in filo.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 34</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>FATTORI CHE INFLUISCONO SULL’INERZIA</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Ci sono, ovviamente, le forme dello scafo. Le imbarcazioni affinate,</p>
<p> </p>
<p>come gli 8 o i 12 metri SI, correranno sull’abbrivo più a lungo, a</p>
<p> </p>
<p>parità di grandezza, rispetto alle imbarcazioni larghe e tozze. C’è poi il</p>
<p> </p>
<p>dislocamento in rapporto alla lunghezza. L’imbarcazione a</p>
<p> </p>
<p>dislocamento leggero si fermerà prima di quella a dislocamento</p>
<p> </p>
<p>pesante. Un’altra azione che interviene è quella del vento sull’opera</p>
<p> </p>
<p>morta dello scafo e dell’attrezzatura. Infine, c’è il moto ondoso, che</p>
<p> </p>
<p>può fermare l’imbarcazione molto presto. Per la manovra in porto la</p>
<p> </p>
<p>maretta sarà, generalmente, trascurabile. Ma c’è ancora l’azione</p>
<p> </p>
<p>principale, che è quella del vento sulle vele. Un’imbarcazione sotto</p>
<p> </p>
<p>vela con vento in prua verrà frenata prestissimo, tanto più presto</p>
<p> </p>
<p>quanto più forte è il vento. Per esempio, una barca affinata e a</p>
<p> </p>
<p>dislocamento relativamente pesante, come il Pen Duick I, ha molta</p>
<p> </p>
<p>inerzia. Lanciata a 4 nodi, a secco di vele, contro una brezza leggera</p>
<p> </p>
<p>di 5 nodi, coprirà almeno 150 metri prima di fermarsi. Con randa e</p>
<p> </p>
<p>trinchetta, a 4 nodi e contro la stessa brezza, si fermerà in circa 50</p>
<p> </p>
<p>metri. Ma con la medesima velatura, contro un vento di 20 nodi e</p>
<p> </p>
<p>correndo a 6 nodi, si fermerà in 20 metri. Senza la trinchetta,</p>
<p> </p>
<p>andrebbe più lontano.</p>
<p> </p>
<p>Chi fa manovra deve dunque conoscere perfettamente le distanze di</p>
<p> </p>
<p>arresto della sua imbarcazione nelle diverse circostanze possibili.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 35</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Conoscere queste distanze non significa, necessariamente, conoscerle</p>
<p> </p>
<p>in cifre. Che importa sapere che l’imbarcazione copre 30 o 50 metri?</p>
<p> </p>
<p>Ciò che occorre, è di sapere stimare quei 30 o quei 50 metri, per</p>
<p> </p>
<p>poter valutare quale punto bisogna raggiungere prima di orzare per</p>
<p> </p>
<p>fermarsi. E’ necessario, perciò esercitare il colpo d’occhio. Si può farlo</p>
<p> </p>
<p>in una baia riparata dal moto ondoso, per avere condizioni simili a</p>
<p> </p>
<p>quelle abituali di un porto, oppure sottovento a una costa, mettendo a</p>
<p> </p>
<p>mare una boa ed esercitandosi a raggiungerla con abbrivo oramai</p>
<p> </p>
<p>spento.</p>
<p> </p>
<p>A ogni modo, rischierete di compiere pochi errori di valutazione</p>
<p> </p>
<p>manovrando a velocità piuttosto lenta. Se c’è vento, riducente la</p>
<p> </p>
<p>velatura, nella misura in cui la vostra attrezzatura lo consente, o</p>
<p> </p>
<p>allascate le scotte, così da diminuire la forza propulsiva delle vele. In</p>
<p> </p>
<p>questo modo potete presentarvi per manovrare alla velocità</p>
<p> </p>
<p>desiderata. Dovrete però evitare che sia troppo bassa, per avere</p>
<p> </p>
<p>sempre una barca che governa bene. Se riducete la velatura, fatelo in</p>
<p> </p>
<p>modo che l’imbarcazione rimanga bene equilibrata e quindi bene</p>
<p> </p>
<p>evolutiva. Bisogna avere sempre presente, infatti, che la manovra può</p>
<p> </p>
<p>essere mancata. Quando ve ne accorgerete, dovrete avere la</p>
<p> </p>
<p>possibilità di ripartire per tornare a presentarvi. La manovra può non</p>
<p> </p>
<p>riuscire per colpa vostra, ma anche, talvolta, per motivi in cui non</p>
<p> </p>
<p>c’entrate affatto. Un refolo improvviso può farvi accelerare proprio nel</p>
<p> </p>
<p>momento peggiore, o fermarvi troppo presto. I porti sono circondati di</p>
<p> </p>
<p>ostacoli, quindi capita spesso che il vento sia capriccioso. Tentate di</p>
<p> </p>
<p>prevederne le variazioni; ma spesso risulta impossibile.</p>
<p> </p>
<p>Manovrando sempre alle medesime velocità, o quasi, vi basterà</p>
<p> </p>
<p>conoscere i raggi evolutivi e l’inerzia relativi a quelle velocità.</p>
<p> </p>
<p>Risulteranno più familiari e vi sarà minor rischio di sbagliare. Per</p>
<p> </p>
<p>valutare la velocità bisogna avere l’occhio addestrato; ma molti yacht,</p>
<p> </p>
<p>adesso, sono provvisti dello spidometro. Usatelo.</p>
<p> </p>
<p>Nelle vostre evoluzioni tenete in mente questo: venendo all’orza dal</p>
<p> </p>
<p>vento al traverso o dal lasco, prima che le vele siano in filo</p>
<p> </p>
<p>l’imbarcazione avrà cominciato ad accelerare fortemente. Solo in una</p>
<p> </p>
<p>orzata che parte dalla bolina stretta l’imbarcazione frenerà subito.</p>
<p> </p>
<p><strong>PRENDERE LA BOA</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Il caso semplice è ovviamente quello in cui non c’è corrente. Bisogna</p>
<p> </p>
<p>individuare bene la direzione del vento. Dal vento apparente, che vi</p>
<p> </p>
<p>viene indicato dal vostro mostravento, potrete dedurre con</p>
<p> </p>
<p>approssimazione il vento reale. Se nell’ancoraggio ci sono altre</p>
<p> </p>
<p>imbarcazioni, vi daranno la direzione del vento.</p>
<p> </p>
<p>Avete assunto la vostra velocità di manovra e valutato la posizione del</p>
<p> </p>
<p>punto in cui comincerete a orzare. Se arrivate di bolina, non potrete</p>
<p> </p>
<p>sbagliarvi di molto circa la posizione del punto A nel quale bisognerà</p>
<p> </p>
<p>cominciare a orzare per ritrovarvi con vento in prua sulla boa. Se</p>
<p> </p>
<p>arrivate al lasco, la distanza fra il punto A e la traiettoria finale è</p>
<p> </p>
<p>abbastanza grande da renderne difficile la valutazione e spesso si orza</p>
<p> </p>
<p>troppo tardi.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 37</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Allora dovrete tornare sulla boa non avendo più il vento</p>
<p> </p>
<p>in prua: le vostre vele non faranno più da freno altrettanto bene.</p>
<p> </p>
<p>Avranno sempre una piccola tendenza a portare, anche con le scotte</p>
<p> </p>
<p>lascate.</p>
<p> </p>
<p>Generalmente, il fiocco o i fiocchi saranno ammainati in precedenza, o</p>
<p> </p>
<p>arrivando, con vento in prua. Ma il fiocco o, se c’è, la trinchetta,</p>
<p> </p>
<p>saranno pronti per essere istantaneamente alzati nel caso in cui non</p>
<p> </p>
<p>prendeste la boa. Se c’è corrente nella direzione del vento, nessun</p>
<p> </p>
<p>problema: basta prevedere una distanza di arresto più corta.</p>
<p> </p>
<p>Prendere la boa sarà più difficile se la corrente viene al traverso del</p>
<p> </p>
<p>vento. Le atre imbarcazioni presenti all’ancoraggio saranno orientate</p>
<p> </p>
<p>secondo la risultante della forza del vento sull’opera morta e della</p>
<p> </p>
<p>corrente sull’opera viva. Bisogna dunque venire sulla boa con prua</p>
<p> </p>
<p>parallela alle altre imbarcazioni. Se nell’ancoraggio si è soli, occorre</p>
<p> </p>
<p>stimare l’angolo di presentazione. La randa, a filo nel letto del vento,</p>
<p> </p>
<p>frenerà in misura minore che se l’imbarcazione si presentasse con</p>
<p> </p>
<p>vento in prua; ma anche la corrente provvederà a frenare. La distanza</p>
<p> </p>
<p>d’arresto  risulterà  dunque  più o  meno  uguale.  E’  preferibile una </p>
<p> </p>
<p>« stima corta », poiché, all’occorrenza, potete ridare un po’ di velocità</p>
<p> </p>
<p>all’imbarcazione bordando temporaneamente la randa. Viceversa, non</p>
<p> </p>
<p>appena presa la boa, e dato volta, bisognerà ammainare rapidamente</p>
<p> </p>
<p>la randa, che rischia, altrimenti, di prendere nuovamente il vento e</p>
<p> </p>
<p>l’imbarcazione si metterebbe allora a girare sull’ancora.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 38</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Se la corrente è controvento, bisognerà presentarsi con vento in</p>
<p> </p>
<p>poppa. In pratica si terrà appena la superficie bastante affinché</p>
<p> </p>
<p>l’imbarcazione rimonti molto lentamente la corrente. Dopo che si è</p>
<p> </p>
<p>presa la boa quanto più rapidamente possibile. Può darsi che, mentre</p>
<p> </p>
<p>ci avviciniamo alla boa, ci accorgiamo che la velocità rispetto al fondo</p>
<p> </p>
<p>è ancora notevole. In questo caso, ancor prima di raggiungere la boa,</p>
<p> </p>
<p>potremo ammainare la randa per continuare sull’abbrivo. Bisogna</p>
<p> </p>
<p>però tenere in chiaro la drizza, così da essere pronti a issare un po’ di</p>
<p> </p>
<p>vela se, in fin dei conti, mancasse un metro!</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 39</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>ATTRACCO</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Eccetto il caso in cui si attracca a un’imbarcazione alla fonda, è raro</p>
<p> </p>
<p>che il vento soffi parallelamente alla banchina, all’imbarcazione o al</p>
<p> </p>
<p>pontile galleggiante al quale ci si vuole accostare. Può accadere,</p>
<p> </p>
<p>tuttavia. In tal caso, la manovra è uguale a quella per prendere la</p>
<p> </p>
<p>boa. Presentarsi, se possibile, di bolina stretta, a poca velocità; fase</p>
<p> </p>
<p>finale con vento in prua, parallelamente alla banchina. Tuttavia,</p>
<p> </p>
<p>mentre si può prendere la boa con la randa alzata e ammainarla dopo</p>
<p> </p>
<p>aver dato volta, non è consigliabile di arrivare in banchina con la</p>
<p> </p>
<p>randa. Spesso, lungo i moli, il vento è perturbato e la randa rischia di</p>
<p> </p>
<p>riprendere il vento e infastidirvi durante l’attracco. Val meglio,</p>
<p> </p>
<p>dunque, arrivare a secco di vele.</p>
<p> </p>
<p>Nella maggior parte dei casi troverete che il vento soffia obliquamente</p>
<p> </p>
<p>o perpendicolarmente alla banchina. L’approdo a secco di vele diventa</p>
<p> </p>
<p>allora tassativo. Bisognerà sempre fare un tratto con vento in prua</p>
<p> </p>
<p>per spegnere l’abbrivo. Si ammainerà il fiocco un attimo prima di</p>
<p> </p>
<p>orzare e si ammainerà la randa nel tratto con vento in prua, perché</p>
<p> </p>
<p>questo è l’unico modo di essere certi che la vela scenderà</p>
<p> </p>
<p>rapidamente. E’ ovvio che se l’equipaggio è numeroso a sufficienza, si</p>
<p> </p>
<p>possono ammainare randa e fiocco contemporaneamente con vento in</p>
<p> </p>
<p>prua. Le traiettorie saranno all’incirca quelle che appaiono nelle</p>
<p> </p>
<p>illustrazioni.</p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p>FOTO A PAG. 40</p>
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<p>FOTO A PAG. 41</p>
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<p> </p>
<p> </p>
<p>Se il vento soffia perpendicolarmente verso la banchina, accostare</p>
<p> </p>
<p>non sarà possibile, eccetto il caso in cui si possa correre a lungo</p>
<p> </p>
<p>parallelamente alla banchina stessa, poiché per fermarsi, con vento al</p>
<p> </p>
<p>traverso, occorrerà una distanza piuttosto grande. Bisognerà dar</p>
<p> </p>
<p>fondo di fronte al punto di attracco. Si darà indietro verso la banchina</p>
<p> </p>
<p>filando catena o cavo dell’ancora. Non ci sarà più che da attraccare,</p>
<p> </p>
<p>scostando la poppa. Potremo tenere a fondo l’ancora; ci servirà al</p>
<p> </p>
<p>momento di lasciare l’ormeggio e se intanto un po’ di maretta fa</p>
<p> </p>
<p>soffrire i nostri parabordi potremo far arrivare il cavo verso</p>
<p> </p>
<p>mezzanave, tesando; così l’imbarcazione si appoggerà alla banchina</p>
<p> </p>
<p>con minore forza.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>LASCIARE L&#8217;ORMEGGIO </strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>a) <strong>Il vento soffia dalla banchina </strong></p>
<p> </p>
<p>Staccarsi dalla banchina con fiocco o trinchettina a riva è la cosa</p>
<p> </p>
<p>migliore. Bisogna avere pronto a poppa un parabordo, perché la vela</p>
<p> </p>
<p>di prua, all&#8217;inizio, farà poggiare e lo slancio di poppa. specialmente se</p>
<p> </p>
<p>è lungo, rischia di venire a contatto con la banchina. Una volta</p>
<p> </p>
<p>disimpe­gnati, si alzerà la randa. Ciò presuppone che lo spazio sia</p>
<p> </p>
<p>sufficiente. Se si ha poca acqua sottovento (dato che l&#8217;imbarcazione</p>
<p> </p>
<p>rischia di pog­giare molto, prima di acquistare tanta velocità da</p>
<p> </p>
<p>permettere di orzare) oppure se si dovrà bordeggiare poco dopo avere</p>
<p> </p>
<p>lasciato l&#8217;ormeggio, bi­sognerà issare la randa prima di mollare le</p>
<p> </p>
<p>cime. Ritengo che se il ven­to spira a poppavia del traverso. non ci</p>
<p> </p>
<p>sarà mai bisogno di alzare la randa stando a banchina. Negli altri casi</p>
<p> </p>
<p>bisogna provvedere rapidamen­te a mettere la randa bene in filo</p>
<p> </p>
<p>spingendo il boma. Quando la prua sarà un poco scaduta sottovento</p>
<p> </p>
<p>per l&#8217;azione del fiocco, si potrà far por­tare la randa progressivamente.</p>
<p> </p>
<p><strong> </strong></p>
<p>b)<strong> Il vento soffia parallelamente alla banchina</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Se viene da poppa, non potete mettere alla vela. Tuttavia, se la</p>
<p> </p>
<p>banchina è sgombra per un lungo tratto davanti a voi, partendo con</p>
<p> </p>
<p>un fiocco, e scostando, riuscirete ad allontanarvene a poco a poco.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 43</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Altrimen­ti, bisogna far girare l&#8217;imbarcazione con delle cime e mettere</p>
<p> </p>
<p>alla vela con il vento in prua, In questo caso si issa la randa. si</p>
<p> </p>
<p>mollano gli or­meggi, eccetto lo spring di poppa che si sarà avuto cura</p>
<p> </p>
<p>di passare nel­la bocca di rancio poppiera. Si sarà disposto un</p>
<p> </p>
<p>parabordo nel punto in cui la poppa verrà ad appoggiarsi contro la</p>
<p> </p>
<p>banchina. Sotto l&#8217;azione vento, che farà rinculare l&#8217;imbarcazione,</p>
<p> </p>
<p>lo spring si tenderà e l&#8217;im­barcazione girerà attorno all&#8217;angolo del</p>
<p> </p>
<p>quadro di poppa. Si isserà il fiocco, mettendolo a collo a mano</p>
<p> </p>
<p>oppure cazzando la scotta sopravvento, per aiutare la prua a</p>
<p> </p>
<p>poggiare. Quando l&#8217;angolazione rispetto alla banchina e al vento è</p>
<p> </p>
<p>sufficiente, si borda la randa, poi il fiocco sottovento e l&#8217;imbarcazione</p>
<p> </p>
<p>prenderà abbrivo in avanti. Allora si potrà mollare lo spring, che sarà</p>
<p> </p>
<p>stato passato a doppino se in banchina non c&#8217;è nes­suno per mollarlo.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 44</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Questa manovra è possibile anche se il vento spinge un poco verso la</p>
<p> </p>
<p>banchina,  fino a un angolo che dipende dalla forza del vento e dalla</p>
<p> </p>
<p>grandezza dell&#8217;imbarcazione. Quando si sarà mollato tutto meno lo</p>
<p> </p>
<p>spring, l&#8217;imbarcazione assumerà una posizione di equili­brio</p>
<p> </p>
<p>leggermente obliqua rispetto alla banchina di circa una decina di</p>
<p> </p>
<p>gradi. Se il vento è a un angolo di oltre 10° con la banchina,</p>
<p> </p>
<p>bisognerà dunque aiutare l&#8217;imbarcazione a superare il letto del vento</p>
<p> </p>
<p>scostando la prua con il mezzo marinaio. Con un&#8217;imbarcazione grossa</p>
<p> </p>
<p>e un vento non debole, non potrete scostare molto. Con</p>
<p> </p>
<p>un&#8217;imbarcazione piccola potrete far girar la prua di un buon numero di</p>
<p> </p>
<p>gradi, anche con vento fresco. Non appena la prua è quasi nel letto</p>
<p> </p>
<p>del vento, si issa a collo un fiocco o la trinchettina, e cosi la prua</p>
<p> </p>
<p>supererà il letto del vento.</p>
<p> </p>
<p>Non issate il fiocco troppo presto perché, se non prende a collo, ripor</p>
<p> </p>
<p>terà brutalmente la prua verso la banchina.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p> </p>
<p>c) <strong>Il vento soffia verso la banchina</strong></p>
<p> </p>
<p>Allora non si può più mettere alla vela direttamente dalla banchina.</p>
<p> </p>
<p>Se avete già dato fondo a un&#8217;ancora al momento dell&#8217;attracco, alerete</p>
<p> </p>
<p>sulla catena dell&#8217;ancora sino a trovarvi con l&#8217;ancora a picco e qui alze</p>
<p> </p>
<p>rete le vele. Altrimenti, bisognerà dar fondo un&#8217;altra ancora, a meno</p>
<p> </p>
<p>che si possa portare un cavo su una boa. Se di fronte c&#8217;è un molo o</p>
<p> </p>
<p>una ban­china, e se non sono troppo lontani, si potrà eventualmente</p>
<p> </p>
<p>portarvi un cavo e così accostarvisi per mettere alla vela da questo</p>
<p> </p>
<p>nuovo posto.</p>
<p> </p>
<p><strong>LASCIARE L&#8217;ANCORAGGIO </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Si comincia alando un poco sul cavo dell&#8217;ancora e lasciando una</p>
<p> </p>
<p>minima lunghezza per non arare. È quel che si chiama venire a picco</p>
<p> </p>
<p>lungo. Allora si isserà la randa e si spederà l&#8217;ancora dal fondo. Si pre</p>
<p> </p>
<p>senta ora un momento delicato, per far partire l&#8217;imbarcazione sul</p>
<p> </p>
<p>bordo voluto. Spesso, infatti, è indispensabile partire su un dato bordo</p>
<p> </p>
<p>per scapolare degli ostacoli o altre imbarcazioni. Generalmente</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;abbri­vo, acquistato dall&#8217;imbarcazione tirandosi a picco, è</p>
<p> </p>
<p>completamente spen­to al momento di spedare. L&#8217;ancora, che spesso</p>
<p> </p>
<p>fa presa profondamen­te, sarà strappata dal fondo solo parzialmente</p>
<p> </p>
<p>grazie all&#8217;inerzia dell&#8217;im­barcazione, che a questo punto si troverà</p>
<p> </p>
<p>completamente ferma.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 45</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Con un ketch o una goletta non ci sono problemi. Basta mettere a</p>
<p> </p>
<p>collo la randa o la mezzana bordandole dalla parte in cui si vuole</p>
<p> </p>
<p>poggiare, e cosi l&#8217;imbarcazione farà sempre l&#8217;abbattuta sul bordo</p>
<p> </p>
<p>desiderato. La ran­da di uno sloop o di un cutter non sarà altrettanto</p>
<p> </p>
<p>efficace. Per poggiare si isserà una vela di prua spingendola, per farla</p>
<p> </p>
<p>prendere a collo, sul bordo opposto a quello in cui si vuole andare.</p>
<p> </p>
<p>Basta allora un refolo un po&#8217; storto, che impedirà al fiocco di prendere</p>
<p> </p>
<p>a collo, e l&#8217;abbattuta si farà sul bordo sbagliato. Perciò, nell&#8217;issare la</p>
<p> </p>
<p>vela di prua, bisognerà fare molta attenzione, per essere sicuri che</p>
<p> </p>
<p>prenda a collo immediata­mente.</p>
<p> </p>
<p>Le cose si complicano se c&#8217;è corrente traversata al vento.</p>
<p> </p>
<p>L&#8217;imbarcazione, quando si speda l&#8217;ancora, non si troverà con la prua</p>
<p> </p>
<p>bene al ven­to. Ciò sarà favorevole per partire su un bordo; ma, se si</p>
<p> </p>
<p>deve partire sull&#8217;altro, con uno sloop potrà risultare impossibile.</p>
<p> </p>
<p>Bisognerà allora fa­re un piccolo bordo sotto randa. Per fortuna, la</p>
<p> </p>
<p>corrente che viene dal lato in cui non volete andare vi farà derivare e</p>
<p> </p>
<p>la manovra non richie­derà troppo spazio dalla parte ingombra.</p>
<p> </p>
<p>Per lasciare una boa, la manovra sarà la stessa. È più facile perché si</p>
<p> </p>
<p>può attendere, per lasciare la boa, una guizzata favorevole</p>
<p> </p>
<p>dell&#8217;imbarcazione. Inoltre, si ha subito la barca che governa,</p>
<p> </p>
<p>diversamente da quando si deve spedare l&#8217;ancora e quest&#8217;ultima,</p>
<p> </p>
<p>insieme con la sua catena, produce nell&#8217;acqua una resistenza che</p>
<p> </p>
<p>frena le evoluzioni e l&#8217;ac­quisto di velocità. Bisogna dunque salparla e</p>
<p> </p>
<p>recuperarla a bordo il più rapidamente possibile.</p>
<p> </p>
<p align="center"><strong>MANOVRA DELLE ANCORE</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p><strong>ANCORE, CATENE E CAVI </strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Ogni imbarcazione deve possedere almeno due ancore, ma tre è</p>
<p> </p>
<p>meglio. In caso di perdita della principale, la secondaria, in certe</p>
<p> </p>
<p>circo­stanze, rischia di risultare troppo debole per essere utile. D&#8217;altra</p>
<p> </p>
<p>parte, ancorando in afforco per limitare la rotazione della barca, non</p>
<p> </p>
<p>c&#8217;è mo­tivo di avere un&#8217;ancora più piccola dell&#8217;altra. E’ dunque</p>
<p> </p>
<p>preferibile im­barcare due ancore principali.</p>
<p> </p>
<p>Per quanto riguarda le catene, bisogna obbligatoriamente averne una,</p>
<p> </p>
<p>al minimo di una « lunghezza », vale a dire 25 metri, oltre a un cavo</p>
<p> </p>
<p>di nailon, anch&#8217;esso di 25 metri al minimo. Sono consigliabili un</p>
<p> </p>
<p>secondo cavo di nailon per l&#8217;ancora e due spezzoni di catena, di una</p>
<p> </p>
<p>de­cina di metri ciascuno e di un calibro maggiore di quella di 25 metri.</p>
<p> </p>
<p>Spesso le imbarcazioni da regata non sono provviste del minimo</p>
<p> </p>
<p>indicato, poiché tutto questo materiale è pesante e ingombrante.</p>
<p> </p>
<p>Inoltre, un&#8217;imbarcazione da regata sta molto raramente alla fonda.</p>
<p> </p>
<p>Viceversa per una imbarcazione d&#8217;altura che compie ancoraggi</p>
<p> </p>
<p>frequenti (a mag­gior ragione se naviga in parti del mondo dove la</p>
<p> </p>
<p>sostituzione di un&#8217;an­cora perduta può risultare impossibile),</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;attrezzatura che qui abbiamo definita come consigliabile diventa</p>
<p> </p>
<p>appena il minimo necessario.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>SCELTA DELLE ANCORE </strong></p>
<p> </p>
<p>A parte il peso, che, come il calibro della catena, dipende dalla</p>
<p> </p>
<p>dimensione dell&#8217;imbarcazione, la scelta delle ancore può riguardare il</p>
<p> </p>
<p>lo­ro tipo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ancora ammiragliato </strong></p>
<p> </p>
<p>E’ la più antica, dunque ha fatto le sue prove. Offre buona tenuta su</p>
<p> </p>
<p>fondi di ogni genere. In particolare, è l&#8217;unica che riesca a far presa</p>
<p> </p>
<p>su di un fondo di alghe. Purtroppo, sugli altri fondi, a parità di tenuta</p>
<p> </p>
<p>quest&#8217;ancora a ceppo dovrà essere molto più pesante (3 o 4 volte)</p>
<p> </p>
<p>delle ancore moderne. La sua resistenza, quando ara, continua a</p>
<p> </p>
<p>essere co­stante. A parità di peso l&#8217;ancora ammiragliato lunga e sottile</p>
<p> </p>
<p>tiene me­glio di un modello più tozzo. Personalmente ho usato</p>
<p> </p>
<p>un&#8217;ancora ammi­ragliato concepita per un idrovolante inglese della</p>
<p> </p>
<p>seconda guerra mon­diale: pesava appena una ventina di chilogrammi</p>
<p> </p>
<p>rispetto a un fuso lungo un metro e venti e a delle marre, lunghe in</p>
<p> </p>
<p>proporzione, che le permettevano di affondare fino a trovare un fondo</p>
<p> </p>
<p>buon tenitore. Non so fino a qual forza di vento e di mare essa fosse</p>
<p> </p>
<p>capace di non cedere, con un grosso idrovolante quadrimotore; ma</p>
<p> </p>
<p>per un&#8217;imbarcazione di 15 metri era perfetta. Unico inconveniente: era</p>
<p> </p>
<p>molto ingombrante.</p>
<p> </p>
<p>Dar fondo a un&#8217;ancora ammiragliato è una faccenda delicata. Biso­gna</p>
<p> </p>
<p>aver cura che la catena non prenda volta intorno al ceppo o a una</p>
<p> </p>
<p>marra. Si dice, in questo caso, che l&#8217;ancora è inceppata o incattivata.</p>
<p>Ciò può però anche accadere, in certi casi, durante la rotazione della</p>
<p> </p>
<p>barca.</p>
<p> </p>
<p>Tutti questi inconvenienti &#8211; peso o ingombro, pericolo che l&#8217;ancora sia</p>
<p> </p>
<p>inceppata o incattivata &#8211; sono rilevanti, rispetto ai vantaggi che</p>
<p> </p>
<p>questo tipo d&#8217;ancora presenta su fondo erboso. Perciò l&#8217;ancora</p>
<p> </p>
<p>ammira­gliato non viene più impiegata, in pratica, a bordo degli yacht.</p>
<p> </p>
<p><strong>Ancora a vomere </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>È ottima, e la C.Q.R. ne è il tipo più diffuso. Se ara, lo farà</p>
<p> </p>
<p>continuando a offrire una resistenza costante, all&#8217;opposto delle ancore</p>
<p> </p>
<p>a marre snodate, che arano di colpo e talvolta non rifanno presa.</p>
<p> </p>
<p>Questo tipo di ancora presenta l&#8217;unico inconveniente di costituire una</p>
<p> </p>
<p>cospicua sporgenza nel punto della sua sistemazione in coperta.</p>
<p> </p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>FOTO A PAG. 49</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ancore a marre articolate </strong></p>
<p> </p>
<p>A parità di peso non offrono, in generale, l&#8217;identica tenuta rispetto alle</p>
<p> </p>
<p>ancore a vomere; ma la comodità di sistemazione a bordo le rende</p>
<p> </p>
<p>molto pratiche.</p>
<p> </p>
<p><strong>Avvertenza </strong></p>
<p> </p>
<p>Ci sono, in tutti questi tipi, le ancore buone e quelle cattive. Certe</p>
<p> </p>
<p>ancore ammiragliato, mal concepite, non fanno mai presa. Se la</p>
<p> </p>
<p>C.Q.R. è ottima, le imitazioni non lo sono; lo stesso si può dire per le</p>
<p> </p>
<p>ancore a marre articolate.</p>
<p> </p>
<p>Generalmente, tutte queste ancore e queste catene sono in acciaio</p>
<p> </p>
<p>galvanizzato. Ciò significa che nel giro di due o tre anni saranno</p>
<p> </p>
<p>coperte di ruggine. Si può farle galvanizzare nuovamente; ma, se</p>
<p> </p>
<p>volete stare con l&#8217;animo in pace fino alla fine dei vostri giorni, esistono</p>
<p> </p>
<p>ancore e catene in acciaio inox. Evidentemente, costano.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>LA « LINEA DI ORMEGGIO» </strong></p>
<p> </p>
<p>Cosi si usa definire il complesso ancora-catena, o ancora-cavo, o</p>
<p> </p>
<p>ancora-catena-cavo. Tutte queste parti diverse sono collegate con</p>
<p> </p>
<p>mani­glie. Conviene verificare che nessuna maniglia sia di resistenza</p>
<p> </p>
<p>inferio­re alla catena o al nailon. Spesso, per certi collegamenti,</p>
<p> </p>
<p>occorrono due maniglie. Per esempio, solo un maniglione avrà le</p>
<p> </p>
<p>branche abbastanza larghe per adattarsi sulla cicala dell&#8217;ancora o sulla</p>
<p> </p>
<p>redancia del cavo d&#8217;ormeggio, ma il suo perno con copiglia sarà</p>
<p> </p>
<p>troppo grosso per la ca­tena. È importantissimo serrare tutte queste</p>
<p> </p>
<p>maniglie con la chiave in­glese, altrimenti rischierebbero di svitarsi.</p>
<p> </p>
<p>Utilizzare unicamente la catena può essere raccomandato in tutti i</p>
<p> </p>
<p>casi. È il modo più sicuro. La catena, grazie al suo peso, assicura</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;elasticità dell&#8217;ormeggio. Se ne filiamo un buon calumo, l&#8217;estremità</p>
<p> </p>
<p>inferiore poserà sul fondo per parecchi metri, anche nelle scosse</p>
<p> </p>
<p>peggiori, evitando che il fuso dell&#8217;ancora si sollevi e che l&#8217;ancora</p>
<p> </p>
<p>stessa possa spedarsi.</p>
<p> </p>
<p>Nel dar fondo con catena, bisogna filarne al minimo tre volte la</p>
<p> </p>
<p>profondità dell&#8217;acqua a marea alta. Non esitate a filarne di più, se</p>
<p> </p>
<p>appena potete e se il vento rinfresca. Questa regola vale per fondali</p>
<p> </p>
<p>medi. Su basso fondale è insufficiente. Per esempio, dando fondo in 3</p>
<p> </p>
<p>metri d&#8217;ac­qua, se filate soltanto 9 metri di catena, sarà troppo poco</p>
<p> </p>
<p>per conferire, grazie al peso della catena, una sufficiente elasticità</p>
<p> </p>
<p>all&#8217;ormeggio. Nel­le strappate, tutta la catena si solleverà e l&#8217;ancora</p>
<p> </p>
<p>verrà spedata.</p>
<p> </p>
<p>L&#8217;inconveniente, nel dar fondo con catena, è la grande lunghezza che</p>
<p> </p>
<p>bisogna estrarre dall&#8217;apposita cala. Su certe imbarcazioni ciò non</p>
<p> </p>
<p>costituisce un problema, poiché la catena esce direttamente da un</p>
<p> </p>
<p>occhio in coperta a prua. Questa formula è molto pratica, purché</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;occhio sia ben stagno, cosa che si può ottenere soltanto con un</p>
<p> </p>
<p>tappo avvitato. All&#8217;interno del tappo può esservi un gancio a molinello,</p>
<p> </p>
<p>che permette di recuperare subito il capo della catena. A bordo delle imbarcazioni da re­gata si preferisce tenere la catena a fondo stiva e</p>
<p> </p>
<p>verso il centro dell&#8217;im­barcazione, per motivi di ripartizione dei pesi;</p>
<p> </p>
<p>bisogna dunque filare la catena dalla tuga anteriore, stando attenti</p>
<p> </p>
<p>che non sfreghi, per non dan­neggiarla.</p>
<p> </p>
<p>Dar fondo unicamente con un cavo di nailon non è mai</p>
<p> </p>
<p>raccomandabile. Per non arare bisogna filarne una tale lunghezza</p>
<p> </p>
<p>(circa sei volte la profondità dell&#8217;acqua) che la ruota avrà un raggio</p>
<p> </p>
<p>notevole. Inoltre, il nailon rischia di logorarsi e di tagliarsi sulle</p>
<p> </p>
<p>asperità del fondo.</p>
<p> </p>
<p>Perciò preferisco, personalmente, usare una « linea di ormeggio»</p>
<p> </p>
<p>costituita da uno spezzone di catena lungo una decina di metri, di</p>
<p> </p>
<p>calibro robusto affinché il peso sia efficace, e da un cavo di nailon. In</p>
<p> </p>
<p>questo modo non sarà necessario estrarre dalla stiva una grande</p>
<p> </p>
<p>lunghezza di catena, si eviterà che il nailon si deteriori sul fondo e la</p>
<p> </p>
<p>lunghezza totale da dar fuori sarà di poco superiore a quella di un</p>
<p> </p>
<p>ormeggio alla fonda unicamente su catena.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>COME DAR FONDO </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Scelta del punto di ormeggio </strong></p>
<p> </p>
<p>La possibilità di stare alla fonda nei porti diventa sempre meno</p>
<p> </p>
<p>frequente.</p>
<p> </p>
<p>Lo sviluppo della navigazione da diporto ha reso necessario</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;allestimento di porti turistici, capaci di accogliere il massimo numero</p>
<p> </p>
<p>d&#8217;im­barcazioni. Ciò ha dunque portato alla soppressione degli ormeggi</p>
<p> </p>
<p>alla ruota, che richiedono molto spazio a causa del grande raggio del</p>
<p> </p>
<p>cerchio che ciascuna imbarcazione percorrerà.</p>
<p> </p>
<p>Si va tuttora alla fonda soltanto in siti poco frequentati, in certi fiu­mi e</p>
<p> </p>
<p>nei sorgitori foranei. Questi ultimi sono ancoraggi in qualche</p>
<p> </p>
<p>insenatura non protetta contro tutti i venti.</p>
<p> </p>
<p>Se non si conosce un posto in cui dar fondo, si può sceglierlo</p>
<p> </p>
<p>esaminando la carta nautica. Generalmente questa indica con una</p>
<p> </p>
<p>piccola an­cora i buoni sorgitori foranei principali, che però sono</p>
<p> </p>
<p>spesso destina­ti a navi capaci di sopportare un mare che renderebbe</p>
<p> </p>
<p>invece l&#8217;anco­raggio insostenibile per uno yacht.</p>
<p> </p>
<p>Sceglieremo dunque il posto in cui dar fondo in funzione degli</p>
<p> </p>
<p>elementi seguenti:</p>
<p> </p>
<p>a) Natura del fondo. Evitare i fondi rocciosi, dove le ancore posso­no</p>
<p> </p>
<p>rimanere incattivate e i fondi d&#8217;alga, sui quali le ancore arano.</p>
<p> </p>
<p>b) Profondità. Per quanto possibile si eviteranno gli alti fondali per­ché</p>
<p> </p>
<p>il cavo e la catena degli yacht non sono, in generale, lunghissimi e,</p>
<p> </p>
<p>nella maggior parte dei casi, si salpa a braccia (calcolo del fondale</p>
<p> </p>
<p>all&#8217;alta e alla bassa marea, per mezzo delle tavole di marea).</p>
<p>  </p>
<p>c) Corrente. Evitare, se appena possibile, i luoghi con corrente forte.</p>
<p> </p>
<p>d) d) Ridosso. Quanto più l&#8217;insenatura è chiusa, tanto migliore sarà il</p>
<p> </p>
<p>ridosso contro il mare lungo. Si può scegliere un&#8217;insenatura molto</p>
<p> </p>
<p>aperta se il vento viene da terra e c&#8217;è bel tempo; in tutti i casi bisogna</p>
<p>essere pronti a lasciare l&#8217;ancoraggio rapidamente se il tempo cambia.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Andare all&#8217;ancoraggio </strong></p>
<p> </p>
<p>Bisogna presentarsi col minimo di superficie velica, per avere la bar­ca</p>
<p> </p>
<p>che governa ma non una velocità eccessiva, specialmente se il pun­to</p>
<p> </p>
<p>di ancoraggio è angusto o ingombro. Una manovra con tutto a riva e a</p>
<p> </p>
<p>tutta velocità sarà brillante; ma, con il minimo errore di valutazione e</p>
<p> </p>
<p>alla minima manovra sbagliata, i danni saranno anch&#8217;essi spettacolosi.</p>
<p> </p>
<p>Ci si presenta dunque a vele spiegate o con vela tura ridotta secondo</p>
<p> </p>
<p>la forza del vento. La norma tassativa, nel diminuire la velatura, è</p>
<p> </p>
<p>quel­la di mantenere la barca molto equilibrata. Con vela tura ridotta</p>
<p> </p>
<p>un&#8217;im­barcazione può continuare a obbedire alla barra, finché ha</p>
<p> </p>
<p>velocità; ma se è mal equilibrata e, per una ragione qualsiasi, perde</p>
<p> </p>
<p>velocità, non go­vernerà più. Se per esempio lo skipper, dopo essere</p>
<p> </p>
<p>venuto all&#8217;orza per dar fondo, si accorge che il punto che credeva</p>
<p> </p>
<p>buono non lo è, dovrà poggiare per riprendere velocità e andarsene.</p>
<p> </p>
<p>L&#8217;imbarcazione scadrà a lungo prima di poterlo fare, se è invelata solo</p>
<p> </p>
<p>verso poppa; può anche non essere capace di riprendere velocità. La</p>
<p> </p>
<p>manovra terminerà sugli ostacoli o sulle imbarcazioni alla fonda</p>
<p> </p>
<p>sottovento. Se l&#8217;imbarcazione è invelata solo a prua, e se deve infilarsi</p>
<p> </p>
<p>bordeggiando in acque ristrette, rischierà, dopo una virata, di</p>
<p> </p>
<p>abbattere troppo e di non essere in grado di fare immediatamente, se</p>
<p> </p>
<p>occorre, una nuova virata.</p>
<p> </p>
<p>Uno sloop sarà dunque costretto a presentarsi con il fiocco e la ran­da, e verrà con la superficie velica che aveva al largo, poiché non è il</p>
<p> </p>
<p>caso, in fin dei conti, di terzarolare o di cambiare fiocco unicamente</p>
<p> </p>
<p>per andare all&#8217;ancoraggio. Potremo rallentare lasciando fileggiare le</p>
<p> </p>
<p>vele, in misura maggiore o minore.</p>
<p> </p>
<p>Un cutter potrà spesso presentarsi sotto randa e trinchettina.</p>
<p> </p>
<p>Una goletta, se la randa di maestra è considerevole, dovrà conser­vare</p>
<p> </p>
<p>dei grandi fiocchi, ma potrà ammainare tutte le vele fra gli alberi. Il</p>
<p> </p>
<p>Pen Duick III, che aveva randa molto piccola, continuava a governa­re</p>
<p> </p>
<p>molto bene sotto randa e trinchettina, se c&#8217;era vento forte. Lo stesso</p>
<p> </p>
<p>vale per un ketch, sotto mezzana e trinchettina o fiocco. Non bisogna</p>
<p> </p>
<p>essere con velatura troppo ridotta, perché in tal caso l&#8217;imbarcazione</p>
<p> </p>
<p>non governa più. Se perde velocità, non la riprende.</p>
<p> </p>
<p>Se l&#8217;ancoraggio è deserto, avete libera scelta del posto. E’ possibile</p>
<p> </p>
<p>dar fondo in un punto preciso, individuato sulla carta nautica, quando</p>
<p> </p>
<p>ci siano degli allineamenti su punti cospicui. Questo metodo presenta</p>
<p> </p>
<p>il vantaggio che, se avete fatto in modo di dar fuori l&#8217;ancora proprio</p>
<p> </p>
<p>all&#8217;in­crocio degli allineamenti, siete certi di aver dato fondo in un</p>
<p> </p>
<p>punto do­ve, in base alla carta nautica, vi siete accertati di avere</p>
<p> </p>
<p>acqua sufficien­te, anche alla bassa marea, su tutto il circolo che</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;imbarcazione alla ruota può descrivere. :B una garanzia che vi pone</p>
<p> </p>
<p>al riparo da errori di valutazione in merito alle distanze. Ma è pur</p>
<p> </p>
<p>sempre un&#8217;eccezione, di­sporre di due allineamenti che si incrociano</p>
<p> </p>
<p>proprio nel punto favore­vole. In teoria, si può dare fondo in base a</p>
<p>rilevamenti fatti con la bus­sola a mano; ma, nella pratica, non credo a</p>
<p> </p>
<p>questo metodo, a meno che a bordo si abbia un incaricato di rotta che</p>
<p> </p>
<p>possa badare esclusivamen­te ai rilevamenti. Nella maggior parte dei</p>
<p> </p>
<p>casi, si darà fondo a occhio, non esitando a usare lo scandaglio.</p>
<p> </p>
<p>Nelle regioni dove il coefficiente di marea è elevato, conviene tener</p>
<p> </p>
<p>conto dell&#8217;ora in cui si dà fondo per sapere, grazie alla regola dei</p>
<p> </p>
<p>dodicesimi, quant&#8217;acqua resterà sotto la chiglia alla bassa marea. La</p>
<p> </p>
<p>regola dei dodicesimi è la più semplice per calcolare la profondità di</p>
<p> </p>
<p>acqua ed è l&#8217;unica che il diportista abbia bisogno di conoscere, poiché</p>
<p> </p>
<p>non avrà mai da fare un calcolo di grande precisione.</p>
<p> </p>
<p>La regola è la seguente:</p>
<p> </p>
<p>Il mare cala di 1/12 dell&#8217;ampiezza della marea durante la prima ora</p>
<p> </p>
<p>successiva all&#8217;alta marea. Calerà di 2/12 durante la seconda ora, di</p>
<p> </p>
<p>3/12 durante la terza e la quarta, di 2/12 durante la quinta e di 1/12</p>
<p> </p>
<p>durante la sesta ora.</p>
<p> </p>
<p>Per la marea montante vale la medesima regola.</p>
<p> </p>
<p>Esempio. Arrivate all&#8217;ancoraggio 3 h 30&#8242; dopo la bassa marea.</p>
<p> </p>
<p>L&#8217;ampiezza della marea per quel giorno (differenza, nelle tavole di</p>
<p> </p>
<p>marea, fra AM e BM) è di 6 metri: alla bassa marea avrete dunque</p>
<p> </p>
<p>3,75 metri in meno di quanto indica lo scandaglio se è ben tarato</p>
<p> </p>
<p>(6/12 per le 3 ore piu la metà di 3/12 per i 30 minuti, cioè 3 metri +</p>
<p> </p>
<p>0,75 metri).</p>
<p> </p>
<p>Se l&#8217;ancoraggio ha già alcuni occupanti, bisogna dar fondo dove non si</p>
<p> </p>
<p>disturberanno le altre imbarcazioni. Occorre quindi stimare bene il</p>
<p> </p>
<p>raggio della vostra ruota e degli altri. Non si dimentichi che, se c&#8217;è</p>
<p> </p>
<p>corrente e se è controvento, non tutte le imbarcazioni si</p>
<p> </p>
<p>presenteranno al vento e alla corrente allo stesso modo, in base alla</p>
<p> </p>
<p>forza relativa di entrambi. In questo caso bisogna che le due ruote</p>
<p> </p>
<p>non giungano a tan­genza. Accade spesso di vedere, in caso di</p>
<p> </p>
<p>corrente forte e vento forte in senso contrario, che le imbarcazioni a</p>
<p> </p>
<p>vela non riescono ad avere una posizione stabile. Rimontano</p>
<p> </p>
<p>sull&#8217;ancora a vento in poppa. Arrivate al­l&#8217;estremità dell&#8217;ormeggio,</p>
<p> </p>
<p>quest&#8217;ultimo ne richiama la prua e, al traver­so, l&#8217;azione della corrente</p>
<p> </p>
<p>sull&#8217;opera viva diviene preponderante rispet­to a quella del vento</p>
<p> </p>
<p>sull&#8217;opera morta e sull&#8217;alberatura. Quindi la cor­rente trascinerà via</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;imbarcazione, che di nuovo arriva al termine del­l&#8217;ormeggio e viene</p>
<p> </p>
<p>rimessa nell&#8217;asse della corrente, poi potrà rimontarla con vento in</p>
<p> </p>
<p>poppa, e cosi via. Poiché non è detto che l&#8217;analogo gioco dei vicini sia</p>
<p> </p>
<p>sincronizzato col vostro, è evidente che, se le ruote si in­tersecano o</p>
<p> </p>
<p>risultano tangenziali, prima o poi ci sarà collisione.</p>
<p> </p>
<p>In assenza di corrente, si può ammettere il presupposto che tutte le</p>
<p> </p>
<p>imbarcazioni si manterranno contemporaneamente al vento che gira,</p>
<p> </p>
<p>e al­lora le ruote possono anche intersecarsi.</p>
<p> </p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong>FOTO A PAG. 55</strong></p>
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<p><strong>FOTO A PAG. 56</strong></p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Dar fondo con vento in prua </strong></p>
<p> </p>
<p>È il caso più frequente. Si spegne l&#8217;abbrivo dell&#8217;imbarcazione con</p>
<p> </p>
<p>vento in prua per venire senza velocità sul punto previsto per dar</p>
<p> </p>
<p>fondo. Si possono ammainare le vele di prua fino dall&#8217;orzata o subito</p>
<p> </p>
<p>dopo aver dato fuori l&#8217;ancora. Non tenerle alzate più a lungo, perché</p>
<p> </p>
<p>fareb­bero poggiare l&#8217;imbarcazione, che riprenderebbe abbrivo con</p>
<p> </p>
<p>vento al traverso. Si filerà la catena o il cavo a mano a mano che</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;imbarcazione dà indietro, senza frenarla, affinché prenda velocità</p>
<p> </p>
<p>sufficiente a far te­sta all&#8217;ancora. Far testa all&#8217;ancora è indispensabile</p>
<p> </p>
<p>perché è l&#8217;unico mo­do per sapere se ha fatto presa.</p>
<p> </p>
<p>Dopo avere filato un calumo pari a due o tre volte il fondale, si dà</p>
<p> </p>
<p>volta alla catena. Questa si allungherà sul fondo, poi si tenderà, arre­</p>
<p> </p>
<p>stando la deriva dell&#8217;imbarcazione. Poiché la barca non derivava con</p>
<p> </p>
<p>vento di prua, l&#8217;imbarcazione sarà richiamata bruscamente nel letto</p>
<p> </p>
<p>del vento, e la vedremo dunque ruotare rapidamente. È ciò che si</p>
<p> </p>
<p>chiama far testa all&#8217;ancora. Per essere sicuri che l&#8217;ancora ha fatto</p>
<p> </p>
<p>presa bene, è opportuno, durante questa operazione, mettere la</p>
<p> </p>
<p>mano sulla catena. Se sentiamo che si tende mantenendo la tensione,</p>
<p> </p>
<p>non si sta arando. Se la tensione si allenta, cioè se sentiamo che la</p>
<p> </p>
<p>catena è animata da pic­coli sussulti, vuol dire che l&#8217;imbarcazione ara.</p>
<p> </p>
<p>Durante tutta la manovra, è bene conservare la randa alzata. Con la</p>
<p> </p>
<p>sua presa al vento aiuterà l&#8217;imbarcazione a derivare presto per fare</p>
<p> </p>
<p>testa saldamente sull&#8217;ancora. Se si sta arando, perciò, si è pronti a</p>
<p> </p>
<p>salpa­re per dar fondo di nuovo.</p>
<p> </p>
<p>Se arrivando sul punto in cui dobbiamo dar fondo abbiamo ancora</p>
<p> </p>
<p>abbrivo, non è grave. Basta far abbattere l&#8217;imbarcazione sul bordo</p>
<p> </p>
<p>opposto a quello sul quale si dà fondo. Cosi, quando l&#8217;imbarcazione</p>
<p> </p>
<p>darà indietro, non rischieremo di far passare la catena sull&#8217;ancora.</p>
<p> </p>
<p>Anche se l&#8217;ancora non è col ceppo, c&#8217;è sempre il rischio che la catena</p>
<p> </p>
<p>si incattivi su una marra. Per lo stesso motivo, prima di dar fondo è</p>
<p> </p>
<p>bene aspet­tare che l&#8217;imbarcazione abbia già cominciato a rinculare,</p>
<p> </p>
<p>evitando co­si che i primi metri di catena vadano a posarsi sull&#8217;ancora.</p>
<p> </p>
<p>Dopo aver fatto testa all&#8217;ancora, si fila il calumo necessario, tenendo</p>
<p> </p>
<p>conto del fondale con l&#8217;alta marea.</p>
<p> </p>
<p><strong>Dar fondo con vento in poppa </strong></p>
<p> </p>
<p>Se il vento è debole e se non c&#8217;è corrente, non si potrà far testa</p>
<p> </p>
<p>all&#8217;ancora dando fondo con vento in prua. Ci si presenta allora con</p>
<p> </p>
<p>vento in poppa. Si dà fondo passando sul punto previsto. Si fila la</p>
<p> </p>
<p>catena. Un attimo prima di far testa all&#8217;ancora, si metterà barra per</p>
<p> </p>
<p>far orzare un poco l&#8217;imbarcazione e si farà testa.</p>
<p> </p>
<p><strong>Afforco </strong></p>
<p> </p>
<p>Ci si affare a dando fondo, da prua, due ancore sguardate,</p>
<p> </p>
<p>contrariamente all&#8217;ormeggio a barba di gatto e all&#8217;ormeggio con</p>
<p> </p>
<p>ancora guar­diana.</p>
<p> </p>
<p>Afforcarsi è necessario, se si prevede vento forte. Si dà fondo alle due</p>
<p> </p>
<p>ancore su una linea perpendicolare al vento e in modo che i rispet­tivi</p>
<p> </p>
<p>cavi o catene dell&#8217;una e dell&#8217;altra facciano tra loro un angolo di circa</p>
<p> </p>
<p>30°. Devono avere la stessa lunghezza, affinché lavorino nella stes­sa</p>
<p> </p>
<p>maniera. L&#8217;angolo fra i due ormeggi limiterà le guizzate</p>
<p> </p>
<p>dell&#8217;imbarcazione e quindi le strappate propizie a far arare. Quando il</p>
<p> </p>
<p>posto è stretto, ci si può anche afforcare per limitare il raggio della</p>
<p> </p>
<p>ruota. In que­sto caso, l&#8217;angolo fra i due ormeggi sarà uno qualsiasi in</p>
<p> </p>
<p>funzione del risultato cui si mira.</p>
<p> </p>
<p>Un caso particolare è quando si dà fondo alla foce di un fiume, do­ve la</p>
<p> </p>
<p>corrente viene alternativamente in una direzione e nell&#8217;altra. Si dà</p>
<p> </p>
<p>allora fondo alle due ancore secondo l&#8217;asse del fiume. I due ormeg­gi</p>
<p> </p>
<p>formano tra loro un angolo di 180°. Cosi, qualunque sia la direzio­ne</p>
<p> </p>
<p>della corrente, l&#8217;imbarcazione resterà all&#8217;incirca nello stesso punto.</p>
<p> </p>
<p><strong>Come ci si afforca </strong></p>
<p> </p>
<p>Se già prima di dar fondo si è deciso di afforcarsi, si può farlo</p>
<p> </p>
<p>direttamente arrivando sotto vela. Si dà fuori la prima ancora con una</p>
<p> </p>
<p>data prua, conservando velocità sufficiente per andare a dar fondo</p>
<p> </p>
<p>alla seconda nel punto voluto, mentre si lasciano filare la catena o il</p>
<p> </p>
<p>cavo della prima. Bisognerà accertarsi che entrambe abbiano</p>
<p> </p>
<p>agguantato, met­tendole sotto sforzo l&#8217;una dopo l&#8217;altra. Si può farlo</p>
<p> </p>
<p>con l&#8217;aiuto delle ve­le. Se si è già ancorati alla ruota e ci si vuole</p>
<p> </p>
<p>afforcare per rinforzare l&#8217;ormeggio, nel caso non si abbia il motore</p>
<p> </p>
<p>ausiliario, bisognerà stendere la seconda ancora servendosi del</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 58</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>battellino. A questo scopo si met­tono nel battellino l&#8217;ancora e la</p>
<p> </p>
<p>catena. Non cercate di rimorchiare la catena: non ci riuscirete. Date</p>
<p> </p>
<p>volta una cima ad una estremità della catena; sarà la cima a essere</p>
<p> </p>
<p>filata da bordo. Una volta dato fondo all&#8217;ancora e filata la catena, si</p>
<p> </p>
<p>ala la cima e si recupera a bordo il capo della catena.</p>
<p> </p>
<p>Nel caso di afforco in un fiume, se il vento si presta, basta lasciare che</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;imbarcazione dia indietro con la corrente, filando il primo ormeg­gio e</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 59</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>prolungandolo, se occorre, con le cime disponibili a bordo. COSI si</p>
<p> </p>
<p>può arrivare fino al punto in cui dar fondo alla seconda ancora. Se si</p>
<p> </p>
<p>rimane parecchi giorni in quello stesso posto, di tanto in tanto</p>
<p> </p>
<p>occorrerà levare le volte prodotte negli ormeggi dai giri</p>
<p> </p>
<p>dell&#8217;imbarcazione, che, seguendo il vento, non si presenta sempre</p>
<p> </p>
<p>dalla stessa banda. Poiché la­vora un solo ormeggio per volta, è facile</p>
<p> </p>
<p>mollare quello che è lasco per levare le volte.</p>
<p> </p>
<p><strong>Ancorare a barba di gatto </strong></p>
<p> </p>
<p>Viene chiamato cosi anche l&#8217;afforco; ma qui si considera il caso</p>
<p> </p>
<p>particolare in cui si dà fondo a due ancore nella medesima direzione.</p>
<p> </p>
<p>È un ripiego per rinforzare l&#8217;ormeggio se non si è più in condizione di</p>
<p> </p>
<p>afforcarsi. Per esempio, il vento può essere già abbastanza forte da</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 60</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>impedire di andare a stendere la seconda ancora con il battellino. Se</p>
<p> </p>
<p>si è dato fuori molto calumo, si può cominciare alando su questo pri­</p>
<p> </p>
<p>mo ormeggio (ma è meglio non farlo o, se mai, farlo con cautela, per­</p>
<p> </p>
<p>ché alando troppo si rischia di far arare l&#8217;ancora); poi si dà fondo alla</p>
<p> </p>
<p>seconda ancora e si filano entrambi gli ormeggi. Ciò presuppone che,</p>
<p> </p>
<p>di poppa, ci sia abbastanza acqua libera da permettere di filare</p>
<p> </p>
<p>calumo sufficiente per la seconda ancora, e catena (o cavo) sufficienti</p>
<p> </p>
<p>per la prima.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Dar fondo all&#8217;ancora guardiana </strong></p>
<p> </p>
<p>Se non si ha nemmeno la possibilità di ancorarsi a barba di gatto nel</p>
<p> </p>
<p>modo suddetto, si può pur sempre dar fondo a un&#8217;ancora guardiana.</p>
<p> </p>
<p>Ci si contenta di lasciarla sotto la prua con la catena in bando. Que­sta</p>
<p> </p>
<p>seconda ancora non farà un gran che; ma limiterà un poco le guiz­zate</p>
<p> </p>
<p>e perciò le strappate imposte alla prima ancora, che avrà maggiori</p>
<p> </p>
<p>possibilità di far buona tenuta.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Appennellare </strong></p>
<p> </p>
<p>È l&#8217;ormeggio più solido. Si mettono sullo stesso ormeggio due an­core,</p>
<p> </p>
<p>l&#8217;una dietro l&#8217;altra, collegate da alcuni metri di catena. Inconve­nienti:</p>
<p> </p>
<p>dar fondo cosi non è facile, e ancor meno lo è salpare. Quando si</p>
<p> </p>
<p>speda la prima, e bisogna sollevarla per farla passare sopra la batta­</p>
<p> </p>
<p>gliola per sistemarla sul ponte, c&#8217;è da issare contemporaneamente la</p>
<p> </p>
<p>catena e la seconda ancora. Se queste ultime sono pesanti (nel caso</p>
<p> </p>
<p>di un&#8217;imbarcazione piuttosto grossa) è impossibile compiere questa</p>
<p> </p>
<p>ma­novra a mano. Bisogna diminuire lo sforzo sospendendo il tutto a</p>
<p> </p>
<p>una drizza.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>FOTO A PAG. 61</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Raccomandazioni </strong></p>
<p> </p>
<p>Non dimenticate che non sarete molto apprezzati come vicini se,</p>
<p> </p>
<p>avendo dato fondo male, andate a collidere, nel ruotare sull&#8217;ancora,</p>
<p> </p>
<p>con le imbarcazioni che si trovavano sul posto prima di voi. Se vi</p>
<p> </p>
<p>accor­gete subito che lo spazio per l&#8217;ormeggio alla ruota è un po&#8217;</p>
<p> </p>
<p>stretto, me­glio salpare seduta stante. Viceversa se, per star bene,</p>
<p> </p>
<p>basta spostare l&#8217;ancora di appena qualche metro, potete in tal caso</p>
<p> </p>
<p>andare col battel­lino a dar fondo un&#8217;ancora leggera nel punto voluto.</p>
<p> </p>
<p>Spedata la prima, vi alate sulla piccola e, quando anch&#8217;essa è</p>
<p> </p>
<p>spedata, ridate fondo alla prima. ~ preferibile fare subito questa</p>
<p> </p>
<p>manovra, che non dover salpa­re, talvolta nel cuor della notte, dopo</p>
<p> </p>
<p>avere svegliato i vicini.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>FOTO A PAG. 62</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Per essere certi di non perdere le proprie ancore, si può dar volta una</p>
<p> </p>
<p>grippia con gavitello sul loro diamante. Bisogna sempre prendere</p>
<p> </p>
<p>questa precauzione ancorando su fondo roccioso o su fondo che può</p>
<p> </p>
<p>essere cosparso di rottami pesanti. Se l&#8217;ancora è incattivata, basta re­</p>
<p> </p>
<p>cuperarla per mezzo della grippia.</p>
<p> </p>
<p>In un sorgitore foraneo, se il vento viene dal largo, bisogna salpare</p>
<p> </p>
<p>senza esitazioni al primo indizio di peggioramento del tempo. Sia pure</p>
<p> </p>
<p>con ancore in quantità appennellate, afforcate, e con chilometri di</p>
<p> </p>
<p>calu­mo, non mi pare che resistere a un tempaccio proveniente dal</p>
<p> </p>
<p>largo, in rada foranea, sia una situazione invidiabile. Per quanta</p>
<p> </p>
<p>fiducia si ab­bia nel materiale, la possibilità che esso si spezzi, e di</p>
<p> </p>
<p>vedere immedia­tamente la barca stritolata dal mare che frange sulla</p>
<p> </p>
<p>costa alle spalle, costituisce una prospettiva capace di farti</p>
<p> </p>
<p>invecchiare di alcuni anni. Non dimentichiamo che in molti casi,</p>
<p> </p>
<p>quando la situazione diventerà insostenibile, sarà ormai troppo tardi</p>
<p> </p>
<p>per salpare e non avremo da fa­re altro che aspettare, augurandoci</p>
<p> </p>
<p>che tutto tenga duro.</p>
<p> </p>
<p>Andando all&#8217;ancoraggio è importante pensare che il vento può gira­re,</p>
<p> </p>
<p>e venire dal largo. Perciò si dovrà dare fondo abbastanza lontano dalla</p>
<p> </p>
<p>costa, allo scopo di avere un minimo di spazio per salpare an­che con</p>
<p> </p>
<p>vento dal largo.</p>
<p> </p>
<p>Una sera, con il Pen Duick III, diamo fondo a Uvéa. L&#8217;isola fa par­te</p>
<p> </p>
<p>dell&#8217;arcipelago delle Loyauté, a est della Nuova Caledonia. È un atol­lo</p>
<p> </p>
<p>ma con la sua laguna ampiamente aperta verso il largo da tutte le</p>
<p> </p>
<p>parti, eccetto a sud e a est. Qua due lunghe strisce di terra formano</p>
<p> </p>
<p>due isole quasi affiancate. Altrove, il limite della laguna, vastissima,</p>
<p> </p>
<p>è indicato solo da alcuni isolotti. Con vento da sud-est, nel ridosso</p>
<p> </p>
<p>delle due isole grandi, si sta dunque benissimo, ma il ridosso non c&#8217;è</p>
<p> </p>
<p>più con venti da altre direzioni. Diamo dunque fondo con vento da</p>
<p> </p>
<p>sud-est, sottovento all&#8217;isola sud, orientata est-ovest. Lungo queste</p>
<p> </p>
<p>isole, dalla parte della laguna, la spiaggia scende in pendio dolcissimo.</p>
<p> </p>
<p>Come battellino avevamo soltanto un gommone spinto con le pagaie,</p>
<p> </p>
<p>molto lento, specialmente contro vento. Perciò ho dato fondo nel</p>
<p> </p>
<p>minimo di acqua, per non dover fare un tragitto troppo lungo con il</p>
<p> </p>
<p>battellino. Ebbene, anche in quel paese dove il vento di sud-est, che</p>
<p> </p>
<p>poi è l&#8217;aliseo, soffia per la maggior parte del tempo, non si può mai</p>
<p> </p>
<p>dire. Nella not­te, il vento ha girato a nord, con forza bastante a levare</p>
<p> </p>
<p>un bel mare e siamo stati svegliati dalle scosse della chiglia che, nei</p>
<p> </p>
<p>cavi delle pic­cole onde, toccava nella sabbia. Non c&#8217;era più altro da</p>
<p> </p>
<p>fare che sal­pare. Ma non avevamo spazio di manovra. Appena</p>
<p> </p>
<p>spedata l&#8217;ancora ci siamo trovati arenati, parallelamente alla spiaggia.</p>
<p> </p>
<p>Siamo poi riusciti a partire; ma questa è un&#8217;altra storia.</p>
<p> </p>
<p>Per finire: prima di dar fondo, assicuratevi sempre che il cavo (o il</p>
<p> </p>
<p>capo della catena) sia ben dato volta. Ci si sente davvero come degli</p>
<p> </p>
<p>stupidi quando il cavo (o la catena) se la fila per occhio.</p>
<p><strong>FOTO A PAG. 63</strong></p>
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		</item>
		<item>
		<title>SAI QUALE E&#8217; LA &#8220;CHECK LIST&#8221; DEL PERFETTO MARINAIO ?</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 18:20:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>

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		<description><![CDATA[ SAI QUALE E&#8217; LA CHECK LIST DEL PERFETTO MARINAIO ?
Quali sono i lavori da fare prima di varare la barca per 
 
 la bella stagione?  Tanti , ed è facile dimenticarsene
 
qualcuno. Ecco perché conviene avere sempre a 
 
portata di mano un promemoria, una «check-list», che 
 
permetta di spuntare una a una le operazioni già fatte 
 
ricordando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong><span style="color: #ff0000;">SAI QUALE E&#8217; LA CHECK LIST DEL PERFETTO MARINAIO ?</span></p>
<p><strong>Quali sono i lavori da fare prima di varare la barca per </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p> <strong>la bella stagione?  Tanti , ed è facile dimenticarsene</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>qualcuno. Ecco perché conviene avere sempre a </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>portata di mano un promemoria, una «check-list», che </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>permetta di spuntare una a una le operazioni già fatte </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ricordando quelle ancora da compiere. Non si tratta di </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>un manuale che insegna come effettuare la </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>manutenzione,  ma solo di una preziosa </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>guida da seguire esaminando la barca ancora in secca.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>E&#8217; ormai tempo di rimettere la barca in acqua e di ricominciare a</p>
<p> </p>
<p>godere del piacere di navigare. Ma prima di poterlo fare,</p>
<p> </p>
<p>facilitati dall&#8217;avere la barca in secco, è assolutamente necessario</p>
<p> </p>
<p>effettuare quei controlli e quei lavori di manutenzione che</p>
<p> </p>
<p>garantiscono il buon funzionamento dell&#8217;imbarcazione per la sicurezza</p>
<p> </p>
<p>di chi naviga.</p>
<p> </p>
<p>Per rendere più agevole questo lavoro pubblichiamo un elenco dei</p>
<p> </p>
<p>principali controlli che ognuno dovrebbe eseguire. Abbiamo cercato di</p>
<p> </p>
<p>raggruppare queste operazioni secondo una logica sequenza temporale, che</p>
<p> </p>
<p>tenga conto sia delle diverse percentuali di importanza</p>
<p> </p>
<p>sia delle affinità delle singole parti.</p>
<p> </p>
<p>Per facilitare l&#8217;opera, esiste anche una vasta letteratura tecnica</p>
<p> </p>
<p>pubblicata a cura delle ditte specializzate, sopratutto nel settore delle</p>
<p> </p>
<p>vernici e dei sigillanti, che è un preziosissimo aiuto nei lavori specifici.</p>
<p> </p>
<p>Queste pubblicazioni vengono normalmente fornite gratuitamente</p>
<p> </p>
<p>dalle varie ditte dietro richiesta diretta degli interessati.</p>
<p> </p>
<p>Per quanto concerne il materiale di pulizia è bene attenersi sempre</p>
<p> </p>
<p>alle norme riportate nei libretti di istruzione degli apparti o da quanto</p>
<p> </p>
<p>consigliato dal cantiere che ha prodotto l&#8217;imbarcazione.</p>
<p> </p>
<p>In generale oltre metà dei « malanni » della barca, specie quelli dei</p>
<p> </p>
<p>materiali metallici, possono comunque essere curati con l&#8217;uso di un</p>
<p> </p>
<p>buon disossidante marino come il CRC 66, molta pazienza e olio di</p>
<p> </p>
<p>gomito.</p>
<p> </p>
<p>Qualora si desideri riverniciare lo scafo o altre parti della barca</p>
<p> </p>
<p>consigliamo di farlo solo al termine di tutti i lavori di manutenzione.</p>
<p> </p>
<p>E ora al lavoro:</p>
<p> </p>
<p>□ Cassetta degli attrezzi: prima di qualsiasi operazione</p>
<p> </p>
<p>   controllare che gli strumenti necessari per la manutenzione di</p>
<p> </p>
<p>   bordo siano oliati e perfettamente funzionanti.<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Opera viva</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>□ Elica: controllare l&#8217;eventuale presenza di ammaccature o</p>
<p> </p>
<p>   deformazioni delle pale, pulire ogni traccia di incrostazioni.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Sostituire gli zinchi posti a protezione anticorrosiva dell&#8217;asse</p>
<p> </p>
<p>   dell&#8217;elica.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Pulire il trasduttore dell&#8217;ecoscandaglio e l&#8217;elica del log.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Verificare l&#8217;eventuale presenza di crepe attorno alla base del     </p>
<p> </p>
<p>   bulbo, riempire eventualmente con stucco marino dopo aver</p>
<p> </p>
<p>   bene carteggiato (la presenza di piccole crepe nella vernice è</p>
<p>  </p>
<p>   da considerarsi normale).</p>
<p> </p>
<p>□ Accertare che gli ombrinali del pozzetto e i fori di scarico del</p>
<p> </p>
<p>   pozzetto dell&#8217;ancora non siano otturati.<strong></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Timone</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>□ Controllare che l&#8217;asse, i perni, gli agugliotti e le femminelle</p>
<p> </p>
<p>   non presentino tracce di corrosione, deformazione o</p>
<p> </p>
<p>   fessurazione, nel caso provvedere alla sostituzione.</p>
<p> </p>
<p>□ Verificare il perfetto funzionamento e la facile installazione</p>
<p> </p>
<p>   della barra di rispetto (tutto l&#8217;equipaggio dovrà esserne a</p>
<p> </p>
<p>   conoscenza).</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>□ Controllare tutto il sistema di timoneria esterna o interna:</p>
<p> </p>
<p>   quadrante, attacco dei cavi, pulegge. Qualora sia presente un</p>
<p> </p>
<p>   timone idraulico verificare tutte le fascette di tenuta, che i</p>
<p> </p>
<p>   cavi non presentino deformazioni o abrasioni, il livello dell&#8217;olio</p>
<p> </p>
<p>   ed effettuare eventuale spurgo.</p>
<p> </p>
<p>□ Controllare l&#8217;eventuale timone automatico.<strong></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Apparato motore</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>□ Consultare il libretto di istruzioni, che deve sempre essere    </p>
<p> </p>
<p>   presente a bordo e utilizzarlo come guida nelle voci che</p>
<p> </p>
<p>   seguono.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Cambiare l&#8217;olio, filtro dell&#8217;olio e filtro del carburante.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Controllare la tensione e l&#8217;allineamento della cinghia (la</p>
<p> </p>
<p>   presenza di polvere nera indica usura della cinghia per cattivo</p>
<p> </p>
<p>   allineamento).</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>□ Controllare la pompa di alimentazione del carburante.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Esaminare cavi e tubi per l&#8217;eventuale presenza di punti di </p>
<p> </p>
<p>   usura.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Controllare la perfetta tenuta del sistema di alimentazione del</p>
<p> </p>
<p>   carburante (fascette, innesti e guarnizioni).<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□  Serbatoio: controllare se vi è presenza di ruggine</p>
<p> </p>
<p>   (deterioramento), la valvola di sicurezza e l&#8217;innesto in coperta</p>
<p> </p>
<p>   (spesso causa di fuoruscita di carburante).<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Circuito di raffreddamento: cambiare il liquido nei sistemi a  </p>
<p> </p>
<p>   circuito chiuso, pulire bene con acqua dolce i sistemi di</p>
<p> </p>
<p>   raffreddamento ad acqua di mare (qualora l&#8217;operazione non</p>
<p> </p>
<p>   sia stata effettuata quando l&#8217;imbarcazione è stata posta in</p>
<p> </p>
<p>   secco).<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Cambiare la girante in neoprene.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Verificare il funzionamento delle saracinesche.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Controllare la perfetta tenuta delle fascette, dei tubi e delle</p>
<p> </p>
<p>   guarnizioni del sistema di raffreddamento.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Controllare il livello dell&#8217;olio nel sistema di trasmissione.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Cambiare gli zinchi del blocco motore e negli scambiatori di</p>
<p> </p>
<p>   calore.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Asse dell&#8217;elica: premistoppa (grasso, livello dell&#8217;olio o accesso</p>
<p> </p>
<p>   dell&#8217;acqua a seconda del tipo di lubrificazione), reggispinta (se</p>
<p> </p>
<p>   esterno alla scatola del cambio) ed eventuali giochi.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Controllare i bulloni di ancoraggio del motore (ruggine,</p>
<p> </p>
<p>   allentamento o fessurazioni).</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>□ Controllare la condizione e lo stivaggio dei pezzi di ricambio e</p>
<p> </p>
<p>   dei lubrificanti.<strong></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Circuito elettrico</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>□ Batteria: livello dell&#8217;acqua, terminali puliti e stretti (fare</p>
<p> </p>
<p>   eventualmente controllare la tensione di uscita e l&#8217;autoscarica</p>
<p> </p>
<p>   degli accumulatori, la tensione di uscita dell&#8217;alternatore e del</p>
<p> </p>
<p>   carica batterie).</p>
<p> </p>
<p>□ Controllare che tutti gli interruttori del quadro generale siano</p>
<p> </p>
<p>   stretti  e privi di incrostazioni e di umidità.</p>
<p> </p>
<p>□ Controllare i terminali dei cavi elettrici del motore e togliere </p>
<p> </p>
<p>   ogni traccia di ossidazione.</p>
<p> </p>
<p>□ Verificare il funzionamento delle strumentazioni di bordo (si</p>
<p> </p>
<p>   consiglia di affidarsi ad esperti per le eventuali modifiche o</p>
<p> </p>
<p>   riparazioni).</p>
<p> </p>
<p>□ Sostituire tutte le pile strumenti a pila e della torcia di</p>
<p> </p>
<p>   emergenza.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Fare funzionare come controllo l&#8217;intero circuito elettrico a</p>
<p> </p>
<p>   pieno carico.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Sistema idraulico</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>□ Prese a mare e scarichi: controllare le fascette, i tubi e le</p>
<p> </p>
<p>   saracinesche.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Verificare l&#8217;efficienza del wc con particolare attenzione alle  </p>
<p> </p>
<p>   parti in gomma.</p>
<p> </p>
<p>□ Controllare che i fori di sfiato dei sifoni risultino liberi (è   </p>
<p> </p>
<p>   questa una causa che provoca un alto numero di incidenti per</p>
<p> </p>
<p>   allagamento).</p>
<p> </p>
<p>□ Controllare il funzionamento delle pompe di sentina a mano.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Verificare il funzionamento dell&#8217;eventuale allarme di acqua in</p>
<p> </p>
<p>   sentina.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Pulire il serbatoio dell&#8217;acqua potabile ed eventualmente</p>
<p> </p>
<p>   disinfettarlo utilizzando prodotti specifici che possono essere</p>
<p> </p>
<p>   acquistati in farmacia. In questo caso attenersi  </p>
<p> </p>
<p>   scrupolosamente alle istruzioni e procedere successivamente</p>
<p> </p>
<p>   a vari lavaggi riempiendo e vuotando il serbatoio.</p>
<p> </p>
<p>□ Controllare il funzionamento delle pompe per l&#8217;acqua potabile</p>
<p> </p>
<p>   dell&#8217;eventuale autoclave.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Controllare che vi siano perdite nel circuito dell&#8217;acqua potabile</p>
<p> </p>
<p>   (tubi, fascette e guarnizioni).<strong></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Sentina</strong><strong></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>□ Pulire con acqua e detergente specifico.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Liberare i fori di collegamento tra le varie sentine.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Bulloni di chiglia: accertarsi che non vi siano segni di</p>
<p> </p>
<p>   affaticamento (ruggine, piegamenti o fessurazioni). A questo</p>
<p> </p>
<p>   scopo si possono colpire con martello di piccole dimensioni i</p>
<p> </p>
<p>   vari bulloni e ascoltare la loro sonorità.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Albero</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>□ Testa d&#8217;albero: controllare le carrucole, le luci e la stazione del</p>
<p> </p>
<p>   vento; verificare il perfetto stato degli attacchi delle sartie e</p>
<p> </p>
<p>   degli stralli, facendo attenzione a eventuali allunamenti dei    </p>
<p> </p>
<p>   fori delle manovre.</p>
<p> </p>
<p>□ Controllare che le coppieglie siano integre e protette, per</p>
<p> </p>
<p>   impedire strappi alle vele.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Controllare le impiombature delle sartie e degli stralli.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Accertarsi che lungo le sartie e gli stralli non vi siano fili</p>
<p> </p>
<p>   spezzati o stracciati.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Controllare lo stato dell&#8217;eventuale strallo cavo.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Base delle crocette: controllare che non vi siano bulloni</p>
<p> </p>
<p>   allentati, ovalizzazioni dei fori e crepe nei materiali.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Estremità delle crocette: controllare il blocco delle sartie e</p>
<p> </p>
<p>   coprire ogni parte ove può strisciare il fiocco.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Arredati: verificarne l&#8217;integrità e controllare che il sistema di</p>
<p> </p>
<p>   bloccaggio funzioni.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Controllare e lubrificare tutte le pastecche e i moschettoni.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Accertare che tutti i grilli siano ben chiusi (esistono in</p>
<p> </p>
<p>   commercio piccole fascette di materiale plastico che possono</p>
<p> </p>
<p>   essere utilizzate per bloccare i perni dei grilli nella posizione di</p>
<p> </p>
<p>   lavoro).<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Boma : controllare l&#8217;attacco all&#8217;albero, le carrucole e l&#8217;attacco</p>
<p> </p>
<p>   del vang.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Rotaia del tangone: controllare i punti di attacco all&#8217;albero,</p>
<p> </p>
<p>   lubrificare il carrello e i terminali del tangone.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Controllare le drizze in tessile nelle zone consumate e che le</p>
<p> </p>
<p>   drizze in acciaio non abbiano fili strecciati o spezzati (assai</p>
<p> </p>
<p>   pericolosi per le mani e le vele).<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Pulire le canalette dell&#8217;albero e del bome e controllare nei  </p>
<p> </p>
<p>   punti dove si fermano le tavolette quando si prendono i</p>
<p> </p>
<p>   terzaroli (punto di grande usura).</p>
<p> </p>
<p>□ Per quanti hanno l&#8217;avvolgifiocco: controllare lo stato dei</p>
<p> </p>
<p>   cuscinetti e dei perni, l&#8217;eventuale usura dello strallo e della</p>
<p> </p>
<p>   cima di riavvolgimento.</p>
<p><strong>  </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Manovre e attrezzatura di coperta</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>□ Lubrificare i bozzelli, le pastecche e i rinvii.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Pulire e ingrassare i winches, controllando particolarmente i</p>
<p> </p>
<p>   nottolini, le molle e i cuscinetti. Fare attenzione a non perdere</p>
<p> </p>
<p>   nessun pezzo durante l&#8217;apertura e la richiusura.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Lubrificare le maniglie dei winches.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Carrello di scotta della randa: pulire, lubrificare e assicurarsi</p>
<p> </p>
<p>   della perfetta scorrevolezza dei cusinetti e della tenuta dello</p>
<p> </p>
<p>   strozzascotte.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Lubrificare i carrelli dei fiocchi e i relativi sistemi di bloccaggio.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Togliere il salino dalle rotaie, lavando con acqua dolce.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Lubrificare i moschettoni, controllando che non abbiano subito</p>
<p> </p>
<p>   allungamenti e mettere gli stroppetti ove necessario.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>□ Controllare la tenuta stagna della camicia dell&#8217;albero     </p>
<p> </p>
<p>   attraverso la tuga.</p>
<p> </p>
<p>□<strong>Battagliola</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>□ Cercare trefoli rotti (sono la maggiore causa dei danni alle</p>
<p> </p>
<p>   mani e alle vele).</p>
<p> </p>
<p>□ Controllare l’integrità delle coppiglie della battagliola, coprirle</p>
<p> </p>
<p>   dove necessario</p>
<p> </p>
<p>□ Controllare la base dei pulpiti e dei candelieri (debbono essere</p>
<p> </p>
<p>   stagni e fissi).</p>
<p> </p>
<p>□ Controllare tutte le impiombature.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>Sistema di ancoraggio</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>□ Controllare la catena dell’ancora e il grillo d’attacco all’ancora</p>
<p> </p>
<p>   (bloccarlo con filo di ferro o altro).</p>
<p> </p>
<p>□ Controllare il funzionamento  dell’eventuale salpancora e</p>
<p> </p>
<p>   lubrificare le carrucole.</p>
<p> </p>
<p>□ Controllare tutte le cime di ancoraggio e di ormeggio    </p>
<p> </p>
<p>   eliminando quelle che presentano stiramenti o sfilacciature</p>
<p> </p>
<p>   pronunciate.</p>
<p> </p>
<p>□ Riporre la catena dell’ancora e le cime in modo che possano   </p>
<p> </p>
<p>   essere prontamente utilizzate (tutto l’equipaggio dovrà essere</p>
<p> </p>
<p>   a conoscenza del luogo di stivaggio).</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>Vele</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Molte di queste operazioni di controllo possono essere eseguite</p>
<p> </p>
<p>durante le prima uscite in mare.</p>
<p> </p>
<p>□ Controllare le cuciture, le bugne, le penne ed eventuali</p>
<p> </p>
<p>   allungamenti del tessuto.</p>
<p> </p>
<p>□ Controllare gli attacchi degli scorrevoli e dei garrocci.</p>
<p> </p>
<p>□ Controllare le tasche delle stecche.</p>
<p> </p>
<p>□ Verificare che le vele da tempesta e i loro accessori siano in         </p>
<p> </p>
<p>   perfetto stato e stivare in zona di facile accesso (tutto</p>
<p> </p>
<p>   l&#8217;equipaggio deve esserne a conoscenza).</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>Controlli e pulizia generale</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>□ Accertarsi del perfetto stato del tubo del gas e di tutti i suoi    </p>
<p> </p>
<p>   attacchi.</p>
<p> </p>
<p>□ Pulire i fornelli e i fori di uscita del gas.</p>
<p> </p>
<p>□ Lubrificare il sistema di basculaggio della cucina.</p>
<p> </p>
<p>□ Controllare che non si siano formate muffe nelle zone di</p>
<p> </p>
<p>   stivaggio dei cibi.</p>
<p> </p>
<p>□ Lubrificare le cerniere e le serrature di porte, boccaporti e</p>
<p> </p>
<p>   passauomo. Controllare la scorrevolezza dei cassetti.</p>
<p> </p>
<p>□ Controllare l&#8217;integrità delle guarnizioni dei boccaporti.</p>
<p> </p>
<p>□ Battello di servizio: controllare le casse stagne, i remi e le</p>
<p> </p>
<p>   scalmiere, i parabordi e fare manutenzione al motore</p>
<p> </p>
<p>   fuoribordo.</p>
<p> </p>
<p>□ Controllare lo stato dell&#8217;autogonfiabile e verificare la data di</p>
<p> </p>
<p>   scadenza.</p>
<p> </p>
<p>□ Controllare lo stato e lo stivaggio di tutte le dotazioni</p>
<p> </p>
<p>   d&#8217;emergenza di bordo (l&#8217;equipaggio dovrà esserne a</p>
<p> </p>
<p>   conoscenza).</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>A questo punto è ormai fatto tutto e possiamo finalmente uscire. Per</p>
<p> </p>
<p>fare partire il motore fermo da molti mesi consigliamo di utilizzare</p>
<p> </p>
<p>speciali spray che possono essere acquistati presso i normali</p>
<p> </p>
<p>distributori. Ultima cosa: diamo una occhiata alla marmitta e al tubo</p>
<p> </p>
<p>di uscita che non abbiano perdite e all&#8217;asse dell&#8217;elica che non abbia</p>
<p> </p>
<p>nessun gioco.</p>
<p> </p>
<p>E adesso &#8220;buona navigazione!&#8221;, ce la siamo meritata.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong> </strong></p>
<p> </p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>LA BIBBIA PRATICA PER LE TUE CROCIERE A MOTORE E A VELA www.clubdelmare.com</title>
		<link>http://patentenautica.clubdelmare.com/2010/07/26/la-bibbia-pratica-della-tue-crociere/</link>
		<comments>http://patentenautica.clubdelmare.com/2010/07/26/la-bibbia-pratica-della-tue-crociere/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 18:26:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>SAI QUALI SONO I POCHI NODI CHE REALMENTE TI SERVONO SEMPRE ?</title>
		<link>http://patentenautica.clubdelmare.com/2010/07/26/sai-quali-sono-i-pochi-nodi-che-realmente-servono/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 18:16:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ 
Sono i due MEZZI COLLI , la GASSA, il PARLATO,  il TRIPLO PARLATO, ed il nodo SAVOIA (o IL CAPPUCCINO) 
No il nodo piano: 
&#8221; Il nodo piano usato per unire due cime, specie se di diverso diametro, ha causato piu&#8217; incidenti mortali di tutti gli altri nodi messi insieme&#8221;
 scrive W. Ashly nel suo storico &#8220;Libro dei nodi&#8221;
Perche&#8217; ?  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>Sono i <strong>due MEZZI COLLI</strong> , la <strong>GASSA</strong>, il <strong>PARLATO, </strong> il <strong>TRIPLO PARLATO, </strong>ed il nodo<strong> SAVOIA (o IL CAPPUCCINO) </strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">No il nodo piano</span>: </strong></p>
<p><strong>&#8221; Il nodo piano usato per unire due cime, specie se di diverso diametro, ha causato piu&#8217; incidenti mortali di tutti gli altri nodi messi insieme&#8221;</strong></p>
<p><strong> </strong>scrive W. Ashly nel suo storico &#8220;Libro dei nodi&#8221;</p>
<p>Perche&#8217; ?  Perche&#8217; si scioglie, se una delle due cime viene messa in forza per un motivo qualunque.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ricorda che appese ad un nodo, in mare, ci possono essere una o piu&#8217; vite umane !</span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Piu&#8217; i &#8220;<strong>PARANCHI</strong>&#8221; . (il paranco e&#8217; costituito da una cima che gira piu&#8217; volte dentro 2 bozzelli per diminuire il nostro sforzo quando la cazziamo. (per esempio il paranco dove e&#8217; applicata la scotta della randa)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>COSA FAI QUANDO ENTRI IN UN PORTO CHE NON CONOSCI (O CHE CONOSCI ?)</title>
		<link>http://patentenautica.clubdelmare.com/2010/07/25/cosa-fai-quando-entri-in-un-porto-che-non-conosci-o-che-conosci/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 22:32:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://patentenautica.clubdelmare.com/?p=683</guid>
		<description><![CDATA[www.clubdelmare.com 
Molto tempo prima di entrare in porto, (un ora) la coperta deve essere sgombra, tutto ordinatissimo, ogni uomo (o donna) deve sapere quale e&#8217; il suo compito.
Un uomo sta a prua  (il piu abile perche&#8217; deve dare fondo all&#8217;ancora) , gli altri 2 difendono uno  la murata di destra e l&#8217;altro la murata di sinistra,
uno sta vicino a te [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.clubdelmare.com">www.clubdelmare.com</a> </p>
<p>Molto tempo prima di entrare in porto, (un ora) la <strong>coperta deve essere sgombra, tutto ordinatissimo, ogni uomo (o donna) deve sapere quale e&#8217; il suo compito</strong>.</p>
<p>Un uomo sta a prua  (il piu abile perche&#8217; deve dare fondo all&#8217;ancora) , gli altri 2 difendono uno  la murata di destra e l&#8217;altro la murata di sinistra,</p>
<p>uno sta vicino a te a poppa, come &#8220;consigliori&#8221;.</p>
<p>Certo dipende da quanto equipaggio hai.</p>
<p>In genere <strong>sul canale 9</strong> del vhf, in Italia ci sono gli ormeggiatori, o i piloti del porto, con cui potrai consultarti sull&#8217;ormeggio parecchio tempo prima di entrare in porto (almeno due ore prima)</p>
<p>Appena sei entrato nel porto, <strong>esegui lenti giri al centro del porto</strong> per individuare i possibili punti di ormeggio <strong>(ormeggia di prua cosi&#8217; l&#8217;ancora sara&#8217; sempre</strong> <strong>perfettamente allineata con il tuo ormeggio).</strong>  Se il verricello salpancore sta a prua, createne un altro a poppa (e mi ringrazierai).</p>
<p>Puo&#8217; bastare anche un catino che contiene l&#8217;ancora, la catena e la cima.</p>
<p><strong>Il tuo impulso e&#8217; quello di ormeggiare subito</strong>, magari prima di un altro che sta entrando in porto dopo di te, ed andarti a prendere subito un caffe&#8217; al bar del porto.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;">NO !  VIOLENTATI !  DEVI  FARE FINTA CHE NON HAI NECESSITA&#8217; DI ORMEGGIARE, CHE HAI UN TEMPO INFINITO DAVANTI A </span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;">TE PER FARLO. </span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;">E&#8217; QUESTO IL GRANDE SEGRETO PER ORMEGGIARE ALLA PERFEZIONE SENZA SCOSSE !</span></span></strong></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000000;">Sai quanti ormeggi in 40 anni ci ho messo per capirlo ? E, come vedi, ti ho trasmesso questa preziosissima informazione in pochi secondi.</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000000;">Ora sta a te ad avere la forza di metterla in pratica, perche&#8217; l&#8217;istinto ti dira&#8217; l&#8217;opposto (cioe&#8217; ormeggia prima possibile)</span></span></span></strong></p>
<p> </p>
<p>Magari avverti le barche che entrano dopo di te dell&#8217;ormeggio n°1 che hai scelto e dell&#8217;ormeggio n°2 (di riserva ) . E&#8217; come quando gli aerei atterrano:</p>
<p>C&#8217;e&#8217; la fila: c&#8217;e&#8217; il n°1, il n° 2, ed il n°3.</p>
<p> </p>
<p>Diffida dei posti troppo vuoti o troppo facili. Puo&#8217; darsi&#8217; che li&#8217; &#8216; sia riservato ad un traghetto, a delle barche da pesca, o ad una Autorita&#8217; marittima.</p>
<p>Basta chiedere agli astanti, o sul canale 9, o consultare il portolano.</p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong>Non preoccuparti assolutamente di ormeggiare piu&#8217; vicino possibile alla banchina.</strong></p>
<p><strong>Hai il tuo <span style="text-decoration: underline;">capiente</span> e <span style="text-decoration: underline;">potente</span> gommone che  portera&#8217;  tutto l&#8217;equipaggio a terra, quindi  <span style="text-decoration: underline;">e&#8217; meglio se ormeggerai in 6 fila,</span> </strong></p>
<p><strong>perche&#8217; <span style="text-decoration: underline;">DAVANTI SEI LIBERO DI SALPARE QUANDO VUOI</span> !</strong></p>
<p><strong>Tanto andrai a terra via mare, col tuo tender, non dovrai certo passare sopra a 6 barche !</strong></p>
<p> </p>
<p>Avrai solo la scocciatura, la mattina dopo, di essere svegliato da quelli bloccati dietro di te che vogliono salpare.</p>
<p> </p>
<p>C&#8217;e&#8217; gente che interrompe il bagno alle 16, per arrivare prima in porto per ormeggiarsi in banchina <img src='http://patentenautica.clubdelmare.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>(cosi&#8217; tra l&#8217;altro si vanno a fare incastrare dalle barche che ormeggeranno dopo di loro).</p>
<p><strong></strong> </p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Tu invece tira a lungo la tua giornata a mare. E&#8217; cosi&#8217; preziosa ! </strong></span></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Arriva per ultimo.</span> </strong></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong>Se&#8217; possibile, se l&#8217;acqua non e&#8217; troppo sporca (tanto poi ti fai una doccia) accertati, </strong><strong>( se serve anche con una torcia sub potente che non puoi non avere a bordo), </strong></p>
<p><strong>che le marre (le braccia) dell&#8217;ancora abbiano &#8220;FATTO TESTA</strong><strong>&#8221; col </strong><strong>fondo, cioe&#8217; siano perfettamente infilate del fondale.</strong></p>
<p><strong> MOLTO SPESSO SONO SOLO APPOGGIATE, PARALLELAMENTE AL FONDO, E LA TUA BARCA (SE IL METEO E&#8217; </strong></p>
<p><strong>TRANQUILLO) STARA&#8217; FERMA SOLO RETTA DAL  PESO DELL&#8217;ANCORA E DELLA CATENA</strong></p>
<p><strong>( SAI CHE C&#8217;E&#8217; GENTE CHE IN UNA BAIA, E&#8217; ANDATA CONTRO LE ROCCE ED HA PERSO LA VITA PER QUESTO MOTIVO ? )</strong></p>
<p><strong> (Dai, vuoi dormire sonni tranquilli, o no ? ) </strong></p>
<p><strong>Per raggiungere questo risultato avrai dato un po&#8217; di  marcia avanti (se ormeggi di prua) fino a che la barca e&#8217; immobile anche con un quarto di gas.</strong></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">(Non avere mai fretta, muoviti sempre con deliberata, forzata lentezza. I tempi in barca sono completamente diversi, e 10 volte piu&#8217; lunghi di quelli in auto!</span></strong> </p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong>Infilati sempre vicino, o di prua, ad una barca grande come la tua o, ancora meglio, piu&#8217; grande della tua. (mai piu&#8217; piccola).</strong></p>
<p>Il timore di  non trovare posto al ristorante deve essere l&#8217;ultima delle tue preoccupazioni !</p>
<p>( Meglio un ottimo ormeggio, che cenare al ristorante col patema che l&#8217;ormeggio non tenga ! Non credi ? )</p>
<p>Alle brutte, a ferragosto, se non c&#8217;e&#8217; posto nemmeno a morire, darai fondo all&#8217;ancora al centro del porto ,sempre col grippiale legato (dato volta) sulla punta dell&#8217;ancora (sul &#8220;diamante&#8221;) .</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Questo ti consentira&#8217; di salpare la tua ancora (catena e cima) anche se si e&#8217; si incagliata  con altre ancore, cime catene.</span></strong></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong>Nessuno potra&#8217; mai buttarti fuori da un porto. Altrimenti, dai fondo al centro del porto, e col gommone vai a sporgere denuncia ai </strong></p>
<p><strong>carabinieri </strong><strong>dicendo che qualcuno a bordo non si sente bene <img src='http://patentenautica.clubdelmare.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  </strong></p>
<p><strong>L&#8217;ormeggio, per una sola notte, non si nega mai a nessuno. </strong></p>
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		<title>MANUALI &#8220;METODO GARANTITO&#8221;PATENTE A MOTORE, PATENTE A VELA, ENTRO LE 12 MIGLIA E SENZA LIMITI. VALORE DI MERCATO 100 EURO. TUTTI INSIEME SOLO 39 EURO FINO AD ESAURIMENTO SCORTE TEL 339.80.10.858 www.clubdelmare.com</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 23:34:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>MANUALI  &#8221;<span style="color: #ff0000;">METODO GARANTITO&#8221;</span>  DEL  <a href="http://www.CLUBDELMARE.COM"><span style="color: #0000ff;">WWW.CLUBDELMARE.COM</span></a><span style="color: #0000ff;"> </span></p>
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<p><span style="color: #008080;"><span style="color: #ff0000;"><strong></strong></span></span> </p>
<p><span style="color: #008080;"><span style="color: #ff0000;"><strong></strong></span></span> </p>
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		<title>&#8220;MA DOPO LA PATENTE NAUTICA, CHE FAI ??&#8221; QUALI SONO I 28 SEGRETI PER NAVIGARE DIVERTENDOTI ?  E SOPRATTUTTO QUALI SONO I 12 ERRORI ASSOLUTAMENTE DA EVITARE ?</title>
		<link>http://patentenautica.clubdelmare.com/2010/07/25/ma-dopo-la-patente-nautica-che-fare-i-28-segreti-per-navigare-divertendoti-i-12-errori-assolutamente-da-evitare/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 23:31:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;MA DOPO LA PATENTE NAUTICA, CHE FAI ?  QUALI SONO I 28 SEGRETI PER NAVIGARE DIVERTENDOTI ?? 
E, SOPRATTUTTO, QUALI SONO  I 12 ERRORI ASSOLUTAMENTE DA EVITARE  ??
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;MA DOPO LA PATENTE NAUTICA, CHE FAI ?  QUALI SONO I 28 SEGRETI PER NAVIGARE DIVERTENDOTI ?? </p>
<p>E, SOPRATTUTTO, QUALI SONO  I 12 ERRORI ASSOLUTAMENTE DA EVITARE  ??</p>
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		<title>IN MARE, QUANTE VOLTE TI E’ CAPITATO DI DIRE: &#8221; COME SI FA A RISOLVERE RAPIDAMENTE QUESTO PROBLEMA DIFFICILE ?&#8221; E POI QUALCUNO, DOPO, TE LO HA MOSTRATO, ED ERA SEMPLICE SEMPLICE, MA TU NON RIUSCIVI A VEDERLO&#8230;!  LUI HA IMPIEGATO UNA VITA PER SPERIMENTARLO, PERO&#8217; RIESCE A TRAMETTERTI QUESTE PREZIOSISSIME INFORMAZIONI IN POCHI SECONDI ! UN DISTILLATO DI ESPERIENZA !</title>
		<link>http://patentenautica.clubdelmare.com/2010/07/25/in-mare-quante-volte-ti-e%e2%80%99-capitato-di-dire-come-si-fa-a-risolvere-rapidamente-questo-problema-difficile-e-poi-qualcuno-dopo-te-lo-ha-mostrato-ed-era-semplice-semplice-ma-tu-non-r/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 23:24:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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